di Giulio Montanaro

Il 9 Maggio 2022, presso la Camera dei Deputati, si è tenuto il convegno “La finanza sostenibile al servizio del Paese: situazione attuale e strategie future”.

Quasi quattro ore di convegno, che hanno registrato gli interventi dei ministri Cingolani, Di Maio, Giovannini e Franco, alla presenza del Presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico e della Presidente della Commissione d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario, Carla Ruocco, anche lei appartenente al Movimento 5 Stelle.

Anche il M5S si assoggetta al capitalismo “woke”

Tema oggetto di discussione del convegno e di analisi nel presente articolo è l’introduzione del rating ESG (“Environmental Social Governance”) nelle gare d’appalto.

Non sorprende dover riportare gli sviluppi del Woke Capitalism e di ESG, temi già trattati su questo blog. Se, come diceva Martin Heidegger, “il linguaggio è il pastore dell’Essere”, allora il fenomeno ESG incarna senza dubbio il ruolo dell’unico linguaggio e pensiero dominante, omnipervasivo, dell’Essere finanza, e quindi, società. È la pastorale del momento. ESG rappresenta lo strumento principe che il Sistema usa per imporre il “progresso” finanziario, identitario, sociale, energetico e tecnologico: è il bastone del pastore.

Finora il Wokism si presumeva essere appannaggio esclusivo delle Sinistre neoliberali. Il convegno in analisi dà invece prova, purtroppo, dello sconfinamento del fenomeno in fazioni politiche formalmente anti-sistema, come il Movimento 5 Stelle. Sembra che i 5 Stelle stiano cercando, finora con grandissimo successo, di capitalizzare al massimo ogni occasione buona, per smentire tutto quanto abbiano detto e fatto prima d’avere le poltrone, gli stipendi e i benefit di cui ora godono. Organizzazioni internazionali, ESG, tecnologia, sono i bracci armati del Potere che Conte e Di Maio (assieme o separati) dovrebbero ostracizzare; e con cui, invece, vediamo sempre più familiarizzare.

Prima d’analizzare il convegno in questione, cerchiamo di comprendere cosa ESG sia, da dove promani, a cosa serva, come funzioni, ma, soprattutto, che senso abbia. Cui bono?

Cosa è l’ESG

Per ESG s’intende “amministrazione sociale ambientale”, strumento finanziario creato per portare avanti l’agenda del World Economic Forum. Con ESG si annuncia alle aziende intenzionate a espandersi che, prima di poter ambire a ricevere dei finanziamenti, devono soddisfare dei prerequisiti apparentemente etici.

ESG significa Woke: ossia “sostenibilità” e “inclusione”. Leggasi quindi riforma coatta dell’economia nel nome del clima, tramite delocalizzazioni e crescente immigrazione, missione che mira alla demolizione definitiva dei salari e della coesione sociale oltre che alla desertificazione della piccola e media imprenditoria occidentale. Un fenomeno che corre in parallelo alla sempre più spasmodica e illogica priorità accordata alle minoranze.

Il quadro ESG è completato dalla perniciosa tensione alla trasfigurazione umana tramite transgenderismo e transumanesimo, oltre che da una sempre più profonda penetrazione tecnologica nel sociale a fini di controllo e sorveglianza.

ESG genera perplessità perché concetto ibrido e basato su valori diametralmente antitetici: strumento nato per la finanza ma apparentemente con una vocazione morale. Basica incongruenza che emerge chiaramente anche nel criticismo della stampa americana che, viste le fonti da cui promana, la dice lunga sull’affidabilità dello strumento.

Le critiche nella stampa anglosassone

Robert Armstrong del “Financial Times” intitolava un suo articolo a fine Aprile del 2020: “La fallacia degli investimenti ESG: tesi win-win che vogliono sia migliori profitti sia migliori ritorni sociali sono illogiche”.

L’anno successivo, è direttamente l’ex responsabile del dipartimento investimenti sostenibili di “Blackrock” a dichiarare che “ESG è un pericoloso placebo”.

Sempre in Aprile, ma del corrente anno, il “Wall Street Journal” pubblica un articolo titolato: “I Repubblicani possono arrestare la faziosità politica dell’ESG. La sinistra progressista usa ESG per portare avanti scopi altrimenti irraggiungibili” (tema già evidenziato nell’articolo pubblicato dal Centro Machiavelli prima menzionato).

