Panoramica dei trend di mercato nel 2026

Il mercato delle fusioni e acquisizioni (Mergers and Acquisitions, M&A) in Italia nel 2026 si presenta con una dinamica di consolidamento moderato, caratterizzato da una stabilità nei volumi delle operazioni e da una crescita nei valori medi, particolarmente nei settori bancario, tecnologico, delle telecomunicazioni, dell’energia e del lusso. I dati relativi al 2025 indicano un valore aggregato delle operazioni annunciate di circa 64 miliardi di dollari (equivalenti a circa 59-60 miliardi di euro, a seconda dei tassi di cambio medi), con una crescita del 21,6% rispetto al 2024 e 1.750 operazioni annunciate (+16%), mentre le operazioni chiuse si attestano intorno a 1.390 (-8%), come spiega PwC Global and Italian M&A trends 2025 e Outlook 2026. Questa tendenza si proietta nel 2026 con un outlook cautamente ottimista, supportato da una crescita del PIL italiano stimata allo 0,7% (UPB febbraio 2026 e Banca d’Italia dicembre 2025) o 0,8% (ISTAT dicembre 2025 e Commissione Europea), superiore alle medie europee in un contesto di stabilità monetaria.

Nel settore finanziario, che sostiene significativamente la crescita con circa 220 operazioni annunciate e un valore di 27 miliardi di dollari, si osservano consolidamenti domestici significativi, come l’acquisizione di Mediobanca da parte di Banca Monte dei Paschi di Siena e l’offerta di BPER Banca su Banca Popolare di Sondrio, che riducono la frammentazione del sistema bancario italiano. L’energia e le utilities mostrano una concentrazione elevata, favorendo piattaforme integrate. Il settore technology, trainato da AI e infrastrutture digitali, registra un rebound con crescita moderata nei deal mid-market, mentre il lusso mantiene livelli elevati. Complessivamente, l’Italia supera la media europea in termini di resilienza, posizionandosi come mercato attrattivo per investitori strategici e fondi con liquidità abbondante.

Dinamiche finanziarie, regolatorie e riforme attuali

Le dinamiche finanziarie nel 2026 facilitano le operazioni di M&A attraverso una maggiore accessibilità al credito e a strumenti di private equity, con tassi di interesse ECB stabilizzati (deposit facility al 2,00% a febbraio 2026, invariato da giugno 2025) e un repricing degli asset che attrae capitali esteri (ECB Key interest rates). Il Codice della Crisi d’Impresa supporta ristrutturazioni, riducendo rischi per acquirenti in settori che vivono delle crisi strutturali.

Da un punto di vista regolatorio, il Golden Power, rafforzato dal “test di sicurezza economica” introdotto nella Legge di Bilancio 2026 (Legge n. 199/2025), protegge asset strategici limitando acquisizioni estere in energia e telecomunicazioni, ma favorisce consolidamenti interni. A livello nazionale, le riforme economiche del governo Meloni, contenute nella Manovra 2026, accelerano queste dinamiche: la riduzione della seconda aliquota IRPEF (dal 35% al 33% per lo scaglione 28-50 mila euro), la maggiorazione del costo di acquisizione dei beni strumentali nuovi (fino al 180% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro, con enfasi su green e intangibili), il rifinanziamento dei crediti d’imposta per le Zone Economiche Speciali (ZES unica Mezzogiorno) e Zone Logistiche Semplificate (ZLS) con dotazioni significative per il triennio 2026-2028, nonché privatizzazioni come quote MPS e ENI, che liberano risorse per consolidamenti industriali (MEF – Principali misure della legge di bilancio 2026). Queste misure rafforzano la stabilità finanziaria, con deficit pubblico previsto al 2,6-2,8% del PIL.

A livello europeo, il pacchetto Omnibus e le riforme della Capital Markets Union (CMU) contribuiscono a semplificare il quadro regolatorio, riducendo la pressione su sostenibilità e dati digitali, con impatti positivi su M&A in tech e AI. La CMU facilita investimenti cross-border, con proposte per armonizzare regole di takeover e screening per Foreign Direct Investment (FDI), supportando una normalizzazione strategica del mercato pur mantenendo priorità nazionale su asset critici.

