Una ragazza goth si aggira per l’Europa. Capelli e giacca viola, vestito rosa e collarino, Amelia nasce come personaggio-non-giocante di un videogioco educativo contro gli “estremismi”, Pathways, creato dalla no profit Shout Out UK che ha creato il videogioco col supporto governativo. Ma presto si è liberata dai suoi creatori e grazie al passaparola online e alle possibilità dell’intelligenza artificiale è diventata una sorta di testimonial per conservatori e sovranisti di tutto il mondo.

Il gioco doveva essere una piattaforma propagandistica contro le “scelte di vita” (pathways appunto) considerate negative dall’attuale maggioranza labour: nazionalismo, rifiuto dell’immigrazione, delle istanze LGBT etc. In una parola, il gioco portava il protagonista, Charlie, a dover compiere delle scelte in cui a vincere erano quelle di stampo wokeista. Amelia, nel videogame, faceva la parte del Lucignolo, della cattiva consigliera, della diabolica suggeritrice di scelte “sbagliate”.

What Is 'Pathways' And Who Is 'Amelia?' The Controversial Memes About The Viral ... | Know Your Meme

Amelia, la “cattiva consigliera” nel gioco di propaganda governativa “Pathways

Ma come dice il Poeta, “se questo è il bene, allora sì che siamo il Male”, e dunque la “cattiva” Amelia è uscita dai poligoni del videogioco per prendere vita propria. Una vita in cui continua a fare quello che faceva nel gioco, ma all’ennesima potenza. E stavolta fra i “mi piace” del pubblico.

Nel più classico dei cliché del mondo dei meme, qualche adolescente con tempo da perdere e ironia ha preso il personaggio e lo ha trasformato in un meme. Dal meme alle versioni autonome create con l’IA il passo è stato pressoché istantaneo. E così ora ci troviamo di fronte a un fenomeno sul web che sta sferrando colpi potenti al già periclitante consenso di Starmer e che già vanta innumerevoli tentativi d’imitazione.

Il caso di Amelia è quello di un semplice meme che ha acquisito una notorietà superiore alla media grazie alle caratteristiche che rendono la sua protagonista un personaggio accattivante e virale? O, in potenziale, Amelia è già un nuovo modo di fare comunicazione politica?

Fino a qualche settimana fa valeva la prima ipotesi, ma oggi bisogna prendere in considerazione la seconda. Su YouTube i contenuti a tema Amelia, che presentano comunque contenuti politici anti-labour, contano le visualizzazioni a milioni. Il contenuto maggiormente visualizzato è un video musicale A Million Amelias, del canale YouTube Skyebrows (canale da 40.000 iscritti specializzato in videoclip realizzati con l’intelligenza artificiale combinando temi di attualità con lo stile dell’animazione nipponico) che ha superato le 700.000 visualizzazioni. E, non di meno, la canzone del videoclip è entrata stabilmente nella Top 100 Dance di iTunes arrivando fino alla 5a posizione.

E se non bastasse la classifica di iTunes a far prendere sul serio Amelia come potenziale memetico-politico fuori da internet, The Hungarian Conservative riprende l’iniziativa dell’organizzazione femminile britannica Women’s Safety Initiative, che in una recente manifestazione per sensibilizzare sui rischi per le donne britanniche derivanti dall’immigrazione incontrollata ha riempito le strade di attiviste in cosplay di Amelia.

Ameliacore, ormai un genere metamusicale

Su YouTube visto il successo di contenuti musicali a tema Amelia, che costituiscono l’elemento preponderante del filone memetico, si inizia a postulare l’esistenza di un genere meta-musicale, l’Ameliacore, in cui come anticipato, l’elemento politico è sempre presente. Il già citato video di maggior successo A Million Amelias non è il contenuto Ameliacore più connotato politicamente del filone. La palma va a Sun All Year Round, videoclip britpop, sempre realizzato con l’IA ma caratterizzato da uno stile realistico, che viaggia verso le 300.000 visualizzazioni e dove Amelia inneggia alla remigrazione. A proporlo uno dei nuovi canali YouTube che propongono unicamente contenuti politici a tema Amelia, è Choking Fox.

Sebbene A Million Amelias non sia così radicale come Sun All Year Round è comunque un attacco diretto al laburismo woke soffocato dal politicamente corretto e dall’ideologia woke ben rappresentato dal governo Starmer.

