di Fernando Vega Benedetti e Vittorio Perazzo

Il 1º giugno il Dott. Daniele Scalea ha pubblicato un articolo molto appropriato e interessante sulla attuale situazione in cui versano gli Stati Uniti. Dalla sua lettura si può trarre uno spunto per più avanzati approfondimenti.

Il presidente del Centro Studi Machiavelli ha realizzato una precisa presentazione introduttiva generale alla questione razziale. Alla luce dei dati, è doveroso soffermarsi sull’analisi delle variabili (non è solo una questione razziale, sarebbe riduttivo) che hanno contribuito all’innesco della violenza. In particolare, la morte di George Floyd è diventata la scintilla per le manifestazioni non solo contro il “razzismo sistemico”, ma soprattutto a scapito di tutto il modello di governo di cui è rappresentante il Presidente Donald Trump. Questa affermazione è il risultato dell’osservazione di tutto ciò che fanno i “manifestanti”, come saccheggi a grandi e piccole aziende, indipendentemente da come la pensano i loro proprietari e lavoratori, oltre alle violenze contro le Forze dell’Ordine.

La sinistra radicalizzata ha avviato un’insurrezione e la vis che serpeggia non è altro che la ripetizione del protocollo rivoluzionario che si è sviluppato lo scorso ottobre in Cile. Lo scrittore José Ortega y Gasset, nel suo libro La ribellione delle masse, affronta l’argomento con acribia e chiarezza: “… appare per la prima volta in Europa un tipo d’uomo che non vuole dar ragione né vuole aver ragione, ma, semplicemente, si mostra risoluto a imporre le proprie opinioni. È qui la novità: il diritto a non aver ragione, la ragione della non ragione. Io vedo in ciò la manifestazione più palpabile del nuovo modo d’essere delle masse, per avere esse deciso di dirigere la società senza averne la capacità…”,

George Floyd ha rappresentato, negli USA, quello che in Cile è stato l’aumento del 4% dei biglietti della metropolitana: l’occasione per far scattare la rivolta, spinti da comunisti, anarchici e altre forze politiche appartenenti alla galassia anarco-marxista. La rivolta si è scatenata nelle strade: hanno bruciato aziende, chiese ed edifici pubblici, oltre a compiere attacchi mirati alle caserme delle Forze Armate e delle Forze dell’Ordine.

Situazioni come quelle del sindaco Bill De Blasio o della deputata Ilhan Omar si sono verificate anche in Cile, con deputati e sindaci del Partito Comunista e forze politiche progressiste che hanno sponsorizzato il saccheggio e la distruzione di piccole e grandi imprese, perché esse rappresentavano esempi di capitalismo liberale che, secondo loro “sfrutta il popolo”.

È davvero condivisibile l’affermazione del Dott. Scalea, laddove sottolinea che negli Stati Uniti esiste una storia problematica di brutalità della polizia nei confronti degli afro-americani: un vecchio ed innegabile problema che affligge gran parte della nazione. Oltre la statistica che evidentemente rileva che il maggior numero di vittime della polizia americana è bianca, che condividiamo, questa particolare situazione sembrerebbe dipendere prevalentemente della disparità etnica nella partecipazione criminale, più che dal razzismo nei confronti della comunità afro-americana. Doveroso, innanzitutto, puntualizzare che in Cile l’argomento razzista è stato strumentalizzato dalla Sinistra in diverse occasioni, indicando il popolo mapuce come vittima della violenza dello Stato e dei Carabineros in particolare, sottolineando che i mapuches (sotto illecite parvenze) sono un popolo vittima della cultura predatoria del capitalismo liberale, fenomeno che esemplifica l’intersezionalità che tanto piace a questi settori della politica.