Chiudiamo la panoramica della stampa americana con la lucida analisi di Giancarlo Canaparo sulle pagine del think tank “Heritage Foundation”, di cui riportiamo i punti essenziali (rimandando il lettore al testo integrale per approfondimento): “Le entità guidate da ESG supportano le priorità della Sinistra, come i diritti civili … attivisti dentro e fuori dal governo creano deliberatamente costi per rendere meno attraente il rifiuto dell’adozione delle priorità ESG” (dato di fatto di cui si troverà conferma anche nelle dichiarazioni di Fico che inaugurano il convegno e che vedremo a breve). Il laconico commento introduttivo di Canaparo riassume in poche parole il corretto approccio a ESG: “Quando la Sinistra cerca d’imporre le sue visioni agli altri, spesso l’unica mossa vincente è di non giocare al suo gioco”.

Il moralismo infuso nello strumento è talmente prevalente rispetto agli scopi finanziari da prescindere da una valutazione sull’idoneità delle performance aziendali, quando trattasi di decidere sull’opportunità di finanziare un’impresa o meno.

Come funziona l’ESG

L’unico criterio decisionale che determina l’erogazione di fondi dal sistema, il rating ESG, è la strenua dedizione e la cieca ottemperanza delle aziende ai suoi dogmi morali.

In sintesi, per avere i soldi, dopo aver dimostrato d’esser climaticamente, eticamente e stupidamente ottemperante degli ideali ESG, l’azienda deve poi garantire che parte del prestito e dei suoi proventi siano investiti nei settori o per i fini che l’agenda ESG prevede. Pratica che nella sostanza si riduce, nella stragrande maggioranza dei casi, ad acquistare beni o servizi da determinate aziende o associazioni.

Il caso di OTB, principale gruppo della moda di lusso italiana, presieduto dal visionario Renzo Rosso, offre un’interessante cartina di tornasole sul come funzioni ESG.

Un anno fa circa, nel mezzo dei lockdown cognitivi generati dalla psicosi, Rosso rilascia un’intervista ad “Affari & Finanza”, riportata da “Affaritaliani.it”, in cui si parlava del progetto triennale di OTB e del suo incontro con le banche responsabili di supportare tale piano. “Entro il 2023 vogliamo approvvigionarci solo da fonti rinnovabili – esordisce Rosso. Per noi la sostenibilità è un bisogno: è uno dei pilastri su cui poggia la crescita futura del gruppo. A Giugno faremo la prima sfilata virtuale del nuovo direttore creativo (autore della prima collezione unigender del gruppo ndr)… Ma la sostenibilità costa, come il digitale, solo le grandi aziende possono permettersele”.

Non serve grande acume per vedere affiorare dalle parole di Rosso i mantra ESG: sostenibilità, digitale e fluidità. Politica che ha garantito al sempre lungimirante imprenditore padovano di ricevere, per sua stessa ammissione, il triplo (!) dei fondi che inizialmente pensava di poter avere.

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L’ESG come sublimazione imprenditoriale del moralismo progressista

Guardando al pubblico, non serve arrovellarsi troppo per individuare dei riferimenti speculari. Il PNRR – se mai esso si manifesterà in termini concreti (se l’EU caccerà la grana, insomma) – rispecchia a pieno il modus operandi di ESG: un ricatto certificato.

Onde evitare situazioni come la suddetta, il nostro ordinamento giuridico, ante la riforma costituzionale dell’art 41, prevedeva un argine a tale fenomeno tramite la guarentigia costituzionale prevista dall’articolo in questione. Articolo che, nell’ambito delle politiche di tutela ambientale, è stato oggetto di recente riforma, e che ora prevede che l’iniziativa economica privata rimane libera, ma “non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale, o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla dignità umana”.

Nel libro Il mondo nella rete. Quali diritti, quali vincoli, Stefano Rodotà ricordava il costituzionalista Antonio Cassese, il quale, quando l’idea di ESG era ancora agli albori, aveva messo in guardia gli italiani dai potenziali epigoni del fenomeno. Commentando il voto dell’ONU sulla moratoria sulla pena di morte, Cassese disse: “La valanga dei diritti umani sta travolgendo anche le ultime trincee di sovranità statale”.

