Terzo ritratto che dedichiamo agli italiani in armi. Dopo il Principe Eugenio and Raimondo Scintu torniamo al Secolo di Ferro col grande feldmaresciallo modenese Raimondo Montecuccoli.
Tanto per cambiare, quando l’Italia esprime un grande personaggio è molto più facile che sia conosciuto e apprezzato all’estero che non nel Bel Paese. È il caso di Raimondo Montecuccoli, uno dei maggiori condottieri degli ultimi 500 anni, ricordato soprattutto nei paesi di lingua tedesca per essere stato uno dei più grandi feldmarescialli del Sacro Romano Impero.
Dall’Appennino al Consiglio Aulico di Vienna
Nato nel 1609 a Montecuccolo (presso Pavullo nel Frignano, sull’Appennino modenese), apparteneva ad una famiglia della nobiltà minore feudataria della Casa d’Este i cui membri, servirono in gran numero nelle armate imperiali nel corso dei secoli. Nel 1625 segue in Austria il generale Rambaldo di Collalto come soldato semplice. Nel 1629 entra per primo nella breccia aperta durante l’assedio di Amersfoort (oggi Utrecht), in quell’anno viene nominato alfiere ed entra al servizio del cugino Ernesto Montecuccoli. Nel 1631 partecipa come tenente alla battaglia di Breitenfeld, uno dei momenti culminanti della Guerra dei Trent’anni. La sua carriera continua folgorante per tutto quel conflitto, ma nel 1640 cade prigioniero degli Svedesi a Stettino. Trattato con riguardo, per i due anni successivi si ingegna, approfittando della ricca biblioteca ducale, dilettandosi nello studio della storia, della chimica, dell’architettura e di altre discipline che gli torneranno utili nel futuro, al contrario di altri prigionieri appartenenti a famiglie nobili che si divertono e ingannano il tempo come capita. Tornato libero nel 1642, Montecuccoli riprende servizio fra gli imperiali e al termine della guerra (1648) è il salvatore dalla distruzione dell’ultimo esercito imperiale dopo la battaglia di Zusmarshausen, lasciando quindi alla mano dell’imperatore Ferdinando III una carta che eviterà la disfatta totale degli Asburgo.
In quel momento la stella Montecuccoli è già alta: generale, membro del Consiglio Aulico di Guerra, riceve delicati incarichi diplomatici dall’Imperatore, come seguire la conversione al cattolicesimo della regina Cristina di Svezia o la missione come ambasciatore presso Oliver Cromwell. Nel 1659, da poco nominato feldmaresciallo, Montecuccoli sconfigge ripetutamente gli svedesi durante una delle prime guerre del Nord, evitando che la Svezia ottenga il controllo di Danimarca e Polonia. Nel 1661 viene nominato feldmaresciallo generale (grado creato apposta per lui) e luogotenente generale dell’Impero. È secondo nella scala gerarchica solo all’Imperatore. Il 1° agosto 1664 sconfigge gli Ottomani sul fiume Raab ritardando di una ventina d’anni l’ulteriore ed ultimo tentativo turco di conquistare Vienna. Nel 1672 e nel 1675 comanda le armate imperiali impedendo ai Francesi di Luigi XIV di sfondare ed occupare i Paesi Bassi. Il suo avversario, Turenne, morirà nel 1675 all’inizio della battaglia che porterà al termine del conflitto. A proposito di questa campagna, merita un cenno l’aneddoto della visita dei reali olandesi effettuata alcuni anni fa al Palazzo Ducale di Modena, sede dell’Accademia Militare. Quando passarono davanti al ritratto del Montecuccoli, dissero all’ufficiale che li accompagnava che il feldmaresciallo di Pavullo fu colui che salvò l’indipendenza dell’Olanda. Muore nel 1680, dopo aver dato iniziò a quel processo di trasformazione della struttura dell’Impero germanico proseguito poi da altri personaggi, tra i quali il conte Luigi Ferdinando Marsili di Bologna, il duca Carlo di Lorena ed il principe Eugenio di Savoia che resero l’Austria del XVIII secolo fu una delle principali potenze europee.
