Introduzione

La libertà sessuale è proclamata ed eretta a dogma. L’esibizione dei corpi è permessa, spesso incoraggiata, e su OnlyFans rappresenta perfino una fonte di guadagno. Sobrietà e galateo sono retaggi tossici del patriarcato, tratti distintivi di quel “vostro bravo ragazzo”, il colpevole per antonomasia dei femminicidi.

Su Instagram e Tinder, i potenziali partner di una notte sono disponibili, in una sorta di vetrina digitale, a semplice portata di clic. La monogamia è talmente passata di moda da essere considerata “vaniglia”, cioè banale, insipida e di rango inferiore.

Queste sono alcune immagini riconducibili al “conformismo trasgressivo”: un’atmosfera ideologica che affonda le proprie radici nella rivoluzione dei costumi, in una serie di coreografie intellettuali inizialmente covate nelle università e poi esibite nella quotidianità: l’appiattimento tra uomini e donne, la “decostruzione” degli stereotipi di genere, la santificazione del godimento individuale. Questo è il nuovo mondo forgiato da femminismo e politicamente corretto, avvinte in un abbraccio fatale.

In reazione a questa gabbia ideologica, è nata sul web la redpill: una teoria sociologica che prova a fornire strumenti di sopravvivenza a un soggetto esposto e disarmato, una parte della gioventù maschile occidentale. Quali sono le potenzialità di questa arma ideologica emergente e del suo soggetto?

ABC teorico

La redpill deve il suo nome al film Matrix e indica una scomoda verità, in contrapposizione alla bluepill, una rassicurante bugia digerita a reti unificate. E la scomoda verità riguarda proprio lo squilibrio di potere che il conformismo trasgressivo ha stabilito avvantaggiando le donne e una minoranza maschile, i veri beneficiari della rivoluzione dei costumi, e penalizzando la maggioranza degli uomini.

La redpill insiste sull’elemento biologico: maschi e femmine sono diversi, avendo rispettivamente istinti “poligamici” e “ipergamici”. Con la prima espressione si intende la tendenza ad accoppiarsi innumerevoli volte: d’altronde, per gli uomini, la produzione di spermatozoi è pressoché infinita. Al contrario, le donne sono istintivamente ipergamiche perché tendono a selezionare il miglior partner, potendo sostenere un numero limitato di gravidanze nel corso della propria vita. Così, per gli uomini sarà rilevante prevalentemente l’elemento estetico (“Look”) delle partner mentre le donne, in maniera più selettiva, si interesseranno anche alle condizioni socioeconomiche (“Status” e “Money”).

Look, Status e Money sono i termini della teoria “LMS”, il pilastro della redpill, e rappresentano dei valori misurabili e suscettibili di incremento o diminuzione. Tutto questo, calato dalla biologia alla società, dalla teoria alla pratica, configura un mercato che relega gli uomini dalla parte della domanda mentre le donne dell’offerta.

Secondo la redpill, fino al 1968 sussistevano pressioni sociali – il “patriarcato” – che garantivano un certo equilibrio. Così il moralismo stemperava gli istinti, il matrimonio era la destinazione finale più comune e il rapporto 1:1 tra domanda e offerta, nell’accoppiamento tra un maschio e una femmina, era piuttosto garantito, a parte le sporadiche scappatelle, non a caso, sempre biasimate e relegate ai margini della società.

La rivoluzione dei costumi, però, ha alterato questo equilibrio sdoganando la promiscuità. Così la maggioranza delle donne, il lato forte dell’offerta di mercato, seleziona sempre la stessa minoranza di uomini dai valori LMS più elevati lasciando la maggioranza maschile in una condizione di solitudine. Questa tendenza emerge con più evidenza sulle app di incontri come Tinder. Qui, secondo il sito specializzato Swipestats.io, le donne hanno mediamente il 30,7% di possibilità di effettuare un “match”, cioè un incontro, contro il 2,63% degli uomini. Non a caso, l’astinenza sessuale maschile è passata, nell’ultimo ventennio, dal 3% all’11,6% tra gli uomini fino ai 40 anni in Italia, secondo un rapporto di Censis e Bayer, e dal 19% al 31%, tra i giovani americani fino ai 24 anni, secondo un altro studio. L’unico dato maschile in controtendenza riguarda la minoranza sessualmente più attiva che, secondo un altro studio, ha visto aumentare il proprio numero di partner da 12 a 15 e da 38 a 50: un incremento concentrato rispettivamente nel “top” 20% e nel “top” 5% degli uomini, negli Stati Uniti tra il 2002 e il 2011-2013.