A Million Amelias ricombina tutti i temi che hanno reso popolare Amelia come testimonial di conservatori e sovranisti. Dal semplice rivendicare l’orgoglio nazionale britannico, fatto sia della “missione civilizzatrice” dell’Impero che delle “piccole cose” dell’englishman di una volta: calcio, fish&chips e le pinte di birra. C’è spazio per criticare le grooming gangs e l’immigrazione senza controllo. La lotta per il free speech con gli inevitabili parallelismi tra le politiche laburiste e 1984, come nel celeberrimo spot del Macintosh ridisegnato in deepfake con Starmer\Grande Fratello e Amelia combattente per la libertà


Infine gli omaggi a classici britannici oggi spesso considerati “politicamente scorretti” dal punto di vista woke: i Monthy Python, Tolkien, Shakspeare ed Harry Potter. Temi politici impacchettati in un video lisergico e in un motivetto che entra subito in testa, come dimostra anche il successo su iTunes.

Amelia contro gli Starmtrooper

Non male come effetto mobilitante per quello che appena un mese fa sembrava il classico meme buono per qualche sberleffo ma pronto per essere dimenticato in fretta. Al contrario, adesso Amelia rischia di poter essere tra le concause delle dimissioni di Starmer.

Perché se c’è un elemento in cui tutte le declinazioni del genere Ameliacore convergono è proprio la ribellione nei confronti dell’esecutivo laburista. Tanto che una delle prime immagini a virali di Amelia, vede la nostra eroina virtuale che si accende una sigaretta bruciando una fotografia di Starmer. La stessa iconografia della “supposta” attivista iraniana diventata virale pochi giorni prima durante le rivolte di gennaio contro il governo di Teheran (anche se alla fine era solo una femminista canadese).

I laburisti inglesi come gli ayatollah? D’altronde che gli arresti per commenti online siano più alti in UK che in certe democrature è un fatto assodato e i factchecker accorsi in soccorso della narrazione liberal possono solo mettere una pezza a colori, protestando che i dati britannici non siano direttamente comparabili con quelli di altri paesi “non democratici”.

Nel gergo di internet Amelia è diventata la based goth girl, la ragazza goth “basata”, based, ovvero dotata dei valori e della sfacciataggine che consente di dire le cose come stanno. Based goth girl il cui obiettivo è l’esecutivo Starmer e i suoi “scherani” definiti Starmtroopers, che come le Stormtroopers di Guerre Stellari sono tanto cattivi quanto fresconi.

Pathways e Shout Out UK

Amelia nasce proprio come based goth girl già nel videogioco Pathways. La Shout Out UK era stata fondata nel 2015 con l’obiettivo di rafforzare i valori democratici attraverso programmi di alfabetizzazione su media e politica, tra i fondatori l’italiano Matteo Bergamini, inserito nel 2021 da Forbes nella Top Under 30 – Europe – Social Impact.

Il videogioco Pathways in cui compare Amelia è stato sviluppato nel 2023 con il supporto di alcune municipalità inglesi ma è stato rilasciato su larga scala solo a fine 2025.

Pathways è una avventura grafica a bivi dove il protagonista, Charlie, attraversa varie situazioni cercando di non farsi “radicalizzare” secondo la filosofia del programma Prevent, di cui avevamo dato notizia già nel 2023: Leggi Orwell o Tolkien? Per la Gran Bretagna sei un potenziale terrorista. Insomma un programma per cui qualunque elemento residuale di orgoglio nazionale può essere bollato come estremismo.

Dopo la diffusione su larga scala a fine 2025 Pathways si era meritato l’attenzione del Telegraph e dello Spectator, intervenuti per stigmatizzare l’atteggiamento paranoico del videogioco. Qualunque dubbio legittimo nei confronti delle “magnifiche sorti e progressive” del mondo liberal rappresenterebbe un atto eversivo.

E a cercare di “radicalizzare” l’ingenuo Charlie nel videogioco è la nostra Amelia che si presenta come una sorta di Lucignolo turbosovranista nei siparietti che deve affrontare il protagonista.

Nella dinamica del videogioco non bisogna assecondare Amelia, concepita dai suoi creatori come personaggio negativo. Ma nel mondo reale, per qualunque persona dotata di senso comune, sono proprio tutte le obiezioni di Amelia all’“immigrazionalmente corretto” a farla diventare la vera eroina.

Poppyflowers

Dai primi articoli del Telegraph e dello Spectator il dibattito su Pathays sarebbe dovuto rimanere l’ennesima polemica tra difensori del free speech e i fautori politicamente corretti degli psicoreati. Ma poi, nel clima politicamente infuocato della politica britannica, Amelia ha preso il sopravvento.

Per comprendere quanto i creatori del videogioco Pathways siano scorrelati dalla realtà reale del sentimento britannico medio, si pensi che il gioco cerca di far passare come tema negativo quello dei veterani e dei caduti di guerra. Tra gli argomenti proposti da Amelia per “radicalizzare” Charlie c’è infatti la questione dei veterani, che – denuncia la vilaine – sono trascurati dai governi britannici a beneficio dei “nuovi inglesi”. Amelia solleva il tema con un fumetto/icona con i famosi poppy flowers, i papaveri dei campi delle Fiandre, simbolo dei caduti e per estensione, dei veterani britannici. Uno dei simboli patriottici più diffusi nel Regno Unito, che vengono spesso esibiti all’occhiello in particolar modo durante le feste nazionali.

Per i gli autori di Pathways l’idea era di stigmatizzare le strumentalizzazioni dei veterani da parte della destra radicale. Ma il ricordo dei caduti è un tema sacro per il pubblico britannico. Un tema tornato in maniera devastante nel dibattito inglese a fine 2025 quando uno degli ultimi veterani britannici viventi della Seconda guerra mondiale, Alec Penstone nel programma televisivo mattutino della ITV dichiarava: «La nazione oggi? No, mi dispiace, ma il sacrificio non è valso il risultato».

Un veterano centenario che di fatto certificava il meme che ormai circolava da anni nel mondo statunitense e britannico. Due foto e una scritta: sopra i soldati impegnati sui fronti della Seconda guerra mondiale (o i cimiteri militari), sotto foto di vita quotidiana odierna in USA e UK, e in sovraimpressione una frase che si domanda se ne sia valsa la pena oppure un sarcastico e amaro “almeno non parliamo tedesco”.

Un vero veterano, così, certifica coram populo quello che i meme, potremmo dire la “saggezza popolare della rete”, diceva da anni. E questo nel contesto sempre più divisivo del Regno Unito dove ogni elemento “patriottico” o tradizionale viene stigmatizzato. Dalla bandiera con la croce di San Giorgio dichiarata “estremista” all’Inghilterra rurale “troppo bianca”, dall’esposizione dell’Union Jack al rivendicare che la lingua ufficiale del Regno Unito è l’inglese.

In questo panorama orwelliano, Amelia era il testimonial giusto al momento giusto. È lei la vera eroina del gioco. Ben più dell’insipido protagonista Charlie o della professoressa che ti segnala al protocollo Prevent se sei andato alle manifestazioni organizzate da Amelia.

Nel volgere di due settimane Amelia è diventata l’epicentro di contenuti virali patriottici e anti-Starmer. Il 25 gennaio il Guardian è costretto ad ammettere che l’estrema destra ha un nuovo idolo: Meet ‘Amelia’: the AI-generated British schoolgirl who is a far-right social media star.

Sovversione o fedeltà del personaggio di Amelia?

Il Guardian nel raccontare Amelia la definisce una sovversione del personaggio (“subversion of the Amelia character”). La realtà è che l’unica sovversione è quella degli intenti dei creatori del videogioco, che sono stati rovesciati di 180°. Il personaggio di Amelia fuori dal videogioco, l’Amelia virale, conserva le stesse caratteristiche,o per meglio dire i valori, dell’Amelia dentro il videogioco. I valori che nella finzione woke del videogioco (e negli eccessi del programma Prevent) sono disvalori, nel mondo reale restano, ancora, apprezzati dall’uomo comune della strada, dal Charlie qualunque.

Non c’è mai stato un rovesciamento del personaggio di Amelia. Non è un Elogio di Franti alla Umberto Eco né un’operazione alla re-imagining villains come quelle tentate dalla Disney nell’ultimo ventennio dove le “cattive” diventano protagoniste “positive”, cattive solo per i traumi subiti, come in Maleficent o Crudelia.

Amelia è sempre stato un personaggio positivo

Amelia, insomma, è sempre stata un personaggio positivo: ce ne vuole di fanatismo wokeista, infatti, per vedere del marcio in una ragazzina graziosa che suggerisce idee patriottiche, anti-immigrazioniste e pro-libertà di parola. E il fatto che in Pathways, (forse per rispettare “quote di genere” politicamente corrette) si sia assegnato il ruolo dell’attivista di destra non al classico “bomber e testa rasata” ma a una ragazza dal look tra il goth e il punk, in un prodotto destinato agli adolescenti, l’ha resa rapidamente virale. Probabilmente anche il non aver messo in conto questo è il frutto della cecità fanatica del fronte wokeista.

Certamente ha contribuito al successo il fatto di poter declinare la based goth girl in maniera ammiccante, elemento che ha contribuito al successo iniziale del videoclip A Million Amelias. Ma bisogna ricordare che il pezzo che irride apertamente Starmer è andato in classifica su iTunes dove l’elemento visivo passa in secondo piano.

Il successo di Amelia rispetto ad altri meme che pure avevano una connotazione politica, come Pepe the frog o il Kekistan ha due motivazioni. Ora le sviscereremo.

Meme essoterici ed esoterici

Innanzitutto Amelia è un frame narrativo esplicito per la volontà stessa dei suoi creatori. In lei trovano posto e dignità tutte le istanze di chi oggi si oppone al governo Starmer e rivendica la vecchia Inghilterra.

È esplicita, essoterica, ben diversa dai meme “esoterici” che ebbero un ruolo nelle elezioni vinte da Trump nel 2016. come Pepe the frog e il Kekistan.

Esoterici non certo per la magia nera, né per le rivelazioni che chiamano in causa gli Epstein files relativamente ai threads /pol di 4chan, che durante la campagna elettorale del 2016 fu l’incubatore per la “Great Meme War” che regalò a Trump un’inaspettata vittoria contro la più potente macchina da guerra massmediatica mai vista nella storia delle elezioni americane. L’aspetto “esoterico” si riferisce al fatto che i meme di questo genere fanno riferimento a un linguaggio comunicativo ammiccante verso chi già lo conosce, ma che resta oscuro a chi è fuori dal contesto. Solo in rari casi il meme tracima in altri contesti social e diventa virale e poi mainstream. La prima fase della diffusione necessita comunque di “iniziati” che ne proponessero i significati al grande pubblico.

Un filone memetico che continua ad avere una certa visibilità, come i contenuti a tema Agartha che stanno diventando popolari nella sfera social dell’Alt-Right, ma che per quanto possano essere di moda non hanno un significato esplicito immediatamente riconoscibile al pubblico esterno.

Al contrario, Amelia, i fumetti che la vedono protagonista, le sue clip e le sue canzoni sono sempre perfettamente esplicative nei loro contenuti, anche per chi non conosce la genesi del personaggio.

L’intelligenza artificiale generativa

Secondo elemento cruciale per il successo di Amelia è di essere arrivata quando l’IA generativa per video/immagini/canzoni è matura e alla portata di tutti. L’IA ha consentito di cavalcare la viralità del personaggio offrendo sia contenuti realistici che in quel linguaggio ormai globale che è l’animazione giapponese.

Il primo video Ameliacore a diventare virale su YouTube è stato un anime opening, ovvero un videoclip realizzato come se fosse la sigla di apertura di un ipotetico cartone animato giapponese Amelia: the last rose of Albion. Video nella cui iconografia sono fondamentali proprio i cimiteri militari e i poppyflowers. I video stile anime opening sono ormai un genere in voga anche sul piano metapolitico, tanto che ancor prima dell’exploit mediatico di Giorgia Meloni in Giappone con il “selfie stile manga” e l’incontro con il disegnatore Tetsuo Hara, lo youtuber giapponese 月葉のミッドナイトシーン realizzava a fine novembre poco dopo il G20 di Johannesburg diversi video in stile anime opening sulla comunanza di idee e intenti tra Sanae Takaichi e Giorgia Meloni. Altro meme, come quello sui veterani della Seconda guerra mondiale, che anticipa la realtà.

Monetizzare o far politica?

A Million Amelias, Amelia: the last rose of Albion e Sun All Year Round sono i contenuti virali su YouTube a tema Amelia più visti e più strutturati. Playlist Ameliacore segnalano decine di video, spesso semplici varianti o reaction ai contenuti principali e maggiormente virali.

Contenuti che pur essendo di categoria e qualità inferiore insistono comunque sugli stessi temi politici. Ovvero criticare il governo laburista di Darth Starmer e i suoi Starmtroopers.

Questo per limitarsi a YouTube la piattaforma con i contenuti più strutturati, ma la wave di Amelia è fatta di short, fumetti e vignette che imperversano sugli altri social. I contenuti sono ormai innumerevoli e gli stessi siti specializzati come knowyourmeme fanno fatica a tener traccia di tutto.

E anche negli altri formati grafici di tendenza, come il fumetto, Amelia propone contenuti più strutturati della media dei meme. Basti citare la serie di strisce a fumetti dove Amelia spiega come anche le popolazioni colonizzate abbiano giovato del colonialismo britannico, sulla falsariga dei lavori pubblici realizzati dall’occupazione romana in Brian di Nazareth dei Monthy Python.

