Proponiamo di seguito la traduzione italiana integrale del discorso, tenuto a Villepinte il 5 dicembre scorso, con cui lo scrittore Éric Zemmour ha annunciato la sua candidatura alla presidenza della Repubblica francese.

 

Buongiorno a tutti, buongiorno amici miei. Grazie per il vostro benvenuto!

È incredibile… che atmosfera! Che felicità essere qui davanti a voi a Villepinte. Davvero: grazie, grazie dal profondo del mio cuore! Ho sentito le parole di coloro che hanno parlato prima di me: li ringrazio. Grazie amici miei! Grazie per essere qui, grazie per il vostro sostegno: il grande raduno sta finalmente iniziando! Ci sono quasi 15.000 di voi qui oggi. 15.000 francesi che hanno sfidato il politicamente corretto, le minacce dell’estrema sinistra e l’odio dei media, 15.000 francesi che non abbassano lo sguardo e che sono determinati a cambiare il corso della storia!

Perché – non siamo falsamente modesti – la posta in gioco è immensa. Se vinco queste elezioni, non sarà solo un altro cambiamento, ma l’inizio della riconquista del Paese più bello del mondo. Ha sofferto così tanto ed è stato dimenticato dai nostri leader che si sono succeduti. Tanto che, su tutti i temi, sarà necessario riparare gli innumerevoli errori che sono stati fatti negli ultimi 40 anni. Economia, ecologia, potere d’acquisto, servizi pubblici, immigrazione, insicurezza: nessuno dei grandi capitoli dell’azione che dobbiamo intraprendere è escluso dal progetto, serio e completo, che cominciamo oggi a svelare al popolo francese. Dopo l’indispensabile tempo delle osservazioni e della consapevolezza, ora arriva il momento del progetto.

Riaprire delle elezioni nate già chiuse

Chi avrebbe potuto immaginarlo solo pochi mesi fa? Il governo l’aveva deciso, i giornalisti lo avevano voluto, la Destra lo aveva accettato: le prossime elezioni presidenziali sarebbero state una formalità in vista di altri cinque anni di macronismo. La Francia doveva continuare ad uscire tranquillamente dalla storia e i francesi dovevano scomparire in silenzio sulla terra dei loro antenati. Ma un piccolo granello di sabbia è venuto a bloccare la macchina. Questo granello di sabbia non sono io. Quel granello di sabbia siete voi.

Vi racconterò la storia di ciò che avete realizzato negli ultimi mesi. Lo scorso giugno, su tutte le piattaforme, in tutte le cene fuori, in tutti gli istituti di sondaggio, si ripeteva la stessa cosa: il secondo turno era deciso. Macron avrebbe potuto solo vincere. Queste elezioni presidenziali non erano interessanti. Ma poi una voce ha cominciato a circolare… Sì, ho esitato a lungo. Ma poi siete arrivati. Siamo arrivati. E sconvolgiamo i migliori piani. Abbiamo rotto il tacito patto tra tutti gli attori di questa farsa. Da allora, nessuno osa più dare per certi i risultati delle prossime elezioni. Sto pesando le mie parole quando dico questo: la vostra presenza mi onora. Mi onora perché, venendo qui, state dimostrando coraggio, brio e audacia. E mi permetto di dirlo: con il vostro impegno, avete dimostrato più ardore, determinazione e resistenza di quasi tutti i politici degli ultimi trent’anni.

Bordeaux, Lione, Lille, Nizza, Ajaccio, Nantes, Rouen, Biarritz e oggi Parigi: la Francia chiede aiuto e i francesi hanno risposto alla chiamata. Per mesi, i nostri incontri hanno disturbato i giornalisti, irritato i politici e provocato crisi di nervi a sinistra. Ogni volta che viaggio, sono infuriati alla vista di questo popolo che pensavano sarebbe scomparso per sempre! Perché, ai quattro angoli del Paese, hanno visto sale piene fino a scoppiare traboccare di entusiasmo. Vedono le vostre bandiere, sentono i vostri canti e sono storditi dai vostri applausi. Alla fine, il fenomeno politico di queste riunioni non sono io: siete voi!

I francesi non hanno ancora detto l’ultima parola

La vostra presenza è quella di un popolo che non si è mai arreso e che rimane in piedi, contro ogni previsione. Avevano dimenticato questa gente, la avevano sottovalutata. Pensavano persino di essersi liberati di loro, lontano dai centri cittadini, lontano dai quartieri alti, lontano dai loro media… Si sbagliavano. Questi francesi, che sono qui da mille anni e che vogliono rimanere padroni di casa loro per altri mille, non hanno detto la loro ultima parola.