Le tendenze trovano conferme, forse con accentuazioni, anche nei Paesi scandinavi, dove il femminismo ha attecchito a fondo. Secondo uno studio, ad esempio, in Finlandia, i giovani uomini che hanno avuto almeno due partner sessuali nell’ultimo anno sono passati da quasi il 50% nel 1999 a meno del 20% nel 2015; le donne, invece, mantengono livelli più stabili. In un lasso temporale più ampio la tendenza si aggrava: le donne hanno visto aumentare i propri partner progressivamente (dai 2 del 1971 fino ai 5 nel 2015) mentre gli uomini hanno registrato una tendenza antitetica (dai 5 ai 3 negli stessi anni).

Nel panorama italiano, la sistematizzazione più completa e coerente della teoria redpill è fornita sul sito internet Il Redpillatore.

Chi aderisce alla redpill?

Come tutte le ideologie, la redpill può fornire un orizzonte di senso, un impulso per l’azione ma può anche sfociare nella rassegnazione e nella violenza. Allo stesso modo, dal marxismo e dall’Illuminismo sono discese non solo le più grandi conquiste della modernità ma anche le brigate rosse e il terrore giacobino.

A questo presupposto di buon senso, però, pare sfuggire il circo mediatico, in primis il suo fiore all’occhiello: il podcast di inchiesta vincitore del “Premio Morrione 2024” consultabile su RaiPlay. L’espediente è sempre più o meno lo stesso: confondere la redpill, che è una teoria a cui si aderisce attivamente, con gli “incel”, ossia quella fetta di uomini costretti alla solitudine (il termine deriva dall’inglese Involuntary Celibate), per il proprio aspetto fisico sgradevole o per disturbi psichici. Gli incel animano i forum dove riversano la propria frustrazione, spesso con odio e linguaggio violento, e talvolta anche legittimando la propria rassegnazione distorcendo le teorie redpill. Negli anni, alcuni incel sono anche balzati sulle cronache dei giornali compiendo omicidi e altri atti violenti, accompagnati da titoli roboanti. Così il mainstream è riuscito agevolmente a liquidare gli incel, la redpill e le altre espressioni antifemministe del web in un unico calderone, talvolta inventando oppure ingigantendo sfumature di misoginia, fascismo e suprematismo bianco. Spicca, in tal senso, un report recente stilato dall’Unione Europea.

In realtà, la redpill è una delle diverse espressioni delle inquietudini antisistemiche di larga parte della gioventù occidentale. Secondo un recente sondaggio condotto nel Regno Unito, oltre la metà degli intervistati ha dimostrato avversione per il femminismo e i media tradizionali, malcontento per la democrazia e il wokeismo, fascinazione per la leadership carismatica e perfino per le dittature. Un’altra recente indagine ha accertato il supporto per i valori tradizionali, avversione per le minoranze e il femminismo soprattutto tra gli uomini dai 16 ai 39 anni in Germania, Francia, Italia, Polonia e Spagna. Dall’altra parte dell’oceano, invece, un’inchiesta attribuisce a questa forza sociale un ruolo decisivo nell’ultima ascesa di Donald Trump alla Casa Bianca: «Non sono emarginati, né appartenenti alla classe operaia, né anti-élite, né molti degli altri aggettivi usati per descrivere i sostenitori di Trump dal 2016», come viene raccontato. «Piuttosto, sono giovani, fortemente interconnessi, urbani e molto online. Sono ribelli che ancora una volta assalterebbero Capitol Hill, sebbene senza la patetica paura dei rivoltosi del 6 gennaio. Sono nerd delle criptovalute e influencer. Molti sono abbastanza attraenti da essere comparsi nel prossimo remake di American Psycho».

“Attraenti” sono anche i contenuti divulgati sui social network. Su TikTok, in particolare, sono spopolati numerosi video nei quali si esalta una mascolinità muscolare, accompagnata da musiche psichedeliche e messaggi motivanti, ispirati più o meno direttamente alla redpill. È il caso, ad esempio, del trendreject modernity, embrace masculinity”, o anche degli interventi di Jordan Peterson e Rollo Tomassi – tutti incoraggiamenti rivolti al maschio occidentale nel destarsi dall’assopimento quotidiano, dal bombardamento mediatico woke e femminista. Anche su altre piattaforme, ad esempio Reddit o gruppi nascosti di Facebook, si dispensano consigli su come migliorare i propri parametri LMS nonché elogi a valori quali disciplina, forza, lucidità e ambizione.

Così, contrariamente agli incel, questa gioventù cova le proprie inquietudini più in generale in un clima di insofferenza verso il pensiero unico, ma anche nel segno dell’automiglioramento, nel tentativo di comprendere e dominare le storture della contemporaneità. Se una larga parte di questa fascia sociale non è ancora pienamente cosciente delle dinamiche sistemiche, una minoranza è attiva sui social network, veicola messaggi, forgiando perfino un’estetica. Meme e TikTok, in tal senso, rappresentano efficaci strumenti di propaganda dalle potenzialità ancora inespresse – e non mezzi pericolosi, capaci solo di istupidire i loro fruitori, disabituandoli ai più lunghi e macchinosi procedimenti logici tipici di un libro. Più in generale, non bisogna dimenticare che lo sviluppo e le finalità di un social network possono manifestarsi in ritardo e perfino in maniera imprevedibile e contraddittoria. Così Facebook apparve inizialmente sotto forme innocue, come uno strumento per ricontattare i vecchi compagni di classe, successivamente venne ingaggiato nelle cause progressiste (si rammentino le primavere arabe e gli elogi di Barack Obama) e divenne, infine, il trampolino del trionfo del populismo europeo.

