Oltre 57 mila firme digitali in 24 ore. La proposta di legge presentata sul sito del Ministero della Giustizia alla sezione “Referendum e iniziative popolari” dal comitato Remigrazione & Riconquista (ReR) ha sfondato a tempo di record la soglia di sostenitori prevista dalla legge.

Cos’è questa proposta di legge

Una proposta di legge di iniziativa popolare è uno strumento di democrazia diretta sancito dall’art. 71 della Costituzione italiana, che permette a un gruppo di almeno 50.000 elettori di presentare al Parlamento un progetto di legge redatto in articoli, promuovendo la partecipazione civica alla vita politica. La raccolta firme può avvenire sia in formato cartaceo che digitale (tramite SPID/CIE sul portale del Ministero della Giustizia). Una volta depositata, la proposta segue l’iter parlamentare ordinario (assegnazione alla commissione permanente competente per l’istruttoria, discussione e voto in Assemblea).

La proposta in questione prevede una stretta sull’immigrazione e i reati connessi, l’incentivo alla remigrazione degli stranieri, impiegando per il ritorno ai paesi d’origine i fondi destinati ora all’accoglienza, la revisione in senso restrittivo delle norme sul ricongiungimento familiare e l’abolizione della protezione speciale e infine il rafforzamento delle misure per il rientro in Italia degli italo-discendenti e l’istituzione di un fondo per la natalità.

La presentazione di questo progetto, realizzato e portato avanti dal comitato Remigrazione & Riconquista, era prevista alla Camera dei Deputati venerdì 30 gennaio con il patrocinio del deputato della Lega Domenico Furgiuele. L’iniziativa tuttavia è stata annullata a causa dell’opposizione di diversi parlamentari della sinistra – che hanno occupato fisicamente la sala stampa della Camera – inducendo le autorità all’annullamento della conferenza “per motivi di sicurezza”.

La reazione online

La violenta presa di posizione della sinistra istituzionale non ha impedito al comitato ReR di attivare la raccolta firme sul sito del Ministero della Giustizia. Raccolta firme che ha raggiunto e sfondato il tetto delle 50 mila previsto per l’attivazione della proposta in meno di 24 ore e in queste ore punta decisa verso le centomila. Un vero e proprio record, considerando che altre tematiche molto supportate dalla autoproclamata “società civile” e dai media, come l’eutanasia o il voto ai fuorisede, hanno raggiunto il medesimo risultato rispettivamente in due settimane e tre mesi anche avvalendosi di punti di raccolta firme in presenza. Solo la proposta di legge per l’abolizione del quorum nei referendum ha ottenuto risultati analoghi a quelli della proposta sulla remigrazione, toccando le 50 mila firme sul sito del Ministero in poco più di 24 ore.

Una società spaccata

Le società occidentali stanno sempre più andando incontro a fenomeni di polarizzazione ideologica. Si pensi solo al fatto che negli Stati Uniti la possibilità di un matrimonio fra persone di razza o religione differente ha superato quella di un matrimonio fra una persona repubblicana e una democratica. Temi come la remigrazione – ossia il ritorno ai paesi d’origine degli immigrati – risultano profondamente divisivi.

Il tentativo di boicottaggio violento da parte della sinistra istituzionale ha visto una reazione immediata sui social, con i post trionfali dei partecipanti alla protesta subissati di commenti negativi e soprattutto di inviti alla firma online a favore della proposta di legge. La protesta della sinistra si è così ritorta in un vero e proprio boomerang.

Cosa dicono i dati

Emerge dai dati demografici forniti dal Ministero anche un’altra serie di linee di frattura.

A sostenere la legge popolare sono soprattutto giovani e giovanissimi, cosa non sorprendente per questo tipo di iniziative, vista la modalità di accesso alla firma sulla piattaforma elettronica, che prevede l’impiego dell’identità digitale (SPID o CIE).

Rispetto però ad altre iniziative la piramide appare meno affusolata: sono sì molti i giovani a sostenere questa iniziativa, ma anche le classi d’età meno verdi sembrano aver preso a cuore il problema, tanto che – confrontando l’anagrafica della legge sulla remigrazione con quella per l’abolizione del quorum – la fascia d’età più anziana (over 68) è tre volte più numerosa nel primo che nel secondo pool. Robusto è anche il numero degli appartenenti alla Generazione X (in questa sede definiamo tali i nati dopo il 1973), e anche dei boomer mentre per la richiesta d’abolizione del quorum le fasce d’età superiori ai 42 anni risultano tutte residuali e più o meno simili fra loro per consistenza.

La stessa considerazione si può fare per altri due proposte avanzate sul sito del Ministero, quella relativa alla cosiddetta “educazione sentimentale” e quella per l’attivazione di una “rete psicologica nazionale” che vedono gli zoomers in larghissima prevalenza (con una notevole inversione di tendenza però proprio nella prima delle due, dove i più giovani appaiono più tiepidi rispetto alla c.d. “educazione sentimentale” rispetto ai trentenni).

