di Nathan Greppi

La guerra attualmente in corso e le problematiche legate al gas russo hanno evidenziato, se mai ce ne fosse bisogno, quanto sia indispensabile per un Paese avere il maggiore controllo possibile sulle proprie risorse energetiche o, se non si possiedono giacimenti sul proprio territorio, diversificare i fornitori anziché dipendere da uno solo. Di questo parla l’ultimo saggio dell’editore e opinionista conservatore Francesco Giubilei, Sovranità energetica. Dagli errori della transizione ecologica alla guerra in Ucraina, edito da Historica/Giubilei Regnani.

Quanti errori ha fatto l’Italia sull’energia

Nel trattare l’argomento, Giubilei comincia evidenziando quelli che secondo lui sono stati i principali errori commessi dall’Italia nel corso degli anni per quanto riguarda le politiche energetiche. In particolare, egli riprende le tesi dell’economista e già Ministro dell’Industria Alberto Clò, secondo il quale il nostro Paese avrebbe iniziato a dismettere le centrali a carbone, e più in generale i combustibili fossili, troppo rapidamente. Giubilei non si oppone all’obiettivo in sé della transizione ecologica, ma al modo in cui è stata attuata da noi, che a suo dire avrebbe richiesto un processo più graduale. Al punto che Draghi ha deciso sin dal 25 febbraio, seppur in un’ottica emergenziale, di riaprire temporaneamente alcune centrali a carbone e di aumentare la produzione per far fronte alla crisi energetica.

Altro tema toccato è quello dell’energia nucleare, avversata da molti ma ritenuta da altri la soluzione migliore per venire incontro sia alle necessità economiche sia a quelle ambientali. Giubilei punta il dito contro i “no” ai referendum sul nucleare del 1987 e del 2011, che secondo lui ci hanno impedito di cogliere delle opportunità che nella situazione attuale sarebbero state fondamentali. Uno dei risultati sarebbe un’eccessiva dipendenza energetica dall’estero, che in Italia si attesta al 75% contro una media UE del 59%. Il gas naturale rappresenta il 41% di tutta l’energia che utilizziamo e, di questo, il 95,6% risultava importato dall’estero quando è scoppiata la guerra in Ucraina.

Le colpe dell’UE
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La copertina

Neanche l’Unione Europea sarebbe esente da colpe, stando a Giubilei. Anche in questo caso non si tratta di “cosa” voleva fare (ossia ridurre le emissioni di CO2) ma di “come”. Infatti, nonostante dal 1990 al 2019 i Paesi dell’UE abbiano ridotto del 24% le proprie emissioni (con l’obiettivo di arrivare a zero entro il 2050), nello stesso lasso di tempo quelle a livello globale sono aumentate da poco più di 20 miliardi di tonnellate all’anno ad oltre 33. Questo perché l’Europa produce solo l’8% di tutte le emissioni su scala mondiale, e conta poco rispetto a nazioni molto più inquinanti come gli Stati Uniti, la Cina e l’India. Le ultime due in particolare, essendo economie emergenti che hanno scoperto il benessere economico in tempi relativamente recenti, tendono a preoccuparsi molto meno degli occidentali per gli effetti dell’inquinamento che producono.

Prima di questo libro, l’Autore aveva già espresso nel suo saggio del 2020 Conservare la natura l’idea secondo cui l’ambiente va tutelato anche per dimostrare attaccamento alla propria terra, ma senza danneggiare l’economia e soprattutto offrendo alternative all’ambientalismo di estrema sinistra.

Come rimediare

Arrivati a questo punto, viene da chiedersi quali possono essere le soluzioni pratiche per superare la crisi energetica. A tal proposito, Giubilei fa una serie di proposte che si possono suddividere principalmente in due macroaree: le scelte a breve termine, soluzioni temporanee per affrontare l’aumento dei costi dell’energia nell’immediato; e quelle a medio-lungo termine, che richiedono un certo livello di progettualità e che daranno buoni risultati soltanto tra diversi anni.

Per quanto riguarda le fonti energetiche disponibili in Italia, oltre a quelle solare ed eolica si dovrebbe tenere conto delle fonti geotermiche: viene fatto l’esempio di Larderello, una frazione del comune di Pomarance in provincia di Pisa, nella quale è presente un pozzo geotermico da 4800 GWh, che produce da solo il 10% dell’energia geotermica mondiale.

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In sintesi, queste sono le principali soluzioni che propone l’autore:

  • Diversificare i fornitori di gas, ad esempio andandolo a reperire in Africa. Viene fatto l’esempio del Congo, nelle cui acque territoriali l’ENI ha iniziato da tempo ad estrarre gas naturale accordandosi con il governo congolese.
  • Aumentare l’estrazione di gas italiano, specialmente dall’Adriatico. Tuttavia, quest’ultima tattica potrebbe rivelarsi più complicata del previsto: Giubilei non tiene conto del fatto che, secondo i dati dell’UNMIG (Ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e le georisorse), i giacimenti italiani di gas naturale si stanno da tempo esaurendo. Per compensare la diminuzione del gas proveniente dalla Russia, nel breve periodo si intensificherebbero le importazioni da altri fornitori importanti, quali l’Algeria e l’Azerbaijan, ai quali presto potrebbero aggiungersi Cipro e Israele, grazie al gasdotto EastMed).
  • Investire nelle rinnovabili che, seppur minoritarie, hanno un certo peso, e soprattutto nel nucleare. Anche qui, tuttavia, bisognerà fare i conti non solo con l’ostilità dell’opinione pubblica, ma anche con il rischio di ritrovarci in casa una nuova Fukushima.
  • Un altro rischio da non sottovalutare riguarda la Cina. Essa possiede le più grandi riserve mondiali di litio, ossia il metallo che serve per costruire le batterie dei cellulari e dei principali veicoli elettrici ecosostenibili. Ed è il maggior fornitore mondiale di terre rare, necessarie per fabbricare pannelli solari. In sostanza, il modo in cui cerchiamo di portare avanti la transizione ecologica rischia di renderci sempre più dipendenti dalla Cina, come per il gas con la Russia.
L’eredità di Mattei

L’ultimo capitolo del libro affronta la questione dell’energia da una prospettiva storica, ma in modo tale da ricollegarsi all’attualità. Giubilei vede in Enrico Mattei, del quale il 27 ottobre di quest’anno ricorrono i 60 anni dalla morte, colui che ha messo grandi capacità industriali al servizio del Paese. Quando era alla guida dell’ENI, mise al primo posto innanzitutto l’interesse nazionale italiano e si preoccupò di garantire una certa qualità della vita ai suoi lavoratori, in primis con la creazione negli anni ‘50 del quartiere di Metanopoli a San Donato Milanese.

Conclusioni

In conclusione, Sovranità energetica è un libro che serve a metterci in guardia dalle sfide in corso e da quelle che verranno, ma prova anche ad offrire degli spunti per vedere la luce in fondo al tunnel. I problemi relativi ai crescenti prezzi dell’energia, per quanto gravi, non sono insormontabili. Con la giusta combinazione di ingegno e forza di volontà, e imparando dagli errori del passato, possiamo sperare prima o poi di uscire da questa crisi.

Come diceva Mattei: “Dovete avere fiducia in voi stessi, nelle vostre possibilità, nel vostro domani; dovete formarvelo da soli questo domani”.

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Giornalista pubblicista, ha scritto per le testate Mosaico, Cultweek e Il Giornale Off. Membro del Consiglio dell'UGEI (Unione Giovani Ebrei d'Italia). È stato caporedattore di HaTikwa e addetto alle comunicazioni dello US-Italy Global Affairs Forum.