In una parola: la gioventù maschile con la sua atmosfera ideologica può ridestarsi, estendere la propria influenza, comprendere un’ampia platea di aderenti e orbitare nella più ampia battaglia contro il woke. In questo scenario il suo influsso può incoraggiare una nuova postura ribelle, forte e spregiudicata – una postura assai lontana dalla solita lamentela sulla “dittatura del politicamente corretto”, correlata a giustificazioni e scuse pronunciate fin troppo spesso nell’ampio fronte anti-woke.

Recinto ideologico

Biologia ed evoluzionismo, statistiche e dinamiche di mercato, strategie di automiglioramento ed estetica digitale, risentimento e cinismo forgiano così la redpill, un’ideologia di reazione al conformismo trasgressivo. Infatti, la natura di entrambi gli antagonisti è squisitamente contemporanea, con un attivismo, un’estetica e un disincanto frontalmente contrapposti. Per definizione, d’altronde, azione e reazione appartengono allo stesso mondo e condividono la stessa matrice. In tal senso, si può citare a titolo d’emblema quella scomoda interpretazione storica che, in primis con Ernst Nolte, intravede il successo delle rivoluzioni fasciste nella loro capacità di combattere il nemico primario, il comunismo, sullo stesso piano, assimilandone metodi e caratteri.

Così, nel furore della lotta contro il conformismo trasgressivo, nella redpill non c’è spazio per piangere né i tempi passati né la morte di Dio. Attivismo e individualismo soppiantano ogni sorta di cavalleria e di solidarietà comunitaria; risentimento e statistiche congelano lo slancio al romanticismo e al sacrificio; l’aspirazione al dominio del mercato sessuale detronizza la difesa del sacro, l’autorità tradizionale e l’archetipo del padre. In una parola: la redpill si colloca al di fuori del recinto del conservatorismo.

Tra gli steccati della redpill germogliano sicuramente le prospettive già citate di Jordan Peterson e Rollo Tomassi, due interpreti della crisi del maschio contemporaneo, ma anche l’evoluzionismo, in primis le teorie dell’investimento parentale e del gene egoista elaborate rispettivamente da Robert Trivers e Richard Dawkins.

Si può ravvisare, poi, nelle immediate prossimità, anche l’eco delle prospettive di socialisti eretici come Christopher Lasch, Michel Clouscard e Michel Houellebecq, autori critici verso le disuguaglianze, il narcisismo della società contemporanea e l’integrazione della rivoluzione dei costumi nel capitalismo. Più precisamente, da Lasch viene assorbita l’idea di una società strutturalmente narcisistica, in cui l’individuo è formalmente emancipato ma concretamente esposto a una competizione permanente per il riconoscimento del proprio status sociale. Da Clouscard, la redpill riprende l’idea che la trasgressione non rappresenti una rottura dell’ordine borghese ma il fondamento dello status quo del capitalismo post-sessantottino. Ancora prima che la redpill si diffondesse sul web, invece, Houellebecq sottolineava già nei propri romanzi il cinismo, le deformità e le ingiustizie dell’eros della società contemporanea.

In tutti e tre i casi, non si tratta di un’adesione dottrinale, ma di una contiguità tematica: la redpill intercetta un medesimo disagio di civiltà, traducendolo in lessico digitale e in prassi individualizzate di adattamento e ribellione. Si tratta di temi, sensibilità e impulsi difficilmente incasellabili nei fronti ideologici tradizionali – destra e sinistra, conservatorismo e progressismo. In questi dintorni può sicuramente transitare soltanto una sparuta minoranza di aderenti e curiosi. In effetti, la redpill rappresenta un fenomeno di nicchia, un piccolo mondo affamato di rivincita, emarginato, incompreso ma anche fortemente patologizzato e stigmatizzato dai salotti del potere. Ma non si ritrovava in una posizione simile anche l’omosessualità nel secolo scorso, con i suoi corollari ideologici, linguaggi e attivismo? In effetti, è proprio dalle nicchie che spesso germina l’eresia capace di sovvertire il conformismo. E, in tal senso, la redpill può essere considerata come il grido scomposto di una generazione senza padri, cresciuta nell’abbondanza e finita nel vuoto.

loris puccio conti
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Collaboratore giornalistico e studioso di storia contemporanea. Si occupa, in particolare, delle ideologie politiche del Novecento italiano.