La Guerra dei 10 giorni. Così 35 anni fa la Slovenia diventava indipendente
Il 25 giugno 1991 la Slovenia dichiarò l’indipendenza dalla Jugoslavia, scatenando la breve Guerra dei Dieci Giorni contro l’Armata Popolare Jugoslava. Grazie a una efficace guerriglia e al basso morale delle truppe federali, gli sloveni respinsero rapidamente l’attacco, conquistando caserme e valichi con poche perdite. La vittoria slovena segnò l’inizio della dissoluzione della Jugoslavia, aprendo la strada alle sanguinose guerre che seguirono in Croazia e Bosnia.
Sovranità nazionale e doppi standard all’ombra del “dovere di ingerenza”
Lo Stato-nazione si fonda su popolo, territorio e sovranità, ma il diritto internazionale viene applicato con ipocrisia e doppi standard. L’umanitarismo e la Responsibility to Protect (R2P) sono spesso usati come pretesti per interventi selettivi al servizio degli interessi delle grandi potenze. Questa flessibilità giuridica rischia di aprire un vaso di Pandora, erodendo la sovranità e la credibilità dell’ordine internazionale.
Dalla superiorità alla saturazione: la trasformazione della difesa aerea e missilistica nel XXI secolo
Come si è evoluta la difesa aerea e missilistica dalla Guerra Fredda alla competizione strategica attuale? Quattro modelli d’architettura contemporanea (statunitense, russa, cinese e italiana) evidenziano approcci differenti. Nel futuro non sarà più possibile perseguire una “protezione totale” dello spazio aereo. La difesa aerea deve evolversi.
Troppa burocrazia, troppo poca competitività: perché l’UE sta perdendo terreno sulla Cina [parte 2]
La Cina controlla quasi interamente la filiera delle batterie e dei veicoli elettrici, lasciando l’Europa in forte dipendenza tecnologica e produttiva. I costruttori cinesi come BYD e Leapmotor stanno conquistando rapidamente il mercato europeo grazie a prezzi aggressivi e nuovi stabilimenti locali, aggirando i dazi. L’Europa può competere solo investendo massicciamente nella propria catena di valore delle batterie, riducendo i costi energetici e adottando una politica industriale più stabile e decisa.
Oltre l’illusione olimpica: lo sport come palcoscenico della polarizzazione geopolitica [parte 2]
Lo sport non è più semplice strumento di propaganda, ma vera strategia di soft power geopolitico da parte di molte Petromonarchie. Attraverso massicci investimenti in calcio, F1, golf ecc., acquisiscono controllo su federazioni, eventi e governance dello sport mondiale. Si ridefiniscono così le sfere d’influenza (spostamento del baricentro dallo Occidente) e si crea una interdipendenza asimmetrica: l’Europa diventa dipendente finanziariamente, riducendo così la sua capacità di critica politica verso questi regimi. Lo sport è diventato così termometro della crisi multipolare e strumento di guerra ibrida. Va difeso come spazio di regole condivise, integrazione e pedagogia, soprattutto nelle periferie europee, per contrastare radicalizzazione e divisioni.
Troppa burocrazia, troppo poca competitività: perché l’UE sta perdendo terreno sulla Cina [parte 1]
L’industria auto UE perde quota di mercato globale (dal 19,4% al 15,9%) nonostante la crescita mondiale, soprattutto nei veicoli elettrici dominati dai cinesi (93,6% delle vendite tra i top 10). La colpa è delle norme UE: le regolamentazioni severe (Fit for 55, Euro 7, obiettivo 2035) hanno imposto costi altissimi, multe pesanti e una transizione forzata agli EV, riducendo competitività e margini. E mentre l’Europa si carica di burocrazia e costi, la Cina domina con sussidi, scala produttiva, batterie economiche e auto accessibili, conquistando il mercato.





