Il testo che segue è tratto dal discorso con cui Daniele Scalea, Presidente della Fondazione Machiavelli, ha introdotto il Forum Machiavelli Cultura 2025 sul tema “La Bellezza ritrovata”.
La bellezza. Visto il tema, tutti vi aspettate che cominci dalla citazione più scontata di tutti, quella secondo cui “salverà il mondo”. Invece partirò da qualcosa di molto più basso, popolare e contemporaneo: un meme. Forse vi è capitato di vederlo.
Da un lato ci sono alcune costruzioni contemporanee e post-moderne: anonime, brutte, prive di identità. Dall’altro architetture tradizionali: grandiose cattedrali europee. Ciascuna architettura è abbinata a personaggi: quella contemporanea ai tipici doomer wojak, tristi, depressi, disperati; quella tradizionale a uomini in abiti tradizionali e portamento fiero. Il testo è il messaggio che ciascun tipo di architettura trasmette agli individui che le vivono. Quelle contemporanee dicono: “Non hai passato né futuro. Sei solo un ingranaggio, un consumatore”. Quelle tradizionali dicono: “Appartieni a una civiltà gloriosa. Ricevi importanti doni dal passato, hai grandi doveri verso i posteri”.
Credo che questo meme esprima, in maniera semplice ma efficace, perché la Fondazione Machiavelli, che non si occupa di arte, bensì di trasmissione dell’identità e delle tradizioni e di tutela della nazione, abbia scelto di occuparsi di un tema come quello della bellezza.
L’arte non è solo tecnica. L’arte non è solo espressione della sensibilità individuale dell’autore. L’arte è viva, nasce dallo spirito di una civiltà e con esso mantiene un dialogo costante, per cui lo esprime ma anche lo incita e ispira. Spenglerianamente, l’arte è l’espressione più pura dell’anima di una civiltà. E ne è forse anche la più sincera. Solzhenitsin distingueva così l’arte dalla saggistica. Un trattato può essere perfettamente scritto, assolutamente persuasivo, eppure contenere null’altro che menzogne. L’arte non può mentire. Se l’opera d’arte non afferma ciò che il cuore dell’artista conferma, essa è opaca, smorta, incapace di emozionare e ispirare.
A Solzhenitsin dobbiamo anche un’altra ottima definizione di arte: quella di memoria vivente della nazione. In un’epoca smemorata dal punto di vista storica, e che l’identità nazionale l’ha smarrita se non ripudiata, non sorprende che l’arte appaia priva di anima e bellezza. L’arte diventa solo intrattenimento o moda, o è strumentalizzata dalla propaganda o dal mercato.
Capirete dunque che l’arte, così come l’architettura, l’urbanistica, è anche politica, nel senso più nobile del termine. La politicizzazione dell’arte, anche nel senso meno nobile, ci è già stata imposta da decenni, nel momento in cui seguendo Foucault il neomarxismo ha aggiunto all’idea dell’arte come propaganda quella dell’arte come una delle tante espressioni di relazioni di potere, agone performativo in cui oppresso e oppressore confermano i loro ruoli o cercano di ribaltarli.
Arriviamo così al tema della bellezza. Quando il tuo credo è fondamentalmente nichilista, incentrato sul cancellare la tradizione e il dato di realtà naturale, perché miri alla tabula rasa da cui reingegnerizzare la società, allora il bello va relativizzato, screditato, negato. Il bello è stato scacciato nell’arte e come un esercito in fuga inseguito fino all’estetica del corpo, con l’ultima moda politicamente corretta della body positivity, ossia l’idea che non esista un ideale, una bellezza oggettiva, ma che anche condizioni morbose e insalubri vadano celebrate come “perfette” e “belle”. Ciò non solo fa un disservizio a chi tali condizioni le subiscono, demotivandole dal guarire, ma attacca un classico fondamento filosofico, quello che collega la bellezza esteriore alla salute psico-fisica e anche a quella dello spirito.
Se la bellezza è il nemico per i nemici della nostra civiltà, va da sé che per noi, amanti di quella civiltà, la bellezza debba diventare una bandiera. Senza eccedere però in una visione puramente estetica, scollegata dallo spirito e dalle necessità del tempo. Seguiamo il precetto di D’Annunzio: impariamo a considerare bello ciò che è necessario. Per la nostra generazione, ciò che è necessario è ridare animo, e anima, alla nazione italiana e alla civiltà europea.
Fondatore e Presidente della Fondazione Machiavelli. Laureato in Scienze storiche (Università degli Studi di Milano) e Dottore di ricerca in Studi politici (Università Sapienza), è docente di "Storia e dottrina del jihadismo" presso l'Università Marconi. In precedenza ha insegnato anche presso l'Università Cusano, sulla geopolitica del Medio Oriente e l'estremismo islamico.
From 2018 to 2019, he served as Special Advisor on Immigration and Terrorism to Undersecretary for Foreign Affairs Guglielmo Picchi; he later served as head of the technical secretariat of the President of the Parliamentary Delegation to the Central European Initiative (CEI).
Author of several books, including Immigration: the reasons of populists, which has also been translated into Hungarian.







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