Cos’hanno in comune Greta, Macron e le Sardine | PILATI


C’è qualcosa in comune fra Macron, Greta e le sardine? Sì, almeno tre caratteristiche importanti.

La prima è la nascita improvvisa, quasi dal nulla, senza radici che ne preparino la successiva azione politica, subito dirompente. In due mesi Macron fonda un’associazione culturale e la trasforma in un partito che poi, in meno di un anno, vince le elezioni presidenziali. In venti giorni di protesta silenziosa davanti al Parlamento svedese Greta lancia un movimento ecologista di portata mondiale. Le sardine partono con una pagina Facebook che mobilita contro una manifestazione leghista a Bologna. Modalità di lancio similari si trovano nel marketing dei prodotti di largo consumo che, dopo una preparazione lunga e silente, esplodono sugli scaffali dei supermercati (vedi i biscotti alla Nutella di Ferrero) o nell’ascesa a sorpresa di qualche rockstar.

La seconda caratteristica è il sostegno immediato, entusiasta e tambureggiante dei media, soprattutto quelli che interpretano i sentimenti delle élite occidentali: i nuovi movimenti sono descritti come speranze della politica (o addirittura dell’umanità: vedi Greta), grande e indispensabile rinnovamento, cambio di fase. Un’onda di esaltante conformismo li porta in alto, ma almeno il caso più antico (Macron) si sta sgonfiando alla prova dei fatti.

La terza caratteristica è un tono di altezzosa superiorità, quasi un disprezzo antropologico per chi la pensa diversamente: in qualche occasione il tratto diventa apertamente autoritario. I seguaci di Greta squalificano i propri critici chiamandoli negazionisti con un’implicita equiparazione a quanti, delirando, sostengono la non esistenza dello sterminio ebraico. Le Sardine, quando decidono di stilare un programma, lo incentrano attorno a proposte di controllo della comunicazione che, se attuate, sfocerebbero in una censura stile Minculpop.

Nella politica di oggi gli analisti hanno individuato molti elementi di novità: l’impatto determinante dei leader, la forza comunicativa dei social, la semplificazione degli argomenti, la volatilità di temi e figure. Forse è il caso di aggiungere alla lista la comparsa inattesa, senza storia, tipo marketing, di aggregazioni politiche dalla grande forza mobilitante.


Antonio Pilati è stato componente dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e consigliere d’amministrazione Rai ed è autore di numerosi saggi sui media e sulle relazioni internazionali.