Background
Il Mediterraneo – da tempo ormai definito “Allargato” – è l’area di interesse strategico della nostra nazione per quanto riguarda la sua sicurezza e i suoi interessi geopolitici ed economici. Attualmente il Mediterraneo Allargato incorpora il Mar Mediterraneo geografico, il Mar Nero (oggi area geografica al centro della competizione militare con Mosca), il Mar Rosso, il Golfo Persico, l’Oceano Indiano a est, l’Oceano Atlantico fino al Golfo di Guinea a ovest e la regione artica a nord. Inoltre, la campagna del nostro Carrier Strike Group nell’indo-pacifico dell’anno scorso ha, di fatto, allungato il Mediterraneo Allargato almeno al sud-est asiatico e forse anche un po’ oltre…o quanto meno fa di quell’area un’importante appendice della zona di riferimento dei nostri interessi strategici in tema di sicurezza e politica economica. Gli avvenimenti in queste aeree hanno delle conseguenze dirette sugli interessi dell’Italia e sulla stabilità dell’intero Sistema-Paese. Pertanto, la nostra nazione, al fine di tutelare i suoi interessi, deve mantenere libertà di movimento e iniziativa nell’area. Tuttavia, questa analisi geopolitica e strategica non si pone l’obiettivo di analizzare il Mediterraneo Allargato in quanto tale, ma soffermarsi e concentrarsi sul Mediterraneo geografico (Mare Nostrum), area strategica nella quale sono concentrati gran parte delle priorità nazionali presenti e future. Infatti, in questa arena si confrontano numerosi players statuali e non statuali (terrorismo, criminalità organizzata, immigrazione clandestina, contractor, ecc.), e queste realtà possono essere costituire una serie di minacce per l’Italia.
L’odierno panorama di riferimento si distingue assai dal periodo della Guerra Fredda, che per molti decenni fu in grado di sospendere i contrasti cronici del bacino mediterraneo attraverso un bilanciamento di forze che “tratteneva” i possibili conflitti ed evitava l’emergere di potenze regionali. L’attuale celere riarmo navale di varie nazioni rivierasche, di fatto, rischia di compromettere la fragile stabilità nell’area. Inoltre, le politiche risolute degli Stati regionali e d’oltremare hanno come obiettivo quello di espandere la loro egemonia e influenza nel Mediterraneo, e l’ampia “territorializzazione” dell’alto mare per l’utilizzazione delle risorse rischia di creare contese sfociabili in conflitti armati. Oltretutto, le attuali scoperte di notevoli giacimenti di gas naturale nelle acque orientali del Mare Nostrum (in particolare nelle acque territoriali di Egitto, Cipro,  Israele e Gaza) aumentano in maniera considerevole i contrasti tra le nazioni rivierasche. La nostra nazione si trova al centro di questa complicata e intricata rete di interessi regionali e non… Tuttavia, i suoi primari interessi nazionali sono legati al mare e, in particolare, al Mar Mediterraneo.
L’importanza strategica del Mediterraneo
Il Mediterraneo è una delle principali aree di proiezione sin da prima dell’Unità d’Italia nel 1861, con gli interessi marittimi dei due principali regni – Napoli e Torino – confluiti tal quali nello Stato unitario. La linea mediterranea – insieme a quella atlantica ed europea – ha rappresentato e rappresenta uno dei tre cerchi della politica estera italiana.
