di Daniele Scalea

L’omicidio di Alika Ogorchukwu è divenuto da fatto di cronaca a spunto di polemica politica in campagna elettorale. Polemica che si potrebbe però rigirare contro coloro che l’hanno avviata.

Partiamo dai fatti di cronaca. Pomeriggio del 29 luglio, Civitanova Marche. Il 39enne nigeriano Alika Ogorchukwu si avvicina a una coppia di italiani, presumibilmente per proporgli l’acquisto di qualche merce (nella stampa è presentato come un “venditore ambulante”). Filippo Ferlazzo, 32enne con una storia di tossicodipendenza, condotta violenta e comprovati disturbi psichici, reagisce in maniera brutale (inizialmente si parla di apprezzamenti della vittima alla fidanzata del Ferlazzo, poi di insistenti richieste di carità; in ogni caso il movente è futile o inesistente), prima colpendo Ogorchukwu con la stampella del nigeriano stesso (era invalido), poi aggredendolo mentre è a terra fino a ucciderlo a mani nude.

Battaglia su Twitter tra Formigli e la Meloni

Come succede in ogni caso in cui un immigrato è vittima di un italiano, la vicenda è stata subito strumentalizzata dalla Sinistra, dando per certo un movente di tipo razziale e indicando nei politici di destra una sorta di “mandanti morali”. A fare particolarmente discutere è un tweet, pubblicato già nel tardo pomeriggio del 29 luglio, dal giornalista e conduttore televisivo Corrado Formigli, noto per le sue posizioni di sinistra. Formigli chiama direttamente in causa Matteo Salvini e Giorgia Meloni e la loro assenza di immediate reazioni al fatto di cronaca:

Il fatto che Formigli non spenda neppure una parola di pietà per la vittima, nemmeno nominata, ma si concentri unicamente sull’attacco politico, gli ha procurato immediate accuse di sciacallaggio. In particolare la Meloni risponde al Formigli a mezzo social, dandogli dello “sciacallo” e deplorandone la “penosa propaganda”:

In effetti la Meloni ha pubblicato un tweet di cordoglio, tra l’altro citando un quotidiano di sinistra e mettendo bene in mostra le nazionalità della vittima e del carnefice:

Detto tweet è delle 21.40 del 29 luglio, dunque di circa un’ora successivo a quello di Formigli. Che infatti replica piccato, accusa la Meloni di aver solo reagito al suo pungolo e avvia una nuova polemica che non ci interessa seguire. Vale però la pena notare che il tweet della Meloni sarà pure delle 21.40, ma è di oltre dodici ore precedente alla reazione all’omicidio da parte del segretario del PD Enrico Letta, che cinguetta solo alle 9.50 dell’indomani:

Lecito allora chiedersi: perché Formigli se la prende con la Meloni e non con Letta, che tarda molto di più ad esprimere cordoglio per l’omicidio di Ogorchukwu? Si dirà: ma su Letta non pende il sospetto di interessarsi ai delitti solo quando a perpetrarli è uno straniero contro un italiano. Giusto. Ma proviamo a rovesciare il discorso e a mettere, una volta tanto, sotto esame il  progressista anziché il conservatore. Diamo agli abituali giudici un inedito posto sul banco degli imputati. Cosa hanno fatto i progressisti quando, in passato, era l’immigrato a uccidere l’italiano per futili motivi?

Omicidio di David Raggi

Terni, 12 marzo 2015. Il clandestino Amine Aassoul sgozza con una bottiglia rotta l’italiano 27enne David Raggi. Non c’è movente: agisce sotto i fumi dell’alcol ma con l’intento di uccidere una persona a caso. Il vile assassino, oggi in carcere, non ha mai mostrato pentimento: il giorno della condanna rivolse beffardo il dito medio contro familiari e amici della vittima.

Ci siamo concentrati sul social “Twitter”, dove è nata e si è sviluppata la polemica e perché è uno dei mezzi preferiti da politici e giornalisti per esprimersi pubblicamente. Sfruttando la funzione di ricerca avanzata offerta dalla piattaforma, abbiamo scandagliato i tweet di Enrico Letta e di Corrado Formigli alla ricerca delle parole “David” o “Raggi” – ottenendo però solo qualche risultato relativo a David Sassoli, presidente dell’Europarlamento. Nel dubbio che i due possano aver fatto riferimento alla vicenda senza scrivere il nome della vittima, abbiamo effettuato una ricerca relativa a tutti i loro cinguettii nel giorno dell’assassinio e per tutto il mese seguente. Dal 12 marzo al 12 aprile 2015 Formigli fa un solo post dedicato al programma televisivo “Top Gear”. Letta posta solo materiale relativo a suoi articoli o convegni. Ma eravamo appena agli albori di Twitter in Italia. Forse all’epoca i due non lo utilizzavano molto. Rivolgiamoci perciò a vicende più recenti.

