Il cambio di paradigma: Winston Churchill primo lord dell’Ammiragliato
Il cambio di passo avvenne con la nomina di Winston Churchill a primo lord dell’Ammiragliato il 24 ottobre del 1911 (carica che manterrà fino al 25 maggio del 1915). Tra gli obiettivi vi era quello riconquistare la fiducia del governo nella capacità della Royal Navy di agire con decisione nei momenti di crisi, e in particolare di riportarla in linea con la politica strategica generale. Così Churchill, in una lettera indirizzata al lord presidente del consiglio John Morley:“Spero siate favorevole al cambiamento. È una grande responsabilità e ora colgo meglio di tre anni orsono l’importanza della carica, per il peso che ha nella politica sia interna sia internazionale. Sono sempre stato particolarmente attratto dai problemi navali e militari. Ho letto molto più sulla guerra che su qualunque altro argomento. Confido di essere un buon economo. Anche i tempi sono propizi: il bilancio al livello più alto, la flotta enormemente potente, il Gabinetto molto unito. Posso mietere bene là dove altri hanno seminato male. Avevamo assolutamente ragione in tutto ciò che dicemmo nel momento della paura. Non un solo fatto allora menzionato che non sia stato privato dagli eventi! Penso che riuscirò a trovare la mia strada lungo il cammino” (M. Gilbert, Churchill. La vita politica e privata).Con queste parole, il trentasettenne Winston Churchill diede il via alla preparazione e alla riorganizzazione della flotta. Il giovane leader capì molto bene che la Gran Bretagna doveva rivaleggiare con una sola realtà, l’Impero tedesco. Nei primi mesi come primo lord dell’Ammiragliato studiò e approfondì una branca molto recente dell’arte bellica: la guerra aerea. Infatti, enfatizzò il bisogno di stabilire i termini e le condizioni del servizio aereo per la Royal Navy. Inoltre, incentivò la costruzione di sommergibili. Comunque, il cambio di paradigma e cambiamento più importante – con Churchill primo lord dell’Ammiragliato – per la flotta britannica, avvenne tra il 1911-‘12 con la decisione di passare definitivamente dal carbone al petrolio come combustibile, passaggio che era stato caldeggiato anche dall’ammiraglio Fisher. Alla fine, si concluse – in quel periodo – di attuare spese straordinarie nei tre principali settori da modernizzare: la transizione dal carbone al petrolio come combustibile delle navi, con conseguente realizzazione della corrispondente filiera logistica; l’espansione della flotta aerea della Marina e la costruzione di aeroscali e impianti; la diffusione della radiotelegrafia come strumento primario per le comunicazioni segrete sia in mare sia in cielo. Nel marzo del 1912 il primo lord dell’Ammiragliato Churchill informò i Comuni che il Regno Unito avrebbe impostato due nuove navi di linea per ogni recente corazzata messa in cantiere da Berlino, e poco tempo dopo annunciò la realizzazione di cinque nuove super-Dreadnought della classe Queen Elizabeth. Su queste navi vennero montati cannoni da 381 mm e la propulsione era a nafta. I tedeschi dovettero rispondere con la classe Bayern e gli incrociatori da battaglia Derfflinger. A tale proposito,
“è interessante notare che le parti si erano invertite, la corsa agli armamenti navali era stata iniziata dalla Germania, ora era controllata dalla Gran Bretagna, che introduceva nuove unità in continuazione, la Germania era costretta a seguire. La politica di von Tirpitz era completamente fallita”.
