di Emanuele Mastrangelo

Chiamatelo pure “teoria del gender” oppure più elegantemente “decostruttivismo”, ma preparatevi a vederlo come linea guida ufficiale e obbligatoria del comune di Roma per l’educazione dei bambini negli asili nido e nelle materne.

Getta la maschera infatti l’amministrazione capitolina con il seminario obbligatorio di formazione per il personale educativo delle strutture comunali intitolato “De-costruire gli stereotipi di genere ed educare alle emozioni e alle relazioni”, tenuto il 9 maggio scorso dalle relatrici Chiara Antoniucci e Sara Marini davanti a una platea di 250 educatori comunali in presenza e diverse altre centinaia in collegamento streaming. Due ore e 23 minuti di ideologia decostruzionista che sfrutta la “lotta alle discriminazioni” come cavallo di Troia per far approdare all’interno degli asili romani concetti come il “sesso assegnato alla nascita” o la “segregazione” quando si parla della naturalissima tendenza a dividersi fra “maschietti” e “femminucce” alle scuole elementari. Ma anche libri come il famigerato Piccolo Uovo, vero e proprio totem dell’agenda LGBT, o testi per “prendere confidenza coi corpi”. Due ore di esposizione di un’ideologia para-scientifica, negazionista delle naturali differenze esistenti fra i due sessi (tanto che questa parola è stata pronunciata solo una volta – nella già citata locuzione “sesso attribuito alla nascita” – poi costantemente, ossessivamente sostituita da “genere”, quasi che i bambini siano aggettivi o pronomi su un vocabolario).

La fine della libertà d’insegnamento

L’esperienza vissuta con l’imposizione del decostruzionismo nei paesi cosiddetti “più avanzati” dell’Italia fa gelare il sangue nelle vene: se quest’ideologia diventerà la linea guida ufficiale degli asili capitolini, quanta discrezionalità resterà alle maestre di poter continuare a lavorare secondo metodi educativi tradizionali, sperimentati e non controversi? In altre parole, il decostruzionismo diventerà obbligatorio per le maestre? Una domanda che esplicitamente è stata posta da chi scrive all’assessore Claudia Pratelli. La risposta a questo quesito, che richiedeva solo un “sì” o un “no”, è però arrivata in perfetto politichese: naturalmente la Costituzione prevede la libertà di insegnamento, ma prima della libertà di insegnamento, al suo all’art. 3 prevede anche “la rimozione degli ostacoli per il pieno sviluppo della persona umana” e “dà mandato alle istituzioni scolastiche di svolgere questo ruolo”. Conclusione, la libertà d’insegnamento ha un limite: nelle “nostre scuole non hanno cittadinanza meccanismi d’esclusione di nessun tipo”.

La Costituzione interpretabile ad arbitrio

A quel punto l’assessore Pratelli ha fatto cadere il microfono e ha immediatamente lasciato la scena complice una claque ben nutrita (ma – si noti – non certo maggioritaria nel pubblico) il cui fragore ha evitato che altre domande potessero esserle poste. Domande del tipo: “Chi definisce cos’è un meccanismo d’esclusione?”. “Quelli che voi chiamate stereotipi di genere, e che per la gran parte dell’umanità sono invece le naturali differenze fra maschi e femmine, sono meccanismi d’esclusione?”. “Qualora decideste di fare come nei Paesi ‘più avanzati’ e portare delle drag queen a leggere fiabe gay negli asili, una maestra che si opponesse starebbe mettendo in atto un ‘meccanismo d’esclusione’?”. “Genitori e maestre che vogliano valorizzare le differenze fra i sessi (ossia quelli che voi chiamate stereotipi di genere) rischieranno provvedimenti disciplinari?”. Queste sono solo alcune delle domande a cui è sfuggito l’assessore Pratelli. Domande che restano inquietanti, perché se la libertà d’insegnamento costituzionalmente garantita continua a essere garantita anche dal comune di Roma alle sue educatrici, aggiungervi una postilla interpretabile ad arbitrio dall’amministrazione pro tempore al Campidoglio spalanca un abisso di incertezza e fornisce carta bianca per un mobbing ideologico legalizzato sul personale docente. Che peraltro appare totalmente abbandonato dai sindacati, tutti allineati e concordi all’agenda liberal e affatto disposto a difendere i diritti costituzionali di lavoratrici e lavoratori su questo fronte.

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E l’agenda avanza…

Nel frattempo l’agenda gender del comune di Roma avanza. Sembra prossimo l’avvicendamento dei funzionari (i vecchi presidi) di asili e materne con dei non meglio specificati “pedagoghi” incaricati dal Campidoglio. Non è chiaro attraverso quali meccanismi di selezione costoro dovrebbero andare a prendere il posto degli attuali funzionari, anche perché la totalità delle maestre intervistate su questo argomento hanno mostrato di essere completamente all’oscuro di eventuali concorsi banditi dal comune per l’assunzione di queste figure. Contemporaneamente, mentre già compaiono le prime drag queen a leggere “favole contro il bullismo” negli asili romani (e la domanda è: perché la favola contro il bullismo la devi leggere per forza vestito così?) molti genitori denunciano che l’agenda, ancora non lanciata ufficialmente, già ha volenterosi carnefici pronti a mettere in campo la mutazione antropologica forzosa che essa vuole provocare: siccome “ormai le linee guida educative si stanno adattando ad un concetto di famiglia più ampio” (questa la risposta di alcune maestre alla madre di una coppia di bambini) in diversi asili romani la Festa del Papà e la Festa della Mamma sono state abolite e sostituite con una generica “festa delle famiglie” tenuta il 17 maggio. Data che coincide guarda caso con la “giornata per la lotta all’omofobia”, esattamente quella che sarebbe diventata una celebrazione ufficiale dello Stato italiano qualora il DDL Zan non fosse stato affossato (o meglio, temporaneamente arrestato) in Parlamento, la scorsa legislatura. More solito, quello che le agende liberal non ottengono con il voto democratico, viene perseguito con un lento, ma inesorabile meccanismo di lavorio ai fianchi, da parte di attivisti, amministrazioni locali, “giudici d’assalto”, ingerenze…

Infine, va constatato come più chiaro sia che il progetto di introdurre l’ideologia decostruzionista negli asili comunali è precedente la giunta Gualtieri e risale almeno a quella della Raggi. Una continuità che offre importanti spunti di riflessione sulle aderenze ideologiche fra Movimento 5 Stelle e attuale maggioranza capitolina “fucsia” (stesso colore della giacca indossata dalla Pratelli durante la conferenza: tout se tient), ma anche sulla capacità di questo vero e proprio deep state di portare avanti progetti di egemonizzazione e di ingegneria socioculturale anche quando i loro referenti politici sono all’opposizione. Uno schiaffo morale a chi maschera la propria impotenza dietro l’antifona del “non si può fare, non ce lo fanno fare”.

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Redattore del blog del Centro Studi Machiavelli "Belfablog", Emanuele Mastrangelo è stato redattore capo di "Storia in Rete" dal 2006. Cartografo storico-militare, è autore di vari libri (con Enrico Petrucci, Iconoclastia. La pazzia contagiosa della cancel culture che sta distruggendo la nostra storia e Wikipedia. L'enciclopedia libera e l'egemonia dell'informazione).