Montecuccoli lasciò dietro di sé una carriera unica nel suo genere rispetto ai condottieri o teorici della guerra del suo tempo: fu sempre fedele al suo principe, non perse mai una battaglia di quelle che comandò, era, oltre che un grande comandante sul campo, un ottimo diplomatico, e un ingegno multiforme come scienziato, architetto e letterato. Insomma, fu uno degli ultimi uomini del Rinascimento.
Un vero professionista della guerra
Montecuccoli infatti non fu solo un comandante sul campo. I suoi studi spaziavano dalla pura arte militare (fra tutti il Trattato della Guerra del 1641) dove riporta le esperienze sul campo negli scontri della Guerra dei Trent’anni, alla scienza politica e alla matematica applicata.
Vero e proprio Sun Tzu della civiltà europea, descrisse come una guerra andava preparata e come condotta dopo l’inizio delle ostilità. Come considerare l’elemento umano, i soldati, dal reclutamento all’addestramento ed alla smobilitazione. Suo cruccio fondamentale fu la logistica (del resto, Napoleone aveva detto che la logistica è la scienza dei professionisti della guerra: i dilettanti si occupano di strategia e tattica). Proprio dell’aspetto economico della guerra, del mantenimento degli eserciti in tempo di pace e di guerra, del reperimento delle risorse per poterli gestire con profitto, fecero del Montecuccoli il primo studioso militare che affrontò la logistica in termini scientifici, aprendo la strada a tutti gli studi successivi. Montecuccoli, che si valeva pure delle esperienze del Wallenstein al riguardo, sosteneva che tre erano le necessità per la conduzione di una guerra: denaro, denaro e denaro. All’epoca in cui operò, gli eserciti come nascevano, sparivano e poi riapparivano; dipendevano dalle disponibilità di comandanti e di principi di pagare le truppe al loro servizio, oppure si era costretti a lasciar mano libera alle milizie coi saccheggi nei territori da queste attraversati. A questa prassi improvvisata e dilettantistica Montecuccoli oppone un’economia di guerra programmata per tempo.
All’inizio del XVIII secolo cominciarono a formarsi i primi eserciti permanenti, e Montecuccoli fu colui che studiò il metodo per dare all’Imperatore un esercito che non dipendesse dai capricci dei feudatari. Studiò il posizionamento di fortezze che fungessero da depositi logistici nei territori ereditari degli Asburgo. In questo ambito entra in campo un’altra delle capacità del grande feldmaresciallo, maturata negli anni della prigionia svedese: l’architettura militare. Il Secolo di Ferro vede lo sviluppo vertiginoso dell’artiglieria e con essa della scienza delle costruzioni, che deve adeguarsi alle nuove tecniche d’assedio e di controassedio. Dalle mura medievali si era già passati ai bastioni coi terrapieni e il Seicento vede la nascita delle fortezze a pianta stellare. Il tema fu sviluppato con impegno dal Montecuccoli che disegnò prospetti e piante molto dettagliate, dimostrando la conoscenza approfondita della trigonometria ma anche della chimica unita alla metallurgia, fondamentali nello studio delle armi da fuoco. Scrisse pure un intero trattato sulle fortificazioni, Termini scenographie”, del 1641, anticipando così l’opera del più grande costruttore di fortezze dell’età moderna, il francese Vauban.
Successivamente alla guerra contro i turchi scrisse “Aforismi dell’arte bellica” diviso in tre parti, la prima dedicata alle guerre del passato, la seconda sulle guerre più recenti e la terza sulle guerre future possibili contro gli Ottomani in Ungheria. Questi scritti furono fondamentali ammaestramenti per Carlo di Lorena ed Eugenio di Savoia quando il primo difenderà Vienna dall’ultimo assedio ed il secondo libererà l’Ungheria dal dominio turco.
