La seconda transizione demografica e le sfide del mondo contemporaneo

Nel mondo contemporaneo si osserva una tendenza definita dai ricercatori R. Lesthaeghe e D. van de Kaa come “seconda transizione demografica”. Questo periodo nella dinamica demografica globale, caratterizzato da un rapido invecchiamento della popolazione, un calo della natalità e l’erosione delle vecchie istituzioni sociali (come famiglia e matrimonio), è causato da profondi cambiamenti nella società. Tra questi cambiamenti, i più significativi sono l’urbanizzazione, l’aumento dell’istruzione femminile, la crescente diffusione della contraccezione, i processi di secolarizzazione che hanno portato alla prevalenza dell’individuo sul collettivo e del progressivo sul tradizionale.

Va anche sottolineato che il sistema capitalistico avanzato in cui viviamo non richiede un gran numero di persone per il proprio funzionamento diretto. I cicli produttivi moderni sono sempre più automatizzati, mentre il mercato dei servizi in crescita crea un esercito di freelancer atomizzati, autosufficienti e non interessati a riprodurre i ruoli sociali tradizionali, nei quali al centro dell’esistenza c’erano la famiglia e i figli.

Il mondo moderno ha fatto grandi passi avanti dal punto di vista tecnologico ma, usando le parole di G. Vico, dopo così rapidi corsi arrivano gradualmente i tempi dei ricorsi. Durante il recente IV Forum sulla Difesa, D. Scalea ha giustamente osservato che

Il rafforzamento della Difesa italiana non passa solo per livelli di spesa e capacità militare, ma anche per valori intangibili come la coscienza nazionale, la demografia e le virtù marziali dei cittadini.

Queste parole sono altrettanto rilevanti per la realtà russa. Analizzando il conflitto russo-ucraino, è evidente che il problema demografico, delle “risorse umane”, diventa cruciale nonostante le previsioni futuristiche su guerre combattute da macchine con un minimo coinvolgimento umano. Torniamo così all’idea che il mondo, creato dagli uomini, debba appartenere e svilupparsi non per le macchine, ma per gli esseri umani.

La situazione demografica in Russia

Il declino demografico nella Federazione Russa rimane una delle questioni più gravi irrisolte negli ultimi due decenni. La natalità continua a diminuire, mentre il tasso di mortalità, specialmente tra gli uomini, aumenta, soprattutto nel contesto della crisi russo-ucraina. È interessante notare che, rispetto alla tendenza europea, la Russia non si discosta radicalmente: nel 2023, il numero medio di figli per donna era di 1,41 che è leggermente inferiore alla media europea di 1,55. Questo dato potrebbe indicare problemi simili derivanti dalla crisi demografica.

Nonostante i tentativi del governo di introdurre incentivi per la natalità – persino proposte, fallimentari, per incoraggiare le gravidanze tra le studentesse – e il controllo in costante crescita sulla distribuzione di contraccettivi ormonali e sull’aborto, la situazione continua a peggiorare. La causa non risiede nella diffusione della contraccezione o in altri fattori secondari, ma nel carattere critico e turbolento dell’epoca attuale: la diminuzione della popolazione maschile in età riproduttiva, la mancanza di stabilità e fiducia nel futuro, la carenza di opportunità per l’autorealizzazione. Nel 2024, il 54% dei russi possedeva un’istruzione superiore, ma solo il 20% lavorava nel proprio campo, mentre il tasso di disoccupazione era del 2,2%. Questo contrasto indica che molti cittadini, pur avendo un’istruzione superiore, sono costretti a lavorare in settori dinamici ma poco specializzati, come le consegne per catene alimentari, il che, secondo gli analisti, comporta una perdita delle competenze dei lavoratori. Intanto, settori come l’istruzione – che richiedono personale qualificato e influenzano in modo critico la formazione dei futuri cittadini – soffrono di una carenza di fino a 600.000 lavoratori. I salari in questo campo sono così bassi che spesso non bastano neanche per sostenere un single, figurarsi una famiglia con figli. Così si crea un circolo vizioso molto difficile da spezzare.

Molti giovani vorrebbero avere figli ma non possono permetterseli. L’aumento dei prezzi e l’incapacità finanziaria di mantenere i bambini sono fattori chiave che aggravano la situazione demografica, generando ulteriori problemi.

