di Vittorio Perazzo Donnes e Fernando Vega Benedetti

In quest’articolo ci proponiamo di analizzare e capire i pilastri fondamentali della civil federal forfeiture (confisca federale civile), un’istituzione così importante e moderna quanto antica nella normativa degli Stati Uniti giacché vanta più di due secoli di vita. Tuttavia non viene meno la sua attualità.

La civil federal forfeiture è uno strumento essenzialmente usato negli Stati Uniti per garantire il law enforcement, ossia è un’azione che viene esercitata dal Governo presso un Tribunale Penale nel quale viene esercitata anche l’azione penale; ambedue funzionano in forma parallela. L’eziologia dell’attuale confisca si riverbera in diversi istituti giuridici inglesi che si svilupparono nel tempo. Per iniziare si può citare il deodand, che è una parola che deriva dal latino Deo Dandum che significa “dare a Dio”: era la confisca di un bene mobile personale che aveva causato la morte di una persona e per questo motivo era “dato a Dio”, cioè confiscato dalla Corona per essere impiegato ad uso altruistico e distribuito in elemosine. Oltre a ciò si affermerebbe che i deodand non siano stati conosciuti nelle colonie inglesi nel Nord America. In seguito, la forfeiture of estate (detta anche the common law forfeiture), un istituto che si concentrava soltanto sulla persona del colpevole. Al condannato per alto tradimento o per delitti gravi si comminava la confisca della terra e dei beni personali. L’ultimo antecedente è lo statutory o commercial forfeiture legata a circostanze di ammiragliato (admiralty) ed agli introiti ricavati dall’attuale Dipartimento del Tesoro, l’Exchequer, dove la confisca veniva utilizzata anche contro il contrabbando e nei casi di evasione. Nella maggioranza dei casi gli statutes implicavano una confisca in rem. Quanto innanzi esposto fa emergere la proiezione di come il diritto nasca dal fatto.

In base a quanto appena detto, la civil federal forfeiture negli Stati Uniti fu ed è ancora uno strumento ancorato alla sua storia fin dal 1789. Non a caso è stata applicata alle fattispecie di navi pirate e al commercio di schiavi, nel Mar dei Caraibi. Si poteva confiscare la nave, l’equipaggio e quello che trasportavano; la res era portata, in senso figurativo, avanti al Tribunale. La maggior parte dei casi erano risolto secondo l’admiralty practice. Il ripristino della civil forfeiture inizia negli anni 1970 e 1980 con i casi connessi al traffico di droga, con il sequestro degli introiti sotto diverse forme: aeroplani, danaro prodotto dal riciclaggio o da qualsiasi altra cosa che fungesse da canale all’immissione nella economia legale. Di conseguenza, si promulgarono diverse leggi, fra le quali la Comprehensive Drug Abuse Prevention and Control Act del 1970 sotto il governo di Richard Nixon.

Occorre sottolineare che il cardine sta nel recupero di beni, con l’esito di privare l’imputato dei frutti dell’attività illecita; oltre a costituire un effetto deterrente (capacità dissuasiva), sia verso i singoli sia verso la collettività, dal commettere o porre in essere azioni gravemente illecite. Si invia, in tal modo, il forte segnale alla società che ottenere dei beni commettendo dei delitti ha carattere puramente illusorio e temporaneo.

Il processo della civil federal forfeiture è in gran parte governato da quattro fonti:

  • Title 18 USC (United States Code), sezione 983 che sancisce i principi generali per tutte le leggi (statutes) che riguardano la confisca, con l’eccezione della sezione 983 (i).
  • Le disposizioni procedurali delle leggi doganali (customs laws) previste nel Title 19 USC sezione 1602-1621.
  • Le regole prescritte nel Supplemental Rules For Admiralty or Maritime And Asset Forfeiture Claims che si trovano annesse al Federal Rules of Civil Procedure; questo ci porta all’origine della civil forfeiture e alle sua prime normative.
  • Il Federal Rules of Civil Procedure.

Sul piano lessicologico negli Stati Uniti il termine viene frainteso: ci si riferisce alla differenza tra civil law e common law; se l’ azione viene esercitata davanti a un tribunale civile o penale; se l’azione è esercitata tra privati o tra un privato e lo Stato. Ma nessuna di queste connotazioni si devono abbinare alla American civil forfeiture. La natura della summenzionata “sarebbe” civile, ma con alcune eccezioni visto che si possono far valere le stesse protezioni costituzionali relative alla criminal forfeiture. Quindi la sua natura ibrida (civile-penale) aiuta a spiegare l’applicazione di certe protezioni costituzionali ai casi concreti; per tale ragione è meglio fare riferimento alla nozione di non-conviction-based forfeiture.

Per quanto riguarda i principali tratti distintivi si possono riscontrare i seguenti elementi: l’onere della prova; non è necessaria una condanna penale; il termine perentorio; la confisca dei beni appartenenti a terzi; la confisca non si limita ad un’unica transazione; l’innocent owner defense.