Senza cadere nella retorica dei numeri, ma ammettendo che quando essi vengono elencati fanno più effetto, si deve evidenziare che a Santiago sono state bruciate 80 fermate della metropolitana su un totale di 136, vandalizzate varie chiese, 115 supermercati, 34 esercizi commerciali, 13 farmacie: e tutto ciò soltanto nel primo giorno di furia. Dunque si intravedeva un fenomeno di cotanta mole che nei mesi successivi si è distinto per la sua violenza e distruzione. In aggiunta, secondo il rapporto dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, 2.705 uomini delle Forze dell’Ordine sono stati feriti solo tra il 18 ottobre e il 6 dicembre.

La sinistra ed il progressismo hanno imputato tutti i mali (povertà, disparità e disuguaglianza sociale) al governo di turno (centrodestra). Professionisti della violenza sono stati legittimati nelle loro manifestazioni in prima linea contro i Carabineros incanalando la rabbia verso la Costituzione di stampo capitalista varata dal Governo de Facto di Augusto Pinochet. Deve essere tenuto conto che il controllo sull’informazione mainstream da parte di questi gruppi permette di influenzare gli interessi della opinione pubblica, sviluppando nella sofferenza “del popolo” il desiderio della rivoluzione per così varcare la natura attuale dello Stato ed optare per un nuovo concetto di società “targata” socialismo.

Sebbene tutti gli elementi presenti negli Stati Uniti, tranne il razzismo, siano presenti anche nella realtà cilena, nello Stato latino-americano non c’è una comunità afro-americana con una storia di schiavitù alle spalle, ma c’è una crescente componente allogena proveniente dai flussi migratori, che come si verifca in Italia è sempre meno assimilata alla società cilena. Nelle nostre città si stabiliscono, anzi si sono già stabilite, delle comunità dall’identità separata, economicamente e socialmente emarginate, composte soprattutto da migliaia di haitiani, colombiani e altre nazionalità che vivono in situazione diverse della società cilena.

Nel complesso, ci sono degli agitatori “professionisti” come i progressisti ed i comunisti che hanno avuto il compito di preparare la rivolta insieme ai gruppi anarco-insurrezionalisti, senza escludere la partecipazione di cittadini stranieri (cubani e venezuelani) pagati dal governo venezuelano. Infatti, alcuni detenuti hanno dichiarato che cubani e venezuelani stanno pagando i manifestanti, oltre a mettere in vista le stesse bandiere che dall’ottobre scorso si sono esposte in Cile, Ecuador e Colombia.

Guardando altrove, in Francia c’è già preoccupazione da parte del governo, che ha sancito delle misure eccezionali, soprattutto per fermare un’esplosione razziale. Per quanto attiene all’Italia, in tante città si sono svolte delle proteste in onore di George Floyd, tutte organizzate dalla Sinistra e dall’arco progressista con cartelli indirizzati contro il razzismo. Tale fatto dimostra un vero e proprio esempio d’intersezionalità che utilizza le solite fallacie contro la verità ad hominem e quello meno conosciuto ma non meno letale post hoc ergo propter hoc, trasformando l’argomento dei loro avversari in concetti pieni di “oppressione”.

In considerazione di quanto sopra esposto, oggi il fuoco divampa negli Stati Uniti ma presto potrebbe farlo anche da voi in Italia, se non saprete prendere contromisure. Quali? Contrastare una narrazione intersezionale della Sinistra progressista che supporta una praxis violenta e sovversiva dedita alla sottomissione della nostra cultura identitaria. Quindi ciò ci impone il dovere di avere un’elasticità mentale dove i fatti sono sviluppati in modo logico e la logica è una sola.

Fernando Vega Benedetti

Laureato in Giurisprudenza (Università Cattolica di Salta, Argentina) con Master in Analisi, Prevenzione e Contrasto della Criminalità Organizzata (Università di Pisa). Studia le dinamiche criminali a livello internazionale.

Vittorio Perazzo

Laureato in Giurisprudenza (Universidad de Los Andes, Cile) con Master in Analisi, Prevenzione e Contrasto della Criminalità Organizzata (Università di Pisa) e Master in Antiterrorismo Internazionale (Università degli Studi Niccolò Cusano – Telematica Roma), è docente di Diritto Costituzionale all’Accademia di Scienze di Polizia dei Carabinieri cileni.