di Emanuele Mastrangelo

C’è una teoria del complotto secondo cui l’aggettivo green di Green Pass sia dovuto al fatto che, dopo la sperimentazione fatta su centinaia di milioni di cavie umane europee (ma non solo: sistemi analoghi sono stati applicati in mezzo mondo) con il covid, ora il meccanismo per erogare diritti a termini&condizioni sia pronto per essere applicato a un regime di transizione ecologica (o verde, o “green”, per l’appunto).

Lasciando da parte i commenti degli scettici, le arrampicate sugli specchi dei “fact checker” un tanto ad articolo e la constatazione che negli ultimi due anni le “teorie del complotto” hanno avuto un tasso di colpi al bersaglio più alto di un cecchino, un indizio su come questo impavido nuovo mondo green possa arrivare a condizionare molto presto le nostre vite ce lo dà un’invenzione svedese: la carta di credito con plafond collegato alle “emissioni di CO2“, la DO Black della Doconomy.

Si sa, la Svezia è da decenni il banco di prova di tante delle trovate del suddetto impavido nuovo mondo. Così oltre ad aver donato al mondo Greta Thunberg, ora il Paese del death metal propone anche un sistema di pagamenti elettronici in grado di “responsabilizzare” il consumatore. Il metodo è semplice: i possessori della carta di credito DO Black sono vincolati non solo dal plafond di spesa previsto dal loro conto corrente, ma anche da un plafond collegato alle emissioni di gas serra che ogni transazione si ritiene debba produrre.

La filosofia di base è che ciascuna azione umana avrebbe un “impatto” sul sistema ecologico e che l’uomo debba limitarlo, o di riffa o di raffa. Poiché moltissimi prodotti o servizi oggi sul mercato vengono venduti assieme all’indicazione di quanta CO2 essi emetterebbero, il sistema di transazioni della DO Black, realizzato in collaborazione al colosso delle carte di credito MasterCard, calcola tanto il prezzo in valuta quanto quello in grammi di anidride carbonica. Quando l’utente raggiunge il plafond di uno dei due, semplicemente la transazione viene negata. Occhio quindi non solo al conto corrente, ma anche al vostro presunto “impatto”, perché potreste dover lasciare la spesa sul nastro trasportatore della cassa se siete troppo “inquinanti” (no, la CO2 non è un inquinante, ma un gas serra, cose molto diverse dal punto di vista chimico e fisico, solo che i sostenitori di questi sistemi non vanno molto per il sottile nello spiegare le differenze).

Tuttavia il meccanismo di addestramento sociale proposto da Doconomy non prevede solo pavloviane “transazioni negate” ma anche pavloviani premi per i consumatori “virtuosi”: “Gli utenti che si mostreranno rispettosi per l’ambiente – ci informa il sito “App to you” a proposito della Do Black – riceveranno anche premi economici. I proprietari di Do Black, infatti, potranno ricevere rimborsi da negozi collegati al sistema”. Ma attenzione, il consumatore responsabile gira il guiderdone a maggior gloria delle politiche ambientali: “A discrezione del possessore della carta, – spiega sempre “App to you” – tali rimborsi potranno quindi essere indirizzati a progetti di compensazione delle emissioni di anidride carbonica certificati dall’Onu o investiti in fondi sostenibili”. Insomma un sistema di “premialità” diverso dalla raccolta punti del supermercato (volevi il servizio di piatti, eh? Volevi?).

L’idea della Doconomy non nasce quest’anno, ma nel 2018. E non è un’eccentricità solitaria. L’iniziativa svedese, come detto, ha l’appoggio di MasterCard e il plauso degli uffici delle Nazioni Unite. E sempre MasterCard già fornisce ai propri utenti la possibilità di ottenere una app, Carbon Calculator, che permette di visualizzare le emissioni stimate di gas serra per tutti gli acquisti. L’impatto sulle emissioni viene monitorato mensilmente in relazione a varie categorie di spesa. Lo scopo dichiarato è quello di far capire al consumatore dove è maggiore l’impatto e come ridurlo. È chiaro che la app (di cui esistono innumerevoli altri esempi) è solo un beneficio per l’utente curioso o per il fanatico ambientalista, poiché in realtà la raccolta di big data delle compagnie fornitrici di servizi di pagamento elettronico sanno già perfettamente qual è l’impatto di anidride carbonica che ogni loro utente emette con ogni transazione che effettua.

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Così la domanda che viene spontaneo porsi è: per ora questi strumenti sono facoltativi, ma quanto ci vorrà perché qualcuno pretenda che essi diventino obbligatori? Già stiamo assistendo alle possibilità che hanno i regimi al potere in Europa di modulare attraverso i contatori elettronici la quantità di energia che ciascun utente può permettersi d’acquistare dalle reti, a prescindere dai contratti (il comandamento “è un privato, fa come gli pare” non vale per te, comune cittadino). Nei prossimi mesi vedremo le utenze domestiche – usualmente fissate a 3,3 kwh – decurtate in certe fasce orarie per obbligare i cittadini a ridurre l’impiego di elettrodomestici. Si parla di ridurre i limiti di velocità stradale per abbassare i consumi di carburante, un’imposizione facilmente implementabile tanto attraverso la rete di sensori e telecamere quanto, più direttamente, con il controllo remoto delle auto di ultima generazione, che molto semplicemente potrebbero rifiutarsi di superare i limiti di velocità per quanto il loro proprietario (o meglio sarebbe a dire “concessionario”, visto che l’impiego di simili auto “intelligenti” è soggetto a termini&condizioni) possa schiacciare a tavoletta il pedale dell’acceleratore. E pazienza se devi scappare all’ospedale perché tua moglie ha le contrazioni o tuo nonno ha un dolore lancinante retrosternale.

L’implementazione di un plafond collegato alle “emissioni” di gas serra è dunque lo sbocco naturale per le politiche di austerità energetica e di fideismo apocalittico-climatico che costituiscono l’ideologia dominante in questo momento. Gradualmente sistemi simili verranno introdotti prima come “curiosità” (vedi l’app di MasterCard), poi come strumenti facoltativi, quindi come strumenti di consulenza obbligatoria (parte integrante del conto sullo scontrino, per esempio, assieme all’IVA), infine diventeranno obbligatori. Bon gré mal gré gli utenti dovranno capire che le loro possibilità di spesa non saranno più legate a quanto è in loro possesso, frutto del loro lavoro o dei loro risparmi, ma saranno legate a una graziosa concessione su base del tutto arbitraria (“l’ha detto Lasscienza) che stabilirà qual è la lunghezza massima della catena. Oltre non si potrà andare. Basta, insomma, con questa gente che vuole vivere “al di sopra delle proprie possibilità”.

Presto, dunque, tutti capiranno per quale motivo quando si acquistava un biglietto online il sistema ci teneva a far sapere quanta CO2 il viaggio avrebbe emesso. Pensavate davvero fosse soltanto marketing per irretire gli ammiratori di Greta?

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Emanuele Mastrangelo è redattore capo di "Storia in Rete" dal 2006. Cartografo storico-militare, è autore di vari libri (l'ultimo, con Enrico Petrucci, è Iconoclastia. La pazzia contagiosa della cancel culture che sta distruggendo la nostra storia) e ha curato Eroi. 22 storie dalla Grande Guerra e Terra benedetta. Storie d'Italia e di italiani.