L’Asset forfeiture program è il programma di confisca negli Stati Uniti ed è a carico del Dipartimento di Giustizia, sebbene vi siano cinquanta Stati ognuno col proprio programma. Inoltre ci sono altre agenzie federali (per esempio, l’Internal Revenue Service) che hanno i rispettivi programmi e che non appartengono al Dipartimento di Giustizia. Sotto lo stesso profilo, nel 1984 fu creato l’Asset Forfeiture Fund per essere il deposito di quello che viene confiscato e dei ricavi provenienti dalla vendita dei beni confiscati. Lo scopo principale del Fondo è quello di fornire una fonte stabile di risorse per coprire i costi dell’Asset forfeiture program, comprese le spese di sequestro, di valutazione, di registrazione, di mantenimento. In particolare, tra le articolazioni del suddetto Dipartimento si trova lo United States Marshals Service a cui è stata affidata la custodia, la gestione e la disposizione di tutti i beni sequestrati propedeutici alla confisca dalle diverse agenzie. Inoltre, dispone dei beni confiscati in diverse forme: per esempio vendita, distruzione, donazione e altri metodi.

Come già in altra parte accennato, e come si vedrà in seguito, l’effetto principale e più rilevante della civil federal forfeiture è produrre una capitis deminutio (perdita di “diritti” in senso positivo), soprattutto della criminalità organizzata, evitando così che il profitto (beni mobili ed immobili) diventi liquido e possa circolare liberamente nel mercato finanziario ed economico. Tale fatto dimostra che si devono cogliere tutte le dinamiche delle attività illecite attraverso un lavoro congiunto e sinergico tra le Procure Federali e le agenzie federali. A tal proposito le indagini si svolgono tramite l’esercizio della actio in rem che si terrà in un procedimento parallello a quello penale ma non talmente separato.

A fronte di tali indici fattuali il sistema statunitense, sottoposto alla presente analisi, può tutt’ora costituire un parametro interessante di confronto per altri Paesi, tra cui l’Italia, il cui ordinamento giuridico prevede misure di prevenzione patrimoniali (simili alla confisca federale civile) contro la criminalità economica.

Sullo sfondo, è opportuno ribadire che la figura in analisi è uno strumento idoneo ed adatto a contrastare non solo il riciclaggio di denaro (money laundering) ma anche la corruzione che svolge un ruolo importantissimo, sopratutto quando si convive con delle situazioni che affievoliscono la difesa dello Stato di Diritto (the Rule of Law). Nello stesso contesto la Convenzione di Straburgo afferma che questo fenomeno è anche una minaccia per la democrazia ed i diritti dell’uomo, minando così i principi di corretta amministrazione, equità e giustizia sociale, dando una forma predatoria alle strutture dello Stato (State capture). I fatti accennati ruotano attorno alla vulnerabilità economica ed istituzionale, dunque si altera il regolare andamento del mercato e la leale concorrenza economica. Ergo, si percepisce un problema che attiene alle istituzioni democratiche, una vera e propria anteprima del fenomeno noto come minaccia ibrida.

Sul punto, corre l’obbligo di precisare che tramite questo istituto si contrasta il fenomeno della criminalità economica che si allinea quasi sempre con la criminalità organizzata. Questa convergenza d’interessi, sottolinea al riguardo il professore Nando dalla Chiesa, è dovuta al fatto che l’azienda è il luogo in cui si reinvestono i proventi di illecita provenienza e movimentazione, ed essa rappresenta lo strumento idoneo per allargare il potere e l’influenza, sia di un’organizzazione sia di una singola persona, sui meccanismi di regolazione della economia. Tale sistema permette di costruire consenso e di gestire la propria reputazione sociale, la quale riassicura il mercato: motivi più che validi per avvalersi di uno strumento legale del genere. In ultimo, la società, ma soprattutto lo Stato, si devono rendere conto che la lotta contro fenomeni di questa caratura motiva la necessità di predisporre le scelte migliori, tra cui la Civil Federal Forfeiture negli Stati Uniti e le misure di prevenzione patrimoniali in Italia.

 

Il presente articolo contiene gli estratti e si fonda sulla tesi La Confisca Federale Civile negli Stati Uniti, redatta dall’Avv. Mg. Fernando Jesús Vega Benedetti a conclusione del Master in Analisi, Prevenzione e Contrasto della Criminalità Organizzata e della Corruzione (II Livello), tenutosi presso l’Università di Pisa.

 

Fernando Vega Benedetti

Laureato in Giurisprudenza (Università Cattolica di Salta, Argentina) con Master in Analisi, Prevenzione e Contrasto della Criminalità Organizzata (Università di Pisa). Studia le dinamiche criminali a livello internazionale.

Vittorio Perazzo

Laureato in Giurisprudenza (Universidad de Los Andes, Cile) con Master in Analisi, Prevenzione e Contrasto della Criminalità Organizzata (Università di Pisa) e Master in Antiterrorismo Internazionale (Università degli Studi Niccolò Cusano – Telematica Roma), è docente di Diritto Costituzionale all’Accademia di Scienze di Polizia dei Carabinieri cileni.