di Luca Marcolivio

Il tragico caso di Jeffrey Epstein, consumatosi un anno fa, sta conoscendo ulteriori sviluppi e potrebbe diventare determinante nell’esito delle elezioni presidenziali americane del prossimo 3 novembre. L’arresto di Ghislaine Maxwell, ex compagna dell’imprenditore statunitense, morto in carcere un anno fa in circostanze misteriose, potrebbe rappresentare una svolta nel giro di vite che si sta stringendo attorno a una presunta “cricca di depravazione” che avrebbe coinvolto, per molti anni, rappresentanti del mondo del cinema, dello spettacolo, della politica e persino qualche testa coronata.

La 58enne ereditiera britannica, figlia del noto editore britannico di origine ceca, Robert Maxwell (anch’egli deceduto in circostanze misteriose nel 1991), è finita in manette lo scorso 2 luglio, a Bradford, in New Hampshire, con l’accusa di aver procacciato ad Epstein un notevole numero di ragazze minorenni, per orge e festini alla presenza dei suddetti vip, a cui anche la Maxwell avrebbe partecipato.

È nota l’amicizia della coppia con Bill e Hillary Clinton. L’ex presidente americano – cui fu attribuita, probabilmente senza fondamento, una relazione con la stessa Maxwell – è stato visto salire almeno una volta, una ventina d’anni fa, sull’aereo privato ribattezzato “Lolita Express”, di proprietà di Epstein: è a bordo di tale velivolo che, secondo le accuse, si consumavano la maggior parte degli abusi ai danni delle minori.

Di Epstein era nota anche l’attività filantropica, in particolare in Africa, cui cooperò, tra gli altri, l’attore Kevin Spacey. Anche Spacey, guarda caso, è stato coinvolto in scandali a sfondo sessuale (varie accuse di abusi su ragazzi e giovani uomini, finora tutte archiviate). Dichiaratamente omosessuale, Spacey ha dovuto ricoverarsi per curare la sua dipendenza sessuale, ed è uno dei divi hollywoodiani più politicamente schierati, avendo finanziato le campagne elettorali di Clinton e di altri esponenti dem.

La figura più “ingombrante” nel giro di Epstein sembra comunque essere quella del principe Andrea, duca di York, che, anni fa, assieme a Clinton e Spacey, invitò l’imprenditore americano addirittura a Buckingham Palace. Anche il terzogenito della Regina Elisabetta è coinvolto in uno scandalo, essendo accusato di violenza sessuale da Virginia Roberts, 17enne all’epoca dei fatti, presentatagli proprio da Jeffrey Epstein.

La morte del miliardario americano, avvenuta lo scorso 10 agosto nel carcere di Manhattan, è stata frettolosamente archiviata come suicidio. I particolari della terribile vicenda risultano però poco chiari, a partire dal fatto che il filmato ricavato dalla videocamera di sorveglianza, nelle ore in cui Epstein si sarebbe impiccato, sarebbe risultato completamente danneggiato. Inoltre, i risultati dell’autopsia avrebbero rilevato lesioni più compatibili con lo strangolamento che non con l’impiccagione.

Vale la pena aggiungere che, lo scorso 22 giugno, appena una settimana prima dell’arresto di Ghislaine Maxwell, l’ambiente hollywoodiano era rimasto scosso da un’altra tragedia: il suicidio (stavolta conclamato e indiscusso) del produttore cinematografico Steve Bing, noto anche per essere stato il compagno dell’attrice Elizabeth Hurley. Bing è stato visto lanciarsi dal 27° piano del grattacielo di lusso dove risiedeva a Los Angeles. Secondo fonti anonime lui vicine, il produttore era piombato in una depressione causata dalla mancanza di contatto umano durante la quarantena da Covid-19. Una spiegazione che lascia alquanto perplessi, tanto più che il suicidio si è consumato a lockdown abbondantemente concluso. Non è noto se Bing avesse rapporti significativi con Epstein ma sicuramente anch’egli era molto vicino ai Clinton, come dimostrano i finanziamenti loro elargiti e il telegramma di cordoglio dell’ex presidente.

Tornando ad Epstein, sorprendono, ma non troppo, le prese di distanza post mortem dalla sua figura, da parte di pressoché tutti i personaggi che un tempo lo frequentavano. Alcuni giornali hanno ipotizzato anche l’esistenza di un’amicizia tra Epstein e Donald Trump: congettura seccamente smentita dallo staff del presidente americano e comunque risultata priva di fondamento. Al contrario, le indagini sempre più serrate su Epstein e sul suo entourage farebbero parte del tentativo dell’amministrazione Trump di portare a galla tutte le più inquietanti malefatte del deep state di marca democratica. Gli intrecci tra politica, spettacolo, perversioni sessuali e forse persino satanismo sarebbero nel mirino del presidente uscente, che – non è affatto da escluderlo – da questo torbido calderone potrebbe anche tirare fuori il suo asso nella manica alla vigilia delle elezioni.

Luca Marcolivio

Saggista e giornalista professionista, è accreditato alla Sala Stampa della Santa Sede dal 2011. Direttore del webmagazine di informazione religiosa "Cristiani Today", collabora con "La Nuova Bussola Quotidiana" e "Pro Vita & Famiglia". Dal 2011 al 2017 è stato caporedattore dell’edizione italiana di "Zenit".