La vera e sorprendente faglia però rappresenta il diverso atteggiamento fra le due metà del cielo.

Maschi contro femmine

Nella grandissima maggioranza le leggi di iniziativa popolare avanzate sul sito del Ministero della Giustizia raccolgono sostegno soprattutto fra le donne. E sono le donne a rappresentare la maggioranza assoluta e schiacciante dei sostenitori di proposte molto liberal e suggestive come le due citate su “rete psicologica” e “abolizione del quorum”, ma anche quella di senso esattamente opposto a quella sulla remigrazione, relativa alla facilitazione dell’ottenimento della cittadinanza per gli stranieri residenti in Italia. In quest’ultimo caso, le donne rappresentano oltre il 62% dei sostenitori.

La proposta di legge sulla remigrazione, invece, vede una schiacciante prevalenza degli uomini sulle donne fra i sostenitori, anche fra le fasce d’età più giovani.

Quello che emerge è un’Italia in cui l’attivismo politico è radicalmente diviso per sessi fra le aree nazionaliste\sovraniste e aree liberal, con la prevalenza dei maschi fra la prima e delle femmine fra la seconda.

Del resto diverse statistiche in tutto il cosiddetto Occidente allargato evidenziano come il mondo femminile si stia radicalizzando a sinistra molto più di quanto non si radicalizzi a destra quello maschile, ma comunque con una forbice fra le due metà del cielo che si sta letteralmente spalancando a partire dagli anni ’10 di questo secolo. Un periodo che corrisponde all’esplosione di fenomeni come il #MeToo, la cancel culture, l’esacerbazione della censura contro i temi di destra sui social e in generale il trionfo mediatico della narrativa liberal.

Considerazioni finali (e provvisorie)

L’incredibile successo dell’iniziativa del comitato ReR emerge soprattutto alla luce di alcune considerazioni.

La prima è l’effettiva impotenza delle minacce della sinistra liberal, che si è rivelata una tigre di carta. Anzi, in una società polarizzata come la nostra, la sua violenta presa di posizione antidemocratica ha senza dubbio contribuito a spingere molte persone a sostenere l’iniziativa del comitato ReR solo per far dispetto alle posizioni illiberali e censorie di chi vi si oppone.

La seconda è che il tema è effettivamente di rilevanza nazionale ed è trans-generazionale. A differenza dei tanti fuochi di paglia accesi da movimenti e movimentini liberal (anche grazie al sostegno delle solite ONG), quello della remigrazione sembra essere un tema solidamente condiviso e traversale agli italiani di tutte le età. Colpisce tuttavia l’inversione di tendenza fra attivismo maschile e femminile, anche considerando che il tema della remigrazione di diverse centinaia di migliaia di immigrati avrebbe effetti sensibili sulla criminalità e la violenza in Italia, in particolare quella che colpisce le donne, come le violenze sessuali. È infatti oggettivo dai dati statistici che se per magia in Italia dovessero scomparire intere fasce di immigrati dal passaporto ben definito (e segnatamente islamici e africani), il numero di violenze sessuali crollerebbe di quasi un terzo.

La terza è che un tema letteralmente cancellato dai media mainstream media sia riuscito a mobilitare anche solo online (con il non indifferente ostacolo dello SPID/CIE e della farraginosità del sito) oltre 65 mila persone in poco più di 24 ore.

Valga per tutti il fatto che mentre l’evento censorio della sinistra liberal alla Camera, con l’occupazione fisica degli spazi per impedire la presentazione della proposta di legge, ha ricevuto una copertura di stampa (fra notizie e commenti) pressoché totale, il successivo exploit delle firme – oggettivamente strepitoso – è stato letteralmente ignorato da tutti i media (nuovi e tradizionali), con l’unica eccezione della pagina web del quotidiano Il Tempo che – ben sei ore dopo il superamento della soglia dei 50 mila sostenitori – ha finalmente dato la notizia.

Ne consegue che la società civile (non quella autoproclamata, ma quella reale) ha una vitalità che risulta incredibile a osservare la sola narrazione prevalente sui media. Bisogna ora capire se si verificherà una nuova linea di frattura – quella fra italiani e classe politica – o se si apriranno anche all’interno della maggioranza di governo finestre di opportunità per l’attivismo della società.

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Redattore del blog del Centro Studi Machiavelli "Belfablog", Emanuele Mastrangelo è redattore capo di "CulturaIdentità" e di "Storia in Rete". Cartografo storico-militare, è autore di vari libri (con Enrico Petrucci, Iconoclastia. La pazzia contagiosa dellacancel cultureche sta distruggendo la nostra storia and Wikipedia. L'enciclopedia libera e l'egemonia dell'informazione).