cartine tratte da Storia in Rete n. 73-74
Tuttavia, il teatro mediterraneo è quello in cui la nostra nazione può e deve giocare un ruolo di maggior peso. Inoltre, negli ultimi decenni – a partire dalle “Primavere Arabe” del 2011 – il Mare Nostrum ha assunto una valenza geopolitica e strategica ancora maggiore per l’Italia, che è stata per alcuni aspetti ulteriormente acuita a seguito dell’invasione dell’Ucraina da parte della Federazione Russa. Infatti, dal 24 febbraio 2022 – giorno dell’invasione russa – le relazioni internazionali vivono una lunga stagione di profonda instabilità, dominata dalla crescita dei conflitti e dal continuo rischio di escalation regionale e globale. La guerra russo-ucraina e, in seguito, il conflitto tra Israele e Hamas e poi con Hezbollah e l’Iran, hanno dimostrato la crisi del paradigma di deterrenza nato e articolatosi dopo la Seconda guerra mondiale, la crescita della spregiudicatezza nell’uso della forza di attori statali e non statali, l’aumento del livello di crisi che tali attori sono disposti a correre nell’intraprendere azioni di carattere militare e, conseguentemente, la difficoltà degli strumenti diplomatici nel frenare i fattori di instabilità e confronto violento (si veda M. Di Liddo, Il futuro delle crisi globali, in Rivista Marittima). Il Mar Mediterraneo, che rappresenta l’1% dei mari del mondo, è – tuttavia – attraversato dal 20% del traffico marittimo globale. Lo Stretto di Sicilia è il ganglio delle principali rotte marittime che connettono le due aree oceaniche orientali e occidentali, e questo ne fa un collo di bottiglia dall’altissimo valore geopolitico e strategico. Infatti, lo Stretto di Sicilia rappresenta il baricentro per la sicurezza marittima dell’Italia. La conservazione dei suoi punti di appoggio è parte essenziale della dimensione strategica nazionale per la sicurezza e difesa del Mediterraneo. Lo Stretto di Sicilia è il punto di congiunzione tra Europa, Africa Settentrionale e Medio Oriente e chi riesce a monitorare e dominare questo spazio di mare è anche in grado di controllare le rotte marittime tra il Canele di Suez e lo Stretto di Gibilterra. Inoltre, in quest’aera sono presenti cavi sottomarini attraverso cui passano flussi di dati che connettono Europa, Africa, Medio Oriente e Asia. Tali cavi costituiscono una significativa infrastruttura critica per l’Italia e i suoi alleati NATO poiché il flusso di informazioni è fondamentale per le operazioni militari, per le operazioni di intelligence, la sicurezza nazionale e la tutela delle relative infrastrutture. La nostra nazione, essendo una economia di trasformazione (importa materie prime e semilavorati per esportare prodotti finiti “made in Italy”), è altamente dipendete dai trasporti e dai traffici marittimi. Inoltre, l’Italia importa quasi la totalità del fabbisogno di combustibili fossili. Tale condizione definisce l’esigenza di una riflessione riguardo alla sicurezza e stabilità dei Paesi fornitori, delle aree di transito dei gasdotti-oleodotti, nonché delle vie di comunicazione (in particolare marittime). Infatti, petrolio e gas arrivano quasi interamente con navi dal Golfo Persico, dai due versanti oceanici africani, dal Mediterraneo Orientale e dal Mar Nero attraverso i passaggi cruciali di Suez, Hormuz e Bab El Mandeb (snodo ad altro rischio ed epicentro di conflitti). Il Mediterraneo, complessivamente, costituisce uno spazio contraddistinto da instabilità, incertezza e da un articolato dinamismo, derivante dall’instabilità in Libia, dalle tensioni fra Marocco e Algeria, dalla instabilità politica della Tunisia e dalla crisi economica egiziana. A tutto questo si unisce la permanente fragilità balcanica, la crisi del Libano, la guerra a Gaza, la guerra in Siria e la recente caduta di Damasco, le competizioni energetiche e territoriali nel Mediterraneo Orientale, la guerra russo-ucraina con i risvolti navali e marittimi nel Mar Nero, le ambizioni neo-ottomane della Turchia e la presenza russa nelle acque Mediterraneo.
Il Mediterraneo conteso: il caso Libia
Il Mar Mediterraneo è diventato è il teatro in cui in presidente Putin ha mostrato in maniera sempre più assertiva la volontà di ripristinare l’antica statura della Federazione Russa come grande player globale, sottolineandone la capacità di movimento al di fuori del proprio naturale perimetro geografico. Tra gli obiettivi della presenza russa nel Mare Nostrum vi è, certamente, la volontà di Mosca di ricreare l’immagine di una Russia influente e potente nello scacchiere internazionale. Ciò, tuttavia, non deve far dimenticare anche obiettivi più contingenti e concreti, fra i quali quello di garantire la sicurezza interna e di garantire e assicurare la protezione e il consolidamento degli interessi economico-commerciali di Mosca (Vedi A.R. La Fortezza, La presenza russa nelle acque del Mediterraneo e lungo i suoi confini terrestri, in Rivista Marittima). Infatti, la penetrazione nel Mediterraneo da parte della Russia trova giustificazioni