Scrisse pure due trattati sulle battaglie, il secondo dei quali fu probabilmente elaborato tra il 1651 e il 1673. Tratta primariamente dei princìpi che devono ispirare i condottieri nel presente e nel futuro. Questi scritti erano in realtà quelli che oggi definiremmo “report riservati”, destinati all’Imperatore e ai maggiori dignitari di Vienna, tuttavia iniziarono a girarne copie clandestine che raggiunsero altre corti d’Europa. Vennero pubblicati a stampa per lo più dopo la sua morte e divennero fondamentali per la formazione di tutti i grandi condottieri del XVIII e XIX secolo, come Federico il Grande e Napoleone.
Il Gran Còrso, peraltro, teneva in grande stima il modo in cui Montecuccoli aveva condotto le sue truppe contro il Turenne nelle campagne sul Reno, considerando quelle manovre la maggior espressione di abilità nella conduzione di truppe in campagna.
Una storiografia sfortunata
Riconosciuto in tutta Europa come uno dei grandi geni militari del Secolo di Ferro, Montecuccoli ebbe cattiva stampa in Italia, almeno nel XIX secolo, nonostante l’ammirazione provata per lui da personaggi come Ugo Foscolo. Durante il Risorgimento il fatto che fosse stato al servizio dell’Austria l’aveva fatto cadere in antipatia (del resto Montecuccoli non aveva la protezione di un altro suo collega e successore, il Principe Eugenio di Savoia, che pur feldmaresciallo austriaco a sua volta, poteva però vantare il cognome giusto al posto giusto e la non secondaria liberazione di Torino dall’assedio francese nel suo palmares).
Solo nel XX secolo iniziò il recupero delle “glorie militari” italiane per motivi legati alle aspirazioni della nostra nazione. Nel 1934 venne varato l’incrociatore Montecuccoli inserito nella classe “Condottieri”, furono pubblicati nuovi studi sulla sua figura, ma fu soprattutto nell’ultimo decennio del secolo scorso che l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito diede finalmente il via alla pubblicazione di tre volumi sul condottiero, i primi due curati dallo storico Raimondo Luraghi ed il terzo da un altro storico, Andrea Testa.
Nel 2009 furono celebrati i 400 anni della nascita con una serie di convegni nel modenese ed oggi il Castello di Montecuccolo è aperto al pubblico dopo un lungo restauro. L’importanza del personaggio è ancora sconosciuta ai più, come la mole dei suoi manoscritti che ispirarono tanti condottieri vissuti dopo di lui e spinsero Foscolo a considerarlo “…il maggiore e il più dotto fra i capitani nati in Italia”.
Nel XIX secolo salì alla ribalta la stella di von Clausewitz e Montecuccoli passò in secondo piano anche in Europa come teorico militare. Probabilmente ciò fu dovuto al fatto che nel secolo del nazionalismo ogni nazione tendeva ad esaltare i propri “eroi”: Napoleone per la Francia, Clausewitz per il mondo tedesco. Per l’Italia, come si è detto, Montecuccoli era troppo “compromesso” con il “secolare nemico” per farne una bandiera d’orgoglio patriottico.
Nel XX secolo l’attenzione verso Raimondo Montecuccoli si rinnovò, pure nel mondo anglosassone che invece fino ad allora non l’aveva mai considerato molto. Nel 1975 fu pubblicato uno studio del prof. Thomas Mack Barker: The Military Intellectual and Battle – R. Montecuccoli and the Thirty Years War. Barker, professore emerito dell’università di New York, Albany, pubblicò diversi studi sulla storia dell’Europa centro-danubiana, con attenzione primaria sull’Impero degli Asburgo. L’Austria comprensibilmente è stato il paese che più ha celebrato il feldmaresciallo modenese: nel centenario del 2009 le poste austriache emisero un francobollo e pubblicarono un folder, uscì una biografia sul generale e vennero organizzate altre iniziative. In Italia, al contrario, oltre alle pubblicazioni di cui abbiamo accennato precedentemente, non fu fatto molto. Di recente la Marina Militare ha varato un pattugliatore d’altura intitolato al generale, erede (con molto ritardo) il vecchio incrociatore prebellico, radiato negli anni ’70.