Churchill apre l’era del petrolio
Tuttavia, una delle più importanti innovazioni di Winston Churchill come primo lord dell’Ammiragliato avrebbe avuto un peso determinante a livello geopolitico che si riverbera tutt’ora, dopo oltre 110 anni. Il 17 giugno del 1914 chiese alla Camera dei Comuni di approvare un’operazione “radicale” che egli aveva negoziato: l’acquisto da parte del governo di una quota del 51% delle azioni su tutto il petrolio prodotto dalla Anglo-Persian Oil Company, e in aggiunta la prima utilizzazione di tutto il petrolio prodotto nei pozzi della compagnia. Con questa acquisizione, e a un costo di poco superiore a due milioni di sterline, la Royal Navy si sarebbe assicurata tutto il petrolio necessario per “alimentare le navi da guerra senza dipendere da qualche compagnia privata o governo straniero”. La Camera dei comuni avallò l’acquisto di una quota azionaria di maggioranza della Anglo-Persian Oil Company con ben 254 voti favorevoli e solo 18 contrari. Così, l’Ammiragliato controllava il petrolio che gli serviva in una regione entro la sfera di influenza britannica fin dalla Convenzione anglo-russa del 1906, e con la possibilità di egregi profitti. Nel corso dei cinquanta anni successivi, i soli interessi sulla quota del 51% dei profitti petroliferi avrebbero coperto i costi di tutte le “navi da guerra costruite dopo il 1914” (M. Gilbert, Churchill. La vita politica e privata). Dopo questa brillante operazione, la compagnia petrolifera avrebbe seguito le linee politico-strategiche di Londra. Inoltre, l’Anglo-Persian Oil Company riuscì a giovarsi del notevole apparato politico, diplomatico e informativo britannico (sostanzialmente fu eseguita una grande operazione di intelligence economica). Politica, intelligence e industria petrolifera – di fatto – si erano legate inestricabilmente. Il passaggio al petrolio trasformò la Persia, e in generale il Medio Oriente, in una zona di vitale importanza per gli interessi strategici di Londra (e non solo) e la fonte energetica in una questione dirimente per la sicurezza nazionale. Infatti, Londra – oltre al petrolio proveniente dalla Persia – poteva contare anche sui pozzi petroliferi del Kuwait (protettorato britannico dal 1899). Il 28 giugno del 1914 venne assassinato a Sarajevo l’arciduca Francesco Ferdinando, nonché erede al trono austro-ungarico. Il 5 agosto del 1914 la Gran Bretagna iniziò le ostilità contro l’Impero tedesco.Conclusions
Il 17 giugno del 1914 fu una data storica: da quel giorno iniziò l’era del petrolio. Inoltre, dalla Prima guerra mondiale in avanti, “l’oro nero” sarebbe stato la base della geopolitica energetica mondiale. Nonostante la Gran Bretagna disponesse di importanti riserve di carbone (in particolare in Galles), Winston Churchill visitando, osservando e studiando la flotta di Sua Maestà britannica capì l’importanza strategica di rinnovare e aggiornare le navi. Questo fu reso possibile grazie all’innovazione scientifica e tecnologica, e la decisione di dotare la flotta di motori a nafta ebbe i suoi vantaggi. Infatti, la Marina imperiale tedesca – come già accennato in precedenza – impiegava navi a carbone, e le conseguenze erano maggior lentezza e minor autonomia. Ovviamente, la scelta di Winston Churchill ebbe delle ripercussioni interne. Infatti, la lobby del carbone – con questo cambio di paradigma – si sentì, per ovvie ragioni, danneggiata da un punto di vista economico. Tuttavia, il passaggio al petrolio diede alla flotta britannica dei benefici in quanto a velocità, spostamento ed efficienza (fondamentali per la guerra navale e non solo…). Inoltre, l’abilità di leader politici e militari di creare scenari anticipando il fabbisogno energetico, ha decisamente aiutato a incrementare il potere economico di Londra. Infatti, (ieri come oggi) creare e anticipare scenari è fondamentale per avere un vantaggio strategico – militare, energetico o industriale – rispetto agli avversari (a tale riguardo vedi L’importanza dell’industria della difesa e dell’intelligence militare and III convegno Machiavelli Difesa: La NATO verso il 2030. Strategie per un futuro incerto). Queste parole sintetizzano, magistralmente, quanto esposto in questa analisi:“La Royal Navy sta convertendo le navi dal carbone al petrolio.” Walter annuì. La maggior parte delle nazioni progredite faceva lo stesso. Il petrolio era meno costoso, più pulito e più facile da gestire; bastava pomparlo nei serbatoi, anziché ricorrere a eserciti di fuochisti neri di fuliggine. (Da “La Caduta dei Giganti” – p.152).Londra aveva così giocato d’anticipo sui suoi concorrenti, mantenendo la superiorità sul principale competitor, i tedeschi. Tuttavia, la nuova frontiera dell’approvvigionamento energetico aveva reso l’Impero dipendente dalle forniture petrolifere mediorientali e aveva spostato in quel quadrante di mondo gran parte degli interessi e delle attenzioni britanniche. La concorrenza fra potenze per il controllo dei flussi petroliferi sarebbe diventata una delle costanti della geopolitica nel XX secolo e avrebbe determinato la nascita e la morte di imperi, regimi e lo scatenamento di guerre e colpi di Stato.
Genovese, è laureato in Scienze Storiche. Ha conseguito il master universitario di II livello in Intelligence and Security, il master universitario di II livello in Studi Strategici e Sicurezza Internazionale e il master universitario di II livello in Studi internazionali strategico-militari presso il CASD. Collabora con Difesa Online e ha svolto attività di ricerca e analisi presso il Centro Studi Militari Marittimi di Venezia. Ha ricoperto l’incarico di Political Advisor su nave Cavour della Marina Militare. Collabora con il Centro Studi Militari Aerospaziali.





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