Il vostro coraggio mi onora, perché da mesi ormai non passa un solo giorno senza che i poteri forti e le loro staffette mediatiche mi attacchino: inventano polemiche sui libri che ho scritto quindici anni fa, frugano nella mia vita privata, mi insultano. Ma non vi sbagliate: il vero oggetto della loro ira non sono io, siete voi; se mi odiano è perché odiano voi; se mi disprezzano è perché disprezzano VOI.

Contro di me, tutto è possibile. E il branco mi sta alle costole: i miei avversari mi vogliono morto politicamente, i giornalisti mi vogliono morto socialmente e i jihadisti mi vogliono morto del tutto. Ma, nella loro rabbia, hanno commesso un errore considerevole: hanno scoperto le loro posizioni. Ci hanno attaccato troppo presto. Tra qualche settimana – sono sicuro – i francesi apriranno gli occhi sui loro stratagemmi e i loro attacchi diventeranno inefficaci. Hanno fatto l’errore di designarmi come loro unico avversario. Pensano di essere nostri nemici ma sono i nostri migliori alleati.

Ormai ci siamo abituati: ad ogni elezione, il sistema esclude accuratamente i candidati che gli dispiacciono, con i giudici ai suoi ordini e i giornalisti militanti. Sapevamo che sarebbero venuti a cercarci e li stavamo aspettando. Vogliono vietarci di difendere le nostre idee. Vogliono rendermi ineleggibile. Vogliono rubare la vostra democrazia. Non lasciamoglielo fare! Hanno ancora un’ultima speranza: vogliono che non riceva i miei 500 patrocini [i parrainages necessari a candidarsi alla carica di presidente della Francia, che devono essere raccolti tra i funzionari locali eletti, NdR]. Allora dico ai sindaci di Francia: cari rappresentanti eletti del popolo, uomini e donne di buon senso, volontari della Repubblica; voi avete il potere di ridare la parola a milioni di francesi! Usate il vostro potere! Non lasciate che l’elezione vi venga rubata.

Attaccandomi, hanno fatto un secondo errore: sottovalutare i francesi. Ci hanno immaginato assonnati e stanchi, sottomessi e spaventati. Ma questo popolo straordinario ha una capacità di resistenza unica nella storia dell’umanità. La Francia dovrebbe essere scomparsa molte volte. Ma ogni volta abbiamo tenuto duro, ogni volta siamo tornati!

Ci immaginano pieni di risentimento. Ma si sbagliano: nel nostro cuore non c’è né odio né risentimento, ma solo determinazione e coraggio. Nel cuore della Rivoluzione francese, Danton disse: “Una nazione si salva, non si vendica”. Non vogliamo vendicarci, vogliamo salvare: salvare la nostra patria, salvare la nostra civiltà, salvare la nostra cultura, salvare la nostra letteratura, salvare la nostra scuola, salvare i nostri paesaggi e il nostro patrimonio naturale, salvare le nostre aziende, salvare il nostro patrimonio, salvare i nostri giovani. Salvare il nostro popolo.

La “mostrificazione” di Zemmour

Negli ultimi mesi, avrete sentito molte cose su di me. Alcuni hanno detto che sono brutale. Sì, può essere successo, perché sono appassionato, perché il mio impegno è totale e la Francia è sull’orlo del baratro. Durante questi ultimi tre mesi, ho voluto imporre il tema della sopravvivenza della Francia. Se mi fossi sbagliato… Pensate che tutti gli altri avrebbero iniziato a parlare come me? Avrete sentito dire che ero un “fascista”, “un razzista”, “un misogino”. Non sbagliatevi!

Fascista? Io sono l’unico che difende la libertà di pensiero, la libertà di parola, la libertà di dibattito, la libertà di descrivere la realtà, mentre tutti sognano di vietare le nostre riunioni e di farmi condannare.

