Iniziamo con questo articolo la pubblicazione di una serie di corrispondenze da Dubai, dove l’autrice, Federica Bertoni, vive e lavora, operando in qualità di strategic cyber intelligence analyst. Le corrispondenze della Bertoni offriranno un prezioso punto di vista direttamente da quella che è una delle trincee di questo conflitto, con particolare attenzione agli aspetti informatici di questa guerra. [Fondazione Machiavelli]

I recenti attacchi missilistici e con droni hanno mostrato il funzionamento dello scudo difensivo degli Emirati Arabi Uniti e la resilienza tecnologica di Dubai come hub globale.

Percezione della crisi e osservazione sul terreno

Nella notte tra il 28 febbraio e il 1° marzo, poco dopo l’una, un allarme missilistico scuoteva il silenzio delle prime ore del mattino di Dubai. Dagli smartphone era lanciato all’unisono l’allerta con una notifica accompagnata da una voce sintetica che annunciava l’attivazione delle procedure di sicurezza. Nei minuti successivi si sono uditi alcuni boati in lontananza.

Nelle prime fasi l’interpretazione degli eventi non è stata istantanea né agevole. Solo nelle ore successive è stato possibile comprendere che quei boati non rappresentavano impatti al suolo, ma l’effetto delle intercettazioni operate dai sistemi di difesa aerea, che neutralizzavano i vettori ostili, prima che potessero raggiungere obiettivi sensibili. La distinzione è cruciale per comprendere la dinamica degli eventi. Quando un missile o un drone viene intercettato in quota, l’esplosione genera frammenti che possono ricadere al suolo. I danni localizzati osservati in alcune aree urbane sono quindi spesso riconducibili ai detriti prodotti dall’intercettazione, piuttosto che a colpi inferti direttamente.

La percezione sul terreno è risultata significativamente diversa rispetto alla narrativa diffusa in alcune analisi esterne. Nei giorni immediatamente successivi agli attacchi, diversi osservatori internazionali hanno descritto la situazione come potenzialmente destabilizzante nell’immediato per l’intero sistema urbano di Dubai. L’osservazione diretta ha suggerito invece una lettura più articolata, nella quale è emersa la capacità del sistema urbano e infrastrutturale di mantenere continuità operativa anche in presenza di minacce.

L’architettura difensiva degli Emirati

Negli ultimi vent’anni gli Emirati Arabi Uniti hanno sviluppato una delle architetture di difesa aerea e missilistica più sofisticate del Medio Oriente e tra le più avanzate a livello globale. Il sistema si fonda su una architettura multilivello di Integrated Air and Missile Defence (IAMD), progettata per rilevare, tracciare e neutralizzare minacce aerospaziali a differenti altitudini e distanze.

Tra i pilastri di questa struttura figurano le batterie Patriot PAC-3 e il sistema THAAD (Terminal High Altitude Area Defense), progettato per intercettare missili balistici nella fase terminale della loro traiettoria. L’integrazione di questi sistemi consente di costruire una difesa stratificata capace d’ingaggiare minacce multiple in contesti operativi complessi.

L’efficacia di questa architettura non risiede soltanto nelle singole piattaforme difensive, ma soprattutto nella capacità di integrazione tra sensori radar, sistemi di comando e controllo e reti di comunicazione militare. Il risultato è una struttura difensiva distribuita capace di operare in scenari caratterizzati da attacchi ibridi che combinano vettori balistici, sistemi a pilotaggio remoto e minacce asimmetriche.

Resilienza urbana e continuità operativa

Se la dimensione militare rappresenta il primo livello di sicurezza, la resilienza di una città globale come Dubai dipende anche dalla continuità delle sue infrastrutture civili e digitali.

Dubai rappresenta uno dei principali critical nodes dell’economia globale, un nodo sistemico in cui convergono infrastrutture finanziarie, piattaforme logistiche e reti digitali che sostengono flussi transcontinentali di capitale, dati e mobilità.

