di Szabo Botond

(Traduzione da Corvinak)

L’Unione Europea si è prefissata per quest’anno un ambizioso obiettivo: ridurre la dipendenza dal gas russo di due terzi e, nel contempo, riempire i depositi di gas all’80% entro il 1° novembre. Lasciando da parte l’intricata rete di ragioni e argomenti, rimane la domanda centrale: come e dove?

Per rispondere a questa domanda, dobbiamo prima chiarire il “quanto”. Considerando che la Russia ha inviato 155 miliardi di metri cubi di gas ai Paesi dell’UE nel 2021, quest’ultima avrebbe bisogno di aggiungere almeno 100 miliardi di metri cubi alle risorse provenienti da Stati Uniti, Norvegia, Azerbaijan, Qatar e Algeria.

Cominciamo con gli Stati Uniti, il più grande produttore mondiale di gas naturale. Produce 967 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno, ma può super raffreddarne solo 127 miliardi in forma liquida per il trasporto in nave cisterna. Attualmente raggiunge questa cifra quando tutti e sette gli impianti di esportazione di GNL degli Stati Uniti funzionano a piena capacità, liquefacendo circa 127 miliardi di metri cubi di gas. Quindi, non importa quanto i prezzi mondiali aumentino, gli Stati Uniti non possono produrre più GNL – per ora (si sta aumentando a 131 miliardi di metri cubi).

Il 24% delle loro esportazioni (22 miliardi di metri cubi) è andato in Europa nel 2021. Tuttavia, quest’anno esporterà 15 miliardi di metri cubi di GNL in più verso l’UE (abbastanza per rifornire l’Ungheria per un anno e mezzo), il che, secondo Washington, è facile da realizzare dato che i prezzi sono saliti (sarà per loro conveniente) e puntano a espandere le esportazioni a 50 miliardi annui di metri cubi entro il 2030. La Russia ha quindi esportato in Europa 7 volte più gas degli Stati Uniti e, anche se gli Stati Uniti rispettassero il loro impegno, fornirebbero comunque 4 volte meno gas dei russi.

Dei 100 miliardi di metri cubi di domanda, l’America ne ha coperti 15. Da dove verrebbero gli altri 85? La Norvegia sta producendo quasi al 100% della capacità, quindi si è impegnata a fornire “solo” 1,4 miliardi di metri cubi in più entro il 30 settembre; potrebbe non sembrare molto, ma il Paese nordico fornisce già il 25% della domanda di UE e Regno Unito, con 113 miliardi di metri cubi all’anno. Il prossimo “ingresso” è l’Azerbaigian, da cui sono stati forniti 8 miliardi di metri cubi nel 2021 attraverso il gasdotto adriatico, con l’Italia che ne ha ricevuto il grosso (7 miliardi di metri cubi). L’UE ha chiesto di aumentare a 10 già quest’anno, e gli azeri hanno immediatamente portato a 10,5 e dichiarato di voler raddoppiare la capacità – ma questo richiederà molti anni di lavoro.

L’opzione più interessante è il Qatar. Il Qatar è il più grande esportatore di GNL al mondo, con 110 miliardi di metri cubi all’anno, ma solo 20 arrivano in Europa. A Doha dicono che è impossibile sostituire il gas russo con il loro GNL e che non possono aumentare le esportazioni a breve, poiché almeno il 90% della loro produzione è vincolata a lungo termine. Nella migliore delle ipotesi potranno deviare l’8-10% della produzione verso l’Europa, cioè circa 10 miliardi di metri cubi. Allo stesso tempo, il Qatar è molto interessato alla possibilità di esportare verso l’UE, poiché migliorerebbe l’immagine di un Paese che è stato recentemente sotto attacco.

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L’Algeria ha compiuto forse il passo più coraggioso e determinato per aiutare l’Europa. Espanderà quasi immediatamente i suoi attuali 22 miliardi di metri cubi di fornitura a una capacità massima di 32 miliardi. Una menzione la merita anche all’Iran che, pur avendo una delle più grandi riserve di gas naturale al mondo, avrebbe bisogno di enormi investimenti (160 miliardi di dollari) per aumentare la sua produzione ed esportarla in Europa, dato l’alto consumo interno (233 dei 253 miliardi di metri cubi estratti) e la tecnologia di estrazione poco sviluppata. Si tratta di una vera perdita per Bruxelles, perché l’Iran vorrebbe fornire gas, ma al momento ciò è semplicemente impossibile, anche a causa delle numerose sanzioni commerciali contro Tehran.

Le possibilità finiscono qui, e non voglio nemmeno discutere di come l’Europa sostituirebbe l’ultimo terzo del gas russo che dovrebbe essere eliminato entro il 2030.

In totale, ci sono 100 miliardi di metri cubi di gas che l’UE non intende più importare dalla Russia, già entro il 2023. Bruxelles è riuscita a negoziare 29 (+10) miliardi di metri cubi (15 statunitensi, 10 algerini, 2,5 azeri, 1,4 norvegesi, Qatar fino a 10). Quindi, anche nelle stime più ottimistiche, c’è ancora un deficit di almeno 60 miliardi di metri cubi di gas. Gli obiettivi posti per il 2023 sono quindi impossibili.

Nel frattempo, la Russia ha già tagliato le forniture di gas alla Polonia e alla Bulgaria, e si stanno affannando per trovare un’alternativa. Guardando alla fine del decennio l’indipendenza può essere un’aspirazione realistica, con i progetti di espansione del Qatar, il dumping delle esportazioni degli Stati Uniti, lo sviluppo azero del TANAP e del TAP, gli investimenti iraniani e il passaggio alle energie rinnovabili. Ma anche se tutto questo fosse realizzato, la domanda rimane: perché fare tutto questo?

Assistente di ricerca al Mathias Corvinus Collegium di Budapest, frequenta un Master in Pubblica Amministrazione presso l'Università del Servizio Pubblico ungherese.