Nato a Roma il 15 settembre 1891 da Federico e Matilde Cazzaniga, in una famiglia originaria di Borgomanero (Piemonte) trasferitasi nella capitale nel 1887 per il lavoro del padre all’Ispettorato Generale del Tesoro, Federico Zapelloni crebbe in un ambiente segnato dal senso del dovere. Il padre, diventato consigliere della Corte dei Conti, ebbe quattro figli tutti ufficiali: Giuseppe, capitano di fanteria ferito sul Pasubio; Alessandro, tenente d’artiglieria decorato con Medaglia d’Argento sul Grappa; Pier Luigi, tenente dei bersaglieri con una Medaglia d’Argento e una di Bronzo; e lo stesso Federico, che avrebbe lasciato un’impronta indelebile nell’aviazione.

Dopo la licenza al Liceo Torquato Tasso di Roma, Zapelloni rispose alla chiamata alle armi nel 1911, diventando sergente nell’81° Reggimento Fanteria e poi sottotenente nell’82°. Partecipò alla campagna di Libia con il 60° Reggimento dal 1913 al 1914.

Ma la sua vera passione era il volo: già nel 1907, a soli 16 anni, progettò e costruì un aliante monoplano, “Il Veleggiatore Zapelloni”, con cui spiccò il primo volo vicino al Forte Bravetta a Roma, anticipando di anni i pionieri dell’aviazione italiana.

Durante la Grande Guerra, nel 1915 ottenne il brevetto di pilota d’aeroplano e poi militare, diventando istruttore a Pisa su Blériot, Nieuport e Parasole Macchi. Insistette per essere inviato al fronte e, nel 1916, fu assegnato alla 13ª Squadriglia Bombardamento “della Comina”, equipaggiata con i pesanti Caproni Ca.33 – lenti giganti vulnerabili ai caccia austriaci. Promosso capitano nel 1917, ne assunse il comando.

Uomo di meravigliosa fermezza e forza d’animo, Zapelloni si distinse per audacia costante e sprezzo del pericolo. Inventò una manovra geniale: lasciarsi inseguire dal nemico, poi cabrare bruscamente bloccando i motori, portando il Caproni in stallo e costringendo i caccia a sorvolarlo, finendo nel mirino della mitragliatrice prodiera. Le sue missioni furono epiche. Il 20 aprile 1917 su Chiapovano respinse due caccia e bombardò l’obiettivo nonostante 16 proiettili nel velivolo. La notte del 2 maggio, tra la foschia istriana, colpì la stazione di Opicina e scese basso per colpire i proiettori nemici. Il 14 maggio riparò un motore in volo, lavorando rischiosamente sull’ala e bruciandosi le mani. In nove mesi comandò 63 bombardamenti, colpendo nodi ferroviari come San Peter, officine di Idria e l’arsenale di Pola. Partecipò ai grandi raid notturni su Pola, la più importante e munita base navale austriaca, ideati con Gabriele d’Annunzio: nella notte del 2-3 agosto 1917, 36 Caproni sganciarono 8 tonnellate di esplosivo sulla base navale austriaca, ripetuto nelle notti successive. Meritò due Medaglie d’Argento, una terza commutata in Bronzo nel 1922 per limiti normativi, e una Croce di Guerra. Il culmine fu la Medaglia d’Oro al Valor Militare, conferita con Regio Decreto dell’11 maggio 1922 per un’audace azione solitaria notturna del 30-31 dicembre 1917 in condizioni estreme – la prima del genere in qualsiasi aviazione, vanto italiano. Durante la battaglia finale della guerra, Vittorio Veneto, distrusse le passerelle sul Piave gettate dagli austriaci.

Gabriele d’Annunzio gli dedicò il libro “La Riscossa” e amico di Gianni Caproni, volò spesso con Fiorello La Guardia – futuro sindaco di New York – conosciuto alla scuola di Foggia, dove Zapelloni fu istruttore per piloti americani. Dopo la guerra, fu membro della Missione per l’Armistizio a Vienna e quindi transitò nella Regia Aeronautica nel 1923. Inventore brillante, ideò il catabaligrafo, mirino di puntamento adottato ufficialmente, e il progetto di siluro aereo F.Z. Laureato in Scienze Politiche a Perugia nel 1932, fu addetto aeronautico a Madrid (1925-1927), aiutante di campo di Vittorio Emanuele III, giudice militare e comandante di stormi. Promosso generale, comandò l’Aeronautica della Sardegna e fu ispettore scuole.

L’8 settembre 1943, in licenza di convalescenza per un intervento chirurgico a Roma, sfuggì ai tedeschi nascondendosi. Ritirato nel 1944, promosse iniziative economiche in Brasile e Venezuela, e culturali in Italia. Presidente dell’Associazione Pionieri dell’Aeronautica (1967-1977), morì a Roma il 16 gennaio 1979. Sepolto a Ferentino, ha un busto al Vittoriano e il medagliere a Vigna di Valle. Federico Zapelloni incarnò l’eroismo dell’aviazione italiana: audace nei cieli della Grande Guerra, innovatore in pace, sempre al servizio del Paese.

Vincenzo Gaglione
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Vincenzo Gaglione, con un passato da militare di carriera, appassionato ricercatore e autore di saggi e pamphlet di cultura militare pubblicati su vari periodici. Ha esordito come autore per Herald Editore con la narrazione: Promesse dello sport italiano con la “Folgore” nelle epiche lotte ad El Alamein. Vive in Roma, dove cura la Biblioteca del Gruppo delle Medaglie d’Oro al Valor Militare d’Italia. Psicologo e criminologo, è docente per la Campus HTGE con sede in Ginevra.