La capacità di mantenere continuità operativa durante una crisi rappresenta quindi un indicatore cruciale della robustezza del sistema urbano. Nei primi giorni della crisi, la città ha dimostrato una significativa resilienza sistemica, mantenendo attivi servizi pubblici, infrastrutture digitali e attività economiche con un livello di interruzione estremamente limitato.

Questa resilienza riflette un modello di pianificazione urbana progettato per sostenere elevati livelli di connettività globale e per assorbire shock operativi senza compromettere il funzionamento delle reti economiche e tecnologiche.

Infrastrutture digitali e sicurezza tecnologica

In questo contesto la dimensione cyber assume un ruolo centrale. Nei giorni successivi agli attacchi, l’attenzione nel settore tecnologico locale si è concentrata in particolare sull’outage che ha coinvolto i server Amazon nella regione. L’ episodio ha riportato al centro del dibattito una questione fondamentale della geopolitica tecnologica contemporanea: la dipendenza degli hub globali da infrastrutture cloud gestite da provider internazionali. Queste piattaforme costituiscono ormai componenti critiche delle architetture economiche e amministrative contemporanee, sostenendo servizi finanziari, piattaforme logistiche e infrastrutture di governance digitale.

La continuità operativa osservata a Dubai suggerisce la presenza di livelli significativi di ridondanza infrastrutturale e cyber-resilience, progettati per mitigare gli effetti di eventi disruptivi e garantire la stabilità dei servizi digitali essenziali.

Architetture di difesa data-driven e integrazione cyber-militare

Le moderne architetture di difesa aerea e missilistica non possono più essere interpretate come semplici aggregati di intercettori, radar e batterie distribuite sul territorio. La loro efficacia dipende in misura crescente dalla capacità di operare come ecosistemi integrati ad alta intensità di dati, nei quali sensori, reti di comunicazione, sistemi di comando e controllo e piattaforme di intercettazione convergono in una stessa architettura informativa.

In termini sostanziali, ciò significa che la superiorità difensiva non si misura più soltanto nella qualità della piattaforma d’arma, ma nella velocità con cui il sistema è in grado di rilevare, classificare, correlare e prioritizzare una minaccia lungo l’intera kill chain difensiva. In uno scenario caratterizzato da attacchi saturanti, vettori eterogenei e minacce multi-dominio, il fattore decisivo diventa la capacità di integrare flussi di dati provenienti da sensori multipli (radar terrestri, sistemi di sorveglianza aerea, reti elettro-ottiche, piattaforme ISR e sistemi di allerta precoce, in inglese early warning), in un quadro operativo comune, aggiornato in tempo quasi reale.

È in questo passaggio che la dimensione cyber e quella militare cessano di essere ambiti distinti. Le reti che sostengono il comando e controllo, la trasmissione dei dati di targeting, la fusione sensoriale e la coordinazione dell’ingaggio costituiscono esse stesse infrastrutture critiche di sicurezza. La robustezza di tali reti, la loro ridondanza, la loro segmentazione e la loro capacità di resistere a disruption, interferenze o compromissioni diventano quindi condizioni essenziali dell’efficacia difensiva. In altri termini: un sistema di difesa aerea avanzato è oggi, anche e soprattutto, un sistema di gestione sicura dell’informazione.

In questa prospettiva, l’intelligenza artificiale e i sistemi di automazione avanzata assumono una rilevanza crescente. Non si tratta soltanto di automatizzare funzioni tecniche, ma di aumentare la capacità del sistema di identificare pattern di minaccia, ridurre il tempo decisionale, supportare la prioritizzazione degli ingaggi e migliorare la qualità della situational awareness in contesti operativi ad alta complessità. Le cosiddette AI-enabled defence architectures non sostituiscono la decisione umana, ma ridefiniscono il rapporto tra supervisione umana, elaborazione algoritmica e risposta operativa, soprattutto laddove i tempi di reazione richiesti superano la capacità di processamento manuale tradizionale.

Per un hub globale come Dubai, questa evoluzione ha implicazioni strategiche dirette. La sicurezza della città non dipende soltanto dalla capacità di abbattere un vettore ostile, ma dalla tenuta complessiva dell’ecosistema informativo che collega difesa aerea, continuità infrastrutturale, servizi digitali e governance dell’emergenza. È precisamente in questa intersezione tra data fusion, cyber-resilience, command-and-control integrity e capacità algoritmica che si colloca oggi una parte decisiva della sicurezza tecnologica contemporanea.