L’eredità di un grande italiano
La situazione politico-strategica attuale consiglierebbe di dare più spazio a quei personaggi come Raimondo Montecuccoli che si sono distinti non solo come strateghi, ma hanno lasciato un’eredità a tutto tondo nella scienza militare, in particolare nel campo della logistica, nel più ampio senso del termine.
Certamente oggi è più facile indebitarsi stante la monetazione fittizia che non ha più bisogno, come quattrocento anni fa, di basarsi su depositi di metalli reali. In effetti una grande differenza tra le guerre di una volta e quelle di oggi esiste: allora, se il denaro si esauriva, si giungeva in qualche modo a tregue o alla pace, oggi si prolunga tutto più a lungo, ben oltre ciò che sarebbe logicamente plausibile (si pensi alla Prima guerra mondiale, alimentata oltremisura dall’apparato bancario USA quando già alla fine del 1915 le potenze europee erano arrivate a consunzione delle loro risorse finanziarie).
Un altro insegnamento che può venire dal Montecuccoli è il rispetto dell’avversario. Una virtù più comune alla sua epoca che oggi (ed è tutto dire). Vero aristocratico, Montecuccoli scrive righe d’ammirazione per i turchi, arcinemici della Cristianità e del suo impero, così come al momento della morte del Turenne, suo rivale nella guerra del Reno, lo definì “uomo che rese onore all’umanità”, e lo dimostrò con la sua attività di diplomatico quando non era coinvolto in campagne belliche.
Una riflessione finale merita Montecuccoli nella sua era, in paragone alla nostra. Regni e imperi nell’Europa del 1600 erano alla mercé di feudatari, privilegi e franchigie. I governi iniziarono in quel periodo ad accentrare il potere, sottraendolo a questi potentati. In Francia l’operazione fu condotta dai cardinali Richelieu e Mazzarino, in Austria l’operazione venne iniziata da Montecuccoli e portata avanti da grandi statisti alcuni dei quali abbiamo nominato più sopra. Allora ci si interrogò sul problema della sovranità, di dove risiedesse e di chi dovesse esercitarla, optando per lo Stato assoluto. Oggi invece i governi popolari, pur nominalmente titolari della sovranità, sono esautorati e ingannati oppure finiscono a libro paga di un nuovo feudalesimo. Alla nostra epoca, insomma, manca davvero tanto un Montecuccoli.
Letture consigliate
- Berardo Rossi, Raimondo Montecuccoli, un cittadino dell’Europa del Seicento, Digi Graf 2002
- Georg Schreiber Raimondo Montecuccoli, Feldherr, Schriftsteller und Kavalier, Styria 2000
- Thomas Mack Barker: The Military Intellectual and Battle – R. Montecuccoli and the Thirty Years War, State University of New York Press 1975
- Dimitrii Petrovich Boutourlin Examen critique des quatre dernières campagnes de Turenne, Paris 1839, Hachette (esiste in vendita una edizione anastatica pubblicata da)
- Raimondo Montecuccoli, teoria, pratica militare, politica e cultura nell’Europa del Seicento, atti del convegno pubblicati dal Comune di Pavullo nel Frignano nel 2009
- Raffaella Gherardi e Fabio Martelli La pace degli eserciti e dell’economia, Montecuccoli e Marsili alla Corte di Vienna, Il Mulino 2009
Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito:
- Le opere di Raimondo Montecuccoli, vol. I a cura di Raimondo Luraghi
- Le opere di Raimondo Montecuccoli, vol. II a cura di Raimondo Luraghi
- Le opere di Raimondo Montecuccoli, vol. III a cura di Andrea Testa
Le opinioni espresse negli articoli del Belfablog sono quelle dei rispettivi autori e potrebbero non rispecchiare le posizioni del Centro Studi Machiavelli.
Paolo Carraro è nato a Modena nel 1962. Membro della Società Italiana di Storia Militare e di altre associazioni culturali, studia la politica internazionale tra il XIX e il XX Secolo, la storia militare dal Seicento al Novecento. Ha collaborato come relatore a diversi convegni sulla Grande Guerra e sulle guerre svoltesi in Emilia-Romagna negli ultimi secoli.

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