Purghe laburiste: fuori dal partito chi non aderisce all’ideologia trans | CENCI


C’era una volta la bandiera rossa. Il vetusto vessillo comunista è ormai una poco nobile reliquia dedita a raccogliere polvere. Al suo posto le Sinistre moderne hanno brandito da tempo la bandiera arcobaleno, quella dei movimenti Lgbt. È un simbolo meno impegnativo, perché gode del placet della grande finanza internazionale cui gli epigoni del marxismo, caduto il Muro di Berlino, hanno deciso di votarsi. È così che in seno ai partiti di Sinistra si assiste a teatrini davvero pittoreschi, come quello che si sta consumando in Gran Bretagna per la successione di Jeremy Corbyn alla guida del Labour Party. Due giovani donne, tra le principali candidate a subentrare al vecchio esponente socialista, stanno caratterizzando la propria campagna elettorale più che per le proposte sociali e di reale interesse dei lavoratori, per gli ammiccamenti nei confronti delle comunità transgender.

Rebecca Long-Bailey, parlamentare già nota per le sue battaglie in favore dell’aborto, ha sottoscritto un documento di dodici punti con l’impegno a espellere dal partito le persone considerate “bigotte” o con “opinioni transfobiche”. Nemmeno a dirlo, i “bigotti” e i “transfobici” altro non sarebbero che i non allineati al verbo Lgbt. Basterà molto poco per finire nella lista di proscrizione del Labour Party. Lo testimonia il fatto che i firmatari vengono invitati a “combattere organizzazioni transfobiche come Woman’s Place Uk, Lgb Alliance e altri gruppi di odio trans-esclusivisti”. Quelle citate non sono congreghe di “biechi reazionari”, bensì organizzazioni femministe e gay-friendly, che hanno la sola colpa di non battersi sufficientemente in favore dei transgender. Siamo al paradosso, tanto che Woman’s Place Uk ha reagito definendo “diffamatorie” le accuse.

Non c’è di che stupirsi, del resto, dal momento che in casa Labour si è arrivati a raggiungere vette di stravaganza un tempo neanche lontanamente immaginabili. Un’altra candidata alla guida del partito, Lisa Nandy, è arrivata persino a sostenere che gli uomini arrestati, se si identificano come femmine, dovrebbero avere il diritto di essere detenuti nelle carceri riservate alle donne. La deputata laburista ha esposto il suo pensiero rispondendo alla domanda che prendeva spunto da un caso limite: un uomo arrestato con l’accusa di aver stuprato cinque minori e che in seguito ha cambiato sesso. Ecco il Nandy pensiero: “Credo che le donne transessuali [ossia gli uomini che si autoidentificano come donne, NdR] siano donne, penso che gli uomini transessuali siano uomini, quindi penso che dovrebbero essere ospitati in una prigione a loro scelta”.

È nota Oltremanica la vicenda di Maya Forstater, che ha perso il lavoro per aver affermato sui social che le persone non possono cambiare il proprio sesso biologico. Con le loro idee radicali, i laburisti potrebbero contribuire a ingrossare le fila di una nuova categoria sociale: i disoccupati per reati d’opinione. C’era una volta la Sinistra che difendeva i diritti dei lavoratori.


Federico Cenci, giornalista, collabora con varie testate.