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Omicidio di Stefano Leo

Torino, mattina del 23 febbraio 2019. Il commesso 34enne Stefano Leo si sta recando a lavoro. Dietro un angolo, però, è in agguato Said Mechaquat, 25enne marocchino. Mechaquat non conosce Stefano Leo, ma quando se lo vede passare davanti decide di ucciderlo perché gli sembra “troppo felice” e lui “vuole farla pagare a Torino”, la città che lo aveva accolto. Lo raggiunge alle spalle, estrae un coltello e lo sgozza.

Abbiamo effettuato la medesima ricerca su Twitter. Nessun risultato per “Stefano Leo”. Siamo andati a osservare le bacheche di Letta e Formigli dal 23 febbraio al 23 marzo 2019. Formigli si dedica al massacro alla moschea neozelandese di Christchurch, al benessere dei migranti in Libia, a una svastica dipinta sulla casa di un giovane senegalese – ma non si trova nessun accenno allo sgozzamento di un giovane italiano da parte di un immigrato marocchino. Letta più che altro promuove le sue pubblicazioni e apparizioni televisive. Tocca anche un’altra vicenda, ossia il tentativo – fortunatamente fallito – di un immigrato autista di scuolabus di fare strage dei bambini per “vendicarsi” di come l’Italia maltratterebbe i migranti; ma Letta lo fa esclusivamente per porre in risalto che d’origine straniera erano anche alcuni dei bambini sequestrati che erano riusciti a dare l’allarme coi propri cellulari.

Insomma: nemmeno il povero Stefano Leo sembra meritare l’attenzione e la pietà dei due campioni del progressismo italiano.

Omicidio di Don Roberto Malgesini

Forse avremo più fortuna con l’omicidio di un prete impegnato nel sociale come Don Roberto Malgesini, che la mattina del 15 settembre 2020, a Como, fu ucciso a coltellate da un vagabondo tunisino (il 57enne Ridha Mahmoudi) cui era solito prestare caritatevole aiuto.

Ancora niente da fare. Nessun risultato per “Don Roberto” o “Roberto Malgesini”. Tra il 15 settembre e il 15 ottobre 2020 Formigli parla della sua trasmissione e della scomparsa dell’anziana ex deputata comunista Rossana Rossanda. Letta dedica pensieri alle elezioni austriache, ai referendum svizzeri, alla lotta contro il populismo, ai migranti morti in mare sette anni prima, all’egiziano Patrick Zaki detenuto nel suo Paese d’origine, a una scritta sui muri che elogia il programma “Erasmus” – a tutte queste cose e persone, ma a Don Roberto Malgesini accoltellato da un immigrato proprio no.

Domande

Quello appena visto non è uno studio esaustivo e con tutti i crismi scientifici. Abbiamo guardato a tre soli casi recenti – quelli che ci sono sovvenuti alla memoria. Forse Formigli e Letta ne hanno parlato in altre sedi (ma anche in quel caso rimarrebbe rilevante la scelta di non dedicarvi spazio su Twitter). Fatto sta che, se la ricerca avanzata di Twitter è affidabile, risulta che i due si siano giustamente preoccupati del povero Alika Ogorchukwu massacrato da un italiano, ma si siano ingiustamente disinteressati ai poveri David Raggi, Stefano Leo e Don Roberto Malgesini massacrati da stranieri.

Perché? Perché, Enrico Letta, per un nigeriano ucciso “non basta il silenzio”, non si può “passare oltre e dimenticare”, ma per tre italiani uccisi ciò sarebbe, a quanto pare, lecito? Perché, Corrado Formigli, “attendiamo post indignati” se la vittima è un nigeriano ma non li attendiamo né scriviamo se la vittima è un italiano?

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Fondatore e Presidente del Centro Studi Machiavelli. Laureato in Scienze storiche (Università degli Studi di Milano) e Dottore di ricerca in Studi politici (Università Sapienza), è docente di "Storia e dottrina del jihadismo" e "Geopolitica del Medio Oriente" all'Università Cusano. Dal 2018 al 2019 è stato Consigliere speciale su immigrazione e terrorismo del Sottosegretario agli Affari Esteri Guglielmo Picchi. Il suo ultimo libro (come curatore) è L'attualità del sovranismo. Tra pandemia e guerra.