Previsioni per l’interesse nazionale e la sovranità economica

Nel 2026, le transazioni M&A sono previste contribuire a una maggiore competitività delle imprese italiane, con un impatto stimato sullo 0,1-0,2% del PIL attraverso sinergie, innovazione e creazione di “campioni nazionali” in settori strategici come energia e fintech, in linea con il rapporto Draghi sull’integrazione europea. La gestione efficace delle maturazioni debitorie post-pandemia rafforza la resilienza economica, riducendo dipendenze esterne e favorendo esportazioni: nel 2025 il surplus commerciale ha raggiunto +50,746 miliardi di euro (+48,287 miliardi nel 2024), con crescita export del +3,3% (ISTAT – Commercio con l’estero e prezzi all’import – Dicembre 2025).

Queste dinamiche tutelano l’interesse nazionale promuovendo sovranità in asset critici, come dimostrato dal controllo pubblico in operazioni come TIM-KKR (con partecipazione MEF al 16%). Le riforme governative, focalizzate su disciplina di bilancio e stimoli selettivi, hanno riconquistato fiducia dei mercati, posizionando l’Italia come pilastro stabile nell’Eurozona, con debito pubblico previsto intorno al 137,4% del PIL nel 2026 (Reuters – Italy budget watchdog UPB raises 2026 GDP growth to 0.7%). Le previsioni indicano rischi limitati, mitigati da politiche fiscali come l’aumento della soglia flat tax e incentivi al lavoro dipendente, che massimizzano benefici senza eccessivo indebitamento. In sintesi, un approccio selettivo alle M&A nel 2026 rafforzerà l’interesse nazionale, sostenendo crescita resiliente, produttività e indipendenza economica, in un contesto di normalizzazione post-crisi.

Prospettive e scenari attesi nel contesto geopolitico attuale

Nel 2026 il panorama geopolitico resta segnato da frizioni commerciali strutturali (soprattutto dazi USA-UE e restrizioni sulle esportazioni tecnologiche cinesi), persistente instabilità energetica e evoluzione dei conflitti in corso (crisi ucraina e tensioni in Medio Oriente). Tali fattori spingono verso una maggiore “agilità geopolitica” nelle operazioni di M&A: le imprese italiane privilegiano deal domestici o nearshoring per mitigare rischi di interruzioni delle catene di approvvigionamento e sanzioni indirette, riducendo esposizione a flussi commerciali volatili. In uno scenario di de-escalation parziale (es. tregue negoziate o attenuazione sanzioni energetiche), potrebbero emergere opportunità per operazioni outbound in aree di interesse strategico (Africa subsahariana, Balcani occidentali), mentre in caso di escalation (es. nuovi round tariffari) si rafforzerebbe il trend verso consolidamenti intra-europei protetti da screening FDI UE. L’aumento dell’interventismo statale globale, con richieste locali e barriere non tariffarie, accentua la necessità di preservare controllo nazionale su asset sensibili, favorendo un approccio selettivo che privilegia resilienza contro shock esterni. In sintesi, il contesto geopolitico potrebbe tradursi in un incremento selettivo del valore M&A domestico, con enfasi su operazioni che rafforzano autonomia strategica italiana in un ambiente di incertezza persistente.

Approfondimenti

Per approfondimenti sulle misure fiscali del governo Meloni, si veda l’analisi dedicata alla riforma fiscale: Come il Governo Meloni vuole cambiare il fisco.
Per i dati sul mercato M&A italiano 2025-2026, si rimanda al report PwC: PwC Global and Italian M&A trends 2025 e Outlook 2026.
Il testo ufficiale della Legge di Bilancio 2026 è consultabile in Gazzetta Ufficiale o sul sito MEF: Principali misure della legge di bilancio 2026.

 

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Giorgio Raimondi è un professionista attivo nel settore dell’investment banking, con pluriennale esperienza tra Milano, Londra e Francoforte, presso primarie realtà di consulenza. Si occupa principalmente di accesso al credito per le imprese, finanza strutturata, operazioni con fondi di private equity e transazioni nel settore immobiliare. Ha conseguito la laurea magistrale in Amministrazione, Finanza Aziendale e Controllo presso l’Università Bocconi.