dal punto di vista economico-commerciale sia nel mercato degli armamenti e che in quello energetico. È bene ricordare che diversi Paesi del Nordafrica, in primis Algeria ed Egitto importano una notevole quantità di armi dalla Federazione Russa. Inoltre, la Russia ha supportato (es. Siria) e supporta direttamente ed indirettamente – tramite il gruppo Wagneradesso denominato Africa Corps e riconducibile alla Forze armate russe – diversi  Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum (fra questi la Libia). In sostanza, questo attivismo politico-militare della Russia nel Mediterraneo e nei Paesi che si affacciano deve essere percepito e visto come un notevole rischio per l’Italia; visto che la nostra Nazione ha numerosi interessi strategici in materia di sicurezza e approvvigionamento energetico in questo spazio marittimo e con gli Stati che si affacciano, in particolare con i Paesi del Nordafrica (nello specifico Algeria, Libia ed Egitto). A tale riguardo, il Mediterraneo – in caso di conflitto – potrebbe essere un’aerea contestata, e la nostra nazione in questo scenario potrebbe essere coinvolta persino in prima linea, il che dovrebbe spingerla fin da subito a dotarsi dei sistemi necessari per garantirsi efficaci sistemi di protezione antimissile e droni e di una architettura A2/AD che comprenda mezzi navali, aerei e terrestri (Vedi M. Scopigno, Il nuovo ruolo della NATO, in Geopolitica e Strategia. L’Italia nel Mediterraneo Allargato). L’Italia, tuttavia, in questo scenario ha a che fare con un altro player: la Turchia. Infatti, la Turchia è artefice di iniziative politico-militari in aree strategiche per la nostra Nazione, in particolare nel teatro mediterraneo e fra queste: Mar Mediterraneo Orientale, Balcani e Libia. A tale riguardo, la presenza turca in Libia ha diverse funzioni e implicazioni per Ankara e non solo. La presenza in Libia è fondamentale per difendere gli interessi geopolitici ed energetici turchi nel Mediterraneo Orientale. Infatti, con il memorandum d’intesa fra Ankara e Tripoli sulla delimitazione delle rispettive Zone economiche esclusive, il governo di Tripoli ha condiviso e sostenuto i criteri della Turchia per la demarcazione. “Senza la cooperazione libica la Turchia sarebbe isolata nel Mediterraneo Orientale, in balia delle rivendicazioni marittime degli altri Stati rivieraschi”.
libia fazioni
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Inoltre, l’aiuto della Turchia per difendere Tripoli dal generale Haftar ha posto le basi di un’alleanza Libia-Turchia quantomai utile per Ankara. Infatti, l’alleanza con Tripoli è stata essenziale per rompere con l’isolamento con il mondo arabo, dove fino ad allora Ankara poteva contare solo sul Qatar. La presenza della Turchia in Libia accresce rilevanza e influenza reciproca dei due Paesi. Tuttavia, tutto ciò ha avvicinato fisicamente la Turchia all’Italia. È bene sottolineare, comunque, che la nostra Nazione con la Turchia – paese alleato NATO – intrattiene proficue relazioni e rapporti. Ciononostante, come riportato in precedenza, Ankara proietta la sua influenza in tutto il Mediterraneo e sembra non ammettere interferenze. Roma e Ankara, nel corso degli anni, hanno spesso preso posizioni simili in Libia, nonostante ciò, il loro coordinamento su tale dossier strategico è molto scarso. A tale riguardo, la Libia ha solidi legami storici con l’Italia di cui è stata una colonia per la prima metà del XX secolo, che ha visto, nascere lo stesso Gheddafi come italiano e con cui ha mantenuto importanti relazioni, in particolare di carattere commerciale fino allo scoppio delle “Primavere Arabe” (Vedi D. Panebianco, Compendio. Sicurezza e Difesa Marittima, Supplemento Rivista Marittima). Al di là dei forti interessi strategici ancora presenti, la solidità dei rapporti tra Italia e Libia fino a quel momento sono testimoniati da alcuni accordi di grande rilevanza strategica, come quello del 2008 per la creazione di una serie di progetti a carattere infrastrutturale per 5 miliardi di dollari (tra cui la costruzione di un’autostrada litoranea che avrebbe dovuto sanare le ferite del periodo coloniale) e per il controllo dell’immigrazione clandestina. [1 – continua]
Nota: Le opinioni espresse negli articoli sono quelle dei rispettivi autori e potrebbero non rispecchiare le posizioni della Fondazione Machiavelli.
francesco sisto
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Genovese, è laureato in Scienze Storiche. Ha conseguito il master universitario di II livello in Intelligence and Security, il master universitario di II livello in Studi Strategici e Sicurezza Internazionale e il master universitario di II livello in Studi internazionali strategico-militari presso il CASD. Collabora con Difesa Online e ha svolto attività di ricerca e analisi presso il Centro Studi Militari Marittimi di Venezia. Ha ricoperto l’incarico di Political Advisor su nave Cavour della Marina Militare. Collabora con il Centro Studi Militari Aerospaziali.