Tecnologia, difesa e potere nella nuova architettura della sicurezza

Gli eventi delle ultime settimane mettono in luce una trasformazione strutturale della sicurezza internazionale.

La protezione degli hub globali non può più essere interpretata esclusivamente attraverso paradigmi di sicurezza militare tradizionale. Sempre più frequentemente essa dipende dall’integrazione tra architetture di difesa aerospaziale, infrastrutture digitali critiche e capacità avanzate di analisi dei dati.

Nel caso degli Emirati Arabi Uniti, questa convergenza appare particolarmente evidente. Gli investimenti in intelligenza artificiale, cybersecurity e infrastrutture digitali non rappresentano soltanto strumenti di innovazione economica, ma componenti di una più ampia strategia di technological deterrence e sicurezza tecnologica.

Le città-hub del XXI secolo stanno progressivamente assumendo il ruolo di infrastrutture strategiche della globalizzazione. La loro stabilità ha implicazioni dirette per il funzionamento delle reti economiche e informative che sostengono il sistema internazionale. In questo scenario, difesa aerea, cyber-security, infrastrutture digitali e intelligenza artificiale tendono a convergere in un’unica architettura integrata di sicurezza tecnologica.

La crisi iniziata il 28 febbraio suggerisce quindi una conclusione più ampia: la sicurezza degli hub globali del futuro dipenderà sempre meno da singole capacità difensive e sempre più dalla capacità di costruire hybrid security infrastructures in cui difesa militare, resilienza cyber e capacità algoritmiche operano come componenti di un unico sistema strategico.

Ed è proprio all’interno di queste architetture integrate che si giocherà una parte crescente della competizione geopolitica del XXI secolo.

Fonti

Center for Strategic and International Studies (CSIS). 2023. Missile Defense in the Middle East: Regional Security Implications. Washington, DC.

International Institute for Strategic Studies (IISS). 2024. The Military Balance 2024. London.

European Union Agency for Cybersecurity (ENISA). 2023. Cyber Resilience and Critical Infrastructure Protection in the Digital Era. Athens.

RAND Corporation. 2019. Resilience in Complex Systems: Infrastructure Protection and Security in Global Cities. Santa Monica.

Royal United Services Institute (RUSI). 2023. Technological Deterrence and the Evolution of Modern Security Architectures.

Brookings Institution. 2022. Global Cities and Strategic Infrastructure: The Geopolitics of Urban Connectivity.

Defense News. 2022. THAAD in First Operational Use Destroys Midrange Ballistic Missile in Houthi Attack.

Federica Bertoni
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Federica Bertoni è una professionista e ricercatrice indipendente con oltre vent’anni di esperienza nella Digital Forensics e nella Cybersecurity, àmbiti nei quali ha operato come consulente, analista e docente, anticipando in Italia l’evoluzione giuridico-tecnica delle scienze forensi digitali. Già Affiliate Scholar e Fellow Researcher presso l’Information Society Law Center dell’Università degli Studi di Milano, concentra oggi le sue ricerche su infrastrutture critiche, minacce state-sponsored, intelligenza artificiale e cybergeopolitica. Svolge attualmente la propria attività tra Medio Oriente ed Europa in qualità di strategic cyber intelligence analyst, operando sotto l’egida della prestigiosa licenza DMCC, ufficialmente riconosciutale dal governo degli Emirati Arabi Uniti, per le competenze in materia d’ intelligenza artificiale, crimini informatici legati all’uso di criptovalute e digital forensics. I suoi interessi più recenti si estendono alla cybersecurity dello Spazio e alle sue implicazioni strategiche per la governance globale. È autrice della monografia “L’impatto dell’intelligenza artificiale sui sistemi di voto elettronico nell’epoca delle crisi globali”, che sarà pubblicata in open access da Milano University Press entro la fine del 2025, sotto la supervisione scientifica dei professori Giovanni Ziccardi e Pierluigi Perri.