Supportare l’introduzione del rating ESG nelle gare di appalto corrisponde nei fatti a travolgere definitivamente le ultime trincee di sovranità imprenditoriale. Pretendere di porre dei prerequisiti etici all’accesso a una gara d’appalto è una palese forma di discriminazione, che elide l’idea d’auto-determinazione imprenditoriale: è l’incastro finale e definitivo nel Tetris della Gleichschaltung corporativista. Tale termine tedesco significa “allineamento” o “coordinamento” ed era una tecnica usata dal Dritte Reich hitleriano per uniformare al fine nazista ogni apparato sociale e parasociale.

Tramite ESG, si vuole un mercato unico, universale, rivolto in ogni comparto verso determinati scopi e fini, riducibili esclusivamente al mero interesse post-globale.

L’ennesima ipocrisia dei 5 Stelle

Analizzando qualche rapido estratto delle dichiarazioni istituzionali che aprono il convegno, si nota immediatamente che il Presidente della Camera non tenti nemmeno il benché minimo sforzo di farsi allegoria del suo cognome, cercando di mascherare il vero fine di questa nuova concessione che le istituzioni stanno garantendo al Potere.

Roberto Fico, senza distogliere per un singolo secondo gli occhi dal foglio, come se il discorso fosse stato integralmente redatto da terzi nella sua più totale inconsapevolezza, dice:

Le imprese in regioni che non stanno ottemperando alle direttive dell’EU sul clima hanno un rischio ambientale quattro volte più alto delle imprese medie … I costi che tali regioni dovrebbero sostenere nel breve termine, per raggiungere l’obiettivo dell’economia zero emissioni, sarebbero nettamente inferiori a quelli che si registrano a medio e lungo periodo in assenza d’interventi adeguati … L’aumento del costo dell’energia provocato alla crisi ucraina accresce l’importanza di un impegno pubblico in investimenti sostenibili a scongiurare un arretramento nella marcia verso gli obiettivi ambientali.

Fico chiude con il botto la sua introduzione al convegno: “Per anni abbiamo sentito dire che l’economia reale non sia compatibile con quella finanziaria: l’economia sostenibile dimostra, invece, che essa possa essere al servizio di un sistema economico più giusto, equo e coerente”. Sia perdonata la malizia, ma, forse, Fico intendeva dire che l’economia sostenibile eliderà ogni futura pretesa di raffronto tra economia reale e finanziaria, visto che essa rappresenta la pietra tombale dell’economia reale e il trionfo definitivo dell’alta finanza?

Passiamo quindi a Carla Ruocco, Presidente della Commissione d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario, che, in caso il pizzino letto da Fico non fosse stato sufficientemente cristallino, si preoccupa di evidenziare che tale politica ambisce a “un futuro in cui non si parli più di finanza sostenibile, perché la sostenibilità sarà insita nell’idea stessa di finanza”. Più chiaro di cosi…

Speriamo che quanto esposto finora aiuti a una diversa considerazione dell’Environmental Social Governance: tale fenomeno andrebbe considerato, trattato, ma soprattutto contrastato, con maggior vigore, responsabilità e determinazione, essendo ormai la bussola del cambiamento dell’agenda post-globalista del World Economic Forum.

ESG è il rovescio finanziario delle politiche ambientali, identitarie e sociali neoliberali, condotte dai “partiti democratici” occidentali, espressione politica ormai priva di una benché minima attività intellettuale, mera rappresentanza dei diktat del Sistema.

Quel sistema che i 5 Stelle avrebbero dovuto combattere per innata vocazione e che, invece, abbiamo visto e vediamo sempre più supportare a qualsiasi condizione.

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Nato a Padova nel 1980, appassionato di lingue, storia e filosofia. Scrive fin da giovanissimo e dal ‘99 collabora con organi di stampa. Ha lavorato nel settore della musica elettronica, distinguendosi come talent scout e agente di alcuni degli artisti più importanti degli ultimi 15 anni. Ha fatto esperienze nella moda e nel tessile e vissuto in nove città differenti. Attualmente vive in Tunisia.