Misogino? Quindi sarei un misogino. Ma è ancora più ridicolo: da bambino, in mezzo a queste grandi famiglie venute d’Algeria, ero sempre circondato da donne – mia madre, le sue sorelle, le mie nonne. Le donne della mia infanzia, ancor più degli uomini, hanno forgiato il mio carattere. Erano sia amorevoli sia esigenti, tenere e imperiose. È stata mia madre a inculcarmi il gusto per lo sforzo e l’eccellenza. Fu sempre lei che mi trasmise un amore smodato per la Francia, l’eleganza della sua arte di vivere, la raffinatezza della sua morale e della sua letteratura. È stata lei a darmi la forza di resistere a tutto per difendere questa Francia, che lei amava così appassionatamente. È grazie alla sua esperienza e ai ricordi raccontati al bambino che ero, se ho potuto capire, prima di altri, la regressione inaudita che le donne subiscono oggi nei quartieri dove l’immigrazione di massa ha importato una civiltà islamica così crudele verso le donne. È probabilmente per questo che sono l’unico oggi, insieme ad alcune associazioni coraggiose, a stabilire senza falsi pudori il legame evidente tra questa immigrazione dall’altra parte del Mediterraneo e le minacce che pesano ogni giorno di più sulle donne francesi, sulla loro libertà, sulla loro integrità, e talvolta sulla loro vita. Ma, nel frattempo, le femministe guardano dall’altra parte e ci parlano di scrittura inclusiva.

Razzista? Sono l’unico che non confonde la difesa dei nostri con l’odio per gli altri. Il razzismo è immaginare che chi è diverso da noi sia inferiore perché diverso, e che solo i discendenti diretti di Clodoveo possano essere francesi. Come potevo io, un piccolo ebreo berbero venuto dall’altra sponda del Mediterraneo, pensare ciò? No, ovviamente non sono razzista. Ovviamente non siete razzisti. Tutto quello che vogliamo è difendere il nostro retaggio.

Riconquistare la patria

Stiamo difendendo il nostro Paese, la nostra patria, l’eredità dei nostri antenati e quella che affideremo ai nostri figli. La conservazione del nostro patrimonio non è nemica della modernità, è la condizione della sua esistenza. Sì, siamo impegnati in una lotta più grande di noi: quella di trasmettere ai nostri figli la Francia come l’abbiamo conosciuta, la Francia come l’abbiamo ricevuta.

Ecco perché mi presento oggi al popolo francese per diventare il suo Presidente della Repubblica! Ecco perché siamo impegnati oggi in una grande battaglia per la Francia!

Il nostro movimento è lanciato: è strutturato e organizzato in tutte le nostre regioni, in tutti i nostri dipartimenti. Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, accogliamo nei nostri ranghi nuovi coraggiosi pronti a combattere per la Francia. Ora possono contare sul prezioso sostegno della rete di VIA [La Voie du People, piccolo partito di destra, NdR] e del movimento conservatore. Laurence, Jean-Frédéric, vi ringrazio di cuore!

Sì, la Riconquista è stata lanciata! La riconquista della nostra economia, la riconquista della nostra sicurezza, la riconquista della nostra identità, la riconquista della nostra sovranità, la riconquista del nostro Paese! Riconquisteremo i nostri villaggi abbandonati, la nostra scuola devastata, le nostre imprese sacrificate, il nostro patrimonio culturale e naturale degradato. Ci accingiamo a riconquistare il nostro Paese per recuperarlo! “Reconquête” è il nome di questo nuovo movimento che ho voluto fondare. Unitevi a noi. Unitevi alla riconquista del nostro Paese!

Come sarà la campagna elettorale

La nostra campagna sarà diversa dalle altre, perché io sono diverso dagli altri. Sì, lo ammetto umilmente: non ho alle spalle quarant’anni di astuzia politica e di retorica mediatica. Loro pensano che sia la mia debolezza: io penso che sia la mia forza. La mia forza in questa campagna per toccare il cuore dei francesi con il mio stile, la mia personalità, la mia sincerità, e ora il mio progetto. La mia forza per guidare il nostro Paese senza compromessi, senza codardia, senza debolezza. Nella mia concezione della politica, la sincerità, la coerenza e l’onestà non sono mai stati difetti. Nella mia visione della politica, la battaglia delle idee, le convinzioni e l’entusiasmo sono le risorse più sicure per mantenere le proprie promesse e non tradire gli elettori.

Nella mia concezione della politica, ci rivolgiamo a tutti i francesi. Mi rifiuto di scegliere tra le classi ricche delle metropoli e la Francia periferica. Mi rifiuto di scegliere tra la Francia urbana e la Francia rurale. Mi rifiuto di scegliere