Certamente il successo di Amelia si inserisce nei meccanismi web odierni per creare contenuti virali da monetizzare rapidamente. Ma è innegabile che anche un contenuto scarso del filone Ameliacore nato come clone o reaction è comunque un “contenuto virale” politicizzato.

Un modo di far politica nato dal basso in un ecosistema quasi open source come quello di Wikipedia. Forse il segnale che larghe fette di popolazione hanno ancora voglia di politica, deve essere solo un po’ più “basata”, come dimostra il successo elettorale di Sanae Takaichi che ha trovato largo consenso anche tra i giovani giapponesi.

Che il successo di Amelia sia pura viralità con qualche elemento politico, o che testimoni il desiderio di fare politica attraverso canzoncine accattivanti, certo è che la politica dovrebbe saper cavalcare queste ondate. La wave Ameliacore non è solo più accattivante (del resto è noto che le goth vendono) ma sono anche molto più strutturati di molti contenuti politici social che spesso si limitano al classico “Se sei indignato metti un like”.

Da The Waldo moment a V per Vendetta

Come detto se Starmer dovesse dimettersi, forse ci sarebbe da considerare anche lo zampino di Amelia. Questa ipotesi ha attirato parallelismi con uno dei più celebri episodi della serie distopica britannica Black Mirror, The Waldo Moment, del 2013.

Qui Waldo è un orso animato in CGI, protagonista di uno sketch televisivo dove commenta l’attualità con fare populista, che viene candidato a un’elezione. La vicenda è raccontata dal doppiatore di Waldo, innamorato della candidata laburista, e sempre più disilluso dalla politica e dalla televisione. Alla fine Waldo vincerà le elezioni, e l’ultima sequenza con il doppiatore ridotto all’accattonaggio lascia intuire che Waldo sia diventato una sorta di dittatore. Ma l’unico elemento che accomuna Amelia a Waldo è l’essere un personaggio virtuale. I parallelismi finiscono qui: uno viene dall’alto, l’altra nasce dal basso.

Il potenziale metapolitico di Amelia potrebbe invece avvicinarsi a quello della maschera di Guy Fawkes del fumetto, e poi film, V per Vendetta che diventa una sorta di archetipo rivoluzionario contro una distopia concepita negli anni ’80 come critica di sinistra ai governi Thatcher.

E se certamente, come dimostrano le attiviste inglesi, la parrucca viola potrebbe diventare una tendenza metapolitica come la maschera di V. Ma mentre la sovversione di V era una rivoluzione anarchica, Amelia, nella sua semplicità è ancora più dirompente: si tratta di dire le cose come stanno, e questo farà crollare il sistema su stesso. Amelia è il bambino che ne “I vestiti nuovi del Re” dice “il Re è nudo”.

Moralismo e rifiuto della realtà

Se certamente Amelia dimostra il potenziale politico dei meme aggiornato alle capacità dell’IA generativa è certo prematuro per valutare se questo successo le ritaglierà un posto nell’immaginario collettivo di lungo periodo come le maschere di Guy Fawkes di V per Vendetta.

Ma il successo di Amelia ha comunque ben dimostrato come le politiche fatte di moralismo e narrazioni calate dall’alto abbiano apertamente fallito. Amelia ha successo proprio perché nel mondo del conformismo ideologico che ignora la realtà, alla fine la realtà trionfa sempre.

Come nota su The European Conservative Paul Birch:

«Nel tentativo di mettere in guardia i giovani dalle cosiddette narrazioni pericolose, il governo britannico ha dimostrato proprio perché tali narrazioni prosperano: perché le istituzioni rifiutano di affrontare onestamente le preoccupazioni dell’opinione pubblica, preferendo invece moralizzare, stigmatizzare, sorvegliare e, spesso, arrestare. La politica di contrasto all’estremismo non può avere successo se il governo di una nazione tratta i suoi cittadini comuni come minacce latenti o se dà la priorità alla conformità ideologica rispetto alla sicurezza fisica».

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Saggista e divulgatore, tra le sue pubblicazioni Alessandro Blasetti. Il padre dimenticato del cinema italiano(Idrovolante, 2023). E con Emanuele Mastrangelo Wikipedia. L’Enciclopedia libera e l’egemonia dell’in­formazione (Bietti, 2013) e Iconoclastia. La pazzia contagiosa della cancel culture che sta distruggendo la nostra storia(Eclettica, 2020).