La carenza di russi e l’immigrazione dai paesi vicini

La grave carenza di popolazione russa, della quale quasi il 67% ha più di 50 anni, contrastata dalla rapida crescita demografica dei paesi confinanti (da 2,7 a 3,4 figli per donna in Kazakistan, Uzbekistan e Tagikistan), porta a una massiccia immigrazione di popolazioni non europee in Russia. L’assenza di controlli rigorosi e di un regime di visti con questi paesi fa sì che in Russia entrino anche persone con un passato criminale (un esempio eclatante è l’attentato alla Crocus City Hall del 2024). Tuttavia, il problema principale rimane la scarsa assimilazione degli immigrati e delle loro famiglie, che spesso rifiutano di rispettare le leggi russe, preferendo invece seguire le norme della Sharia. Negli ultimi 10-15 anni, alcuni quartieri delle grandi città hanno iniziato a somigliare alle tristemente note banlieues francesi. Un caso emblematico è il distretto di Kotel’niki, alla periferia di Mosca, diventato un ghetto migratorio. Il documentario che lo denuncia ha provocato scalpore, (il media che l’ha prodotto, “Redakcija”, è stato perfino dichiarato “agente straniero”). In Kotel’niki e in altri quartieri di periferia (come Nekrasovka e il distretto “1° Maggio”), la popolazione russa e quella immigrata si avvicinano alla parità numerica, provocando tensioni, violenze e, come conseguenza, aumento del crimine.

Un elevato numero di figli di immigrati non riceve alcuna istruzione e non frequenta la scuola, nonostante le autorità ufficialmente dichiarino che il loro numero sia in diminuzione. Qualitativamente, la situazione non migliora: nel 2024, il 42% degli studenti provenienti da famiglie di immigrati ha incontrato difficoltà linguistiche. Solo nel 2025 è stata introdotta una legge che impone test obbligatori per i bambini immigrati che entrano nel sistema scolastico. L’81% dei candidati non ha superato il test preliminare.

Questa situazione crea condizioni estremamente favorevoli per la formazione di strutture parallele, di fatto uno “stato dentro lo Stato”, ponendo così una potenziale bomba a orologeria. La sua eventuale esplosione potrebbe chiaramente condurre a conseguenze estremamente pericolose.

Ogni protesta pubblica viene spesso bollata come “incitamento all’odio interetnico”. Nel 2022, nel distretto di Gol’janovo, un’immigrata ha tentato di rapire un bambino strappandolo dalle braccia della madre, mentre le autorità hanno esercitato pressioni sulla vittima per non sporgere denuncia, e per soprammercato la diaspora ha perseguitato la sua famiglia. La situazione si è risolta solo dopo una protesta spontanea dei residenti, che ha attirato l’attenzione della procura. Ma è impossibile sapere quante altre volte simili casi siano rimasti irrisolti.

Nel corso degli ultimi anni sta operando in Russia un’organizzazione chiamata “Comunità russa” (“Russkaja obščina”) – un gruppo nazionalista, anti-immigrati e anti-islamico, che difende i diritti della popolazione russa dagli abusi degli immigrati e dall’inerzia delle autorità. L’organizzazione sta guadagnando popolarità, offrendo consulenze giuridiche gratuite, corsi di autodifesa e promuovendo l’educazione patriottica tra i giovani. Nel corso del conflitto russo-ucraino la “Comunità” accoglie nelle proprie file anche i veterani. È un esempio di un movimento capace di mobilitare rapidamente un gran numero di giovani contrari all’immigrazione.

Si crea così una situazione potenzialmente pericolosa: il governo ha favorito l’immigrazione, ma il processo sta per sfuggire al controllo, alimentando sentimenti radicali tra i russi. Le misure adottate potranno limitare i nuovi flussi, ma lo status delle famiglie già “integrate” che creano quartieri come Kotel’niki, rimarrà un problema. L’incoerenza delle leggi a tutela delle minoranze, presentate come parte del progetto “multinazionale” russo che dovrebbe includere tutti, di fatto impedisce qualsiasi cambiamento radicale senza una decisa volontà politica.

Europa e Russia: problemi comuni, futuro comune

In conclusione, la crisi demografica rappresenta una sfida altrettanto critica per la Russia quanto per l’Europa, con implicazioni esistenziali per entrambi. Il calo delle nascite tra la popolazione autoctona e la pressione dei popoli del “Sud” globale in piena esplosione demografica, genera sfide comuni: crisi identitaria, declino culturale, perdita dei valori tradizionali e, come conseguenza, problemi economici. Tutto ciò definisce la tensione e la turbolenza dell’epoca attuale, influenzando lo sviluppo interno degli Stati e le loro capacità in politica estera. È essenziale considerare questi fattori per valutare i rischi reali.

La pressione del “Sud” globale verso i paesi del “Nord” è un problema primario nel mondo post-bipolare. Analizzare le sfide moderne in questa ottica permette di riconoscere la sostanziale affinità tra i problemi dell’Occidente e quelli della Russia, geograficamente e geopoliticamente interconnessi.

Le opinioni espresse negli articoli del Belfablog sono quelle dei rispettivi autori e potrebbero non rispecchiare le posizioni del Centro Studi Machiavelli.

Foto: un fotogramma da un video promozionale del gruppo “Russkaja obščina

Daniil Suškov
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Nato nel 1998 a Uvarovo, nella regione di Tambov, ha studiato storia e letteratura italiana. Attualmente è dottorando in Storia presso l’Università Statale per le scienze umanistiche di Mosca (RGGU), dove si occupa di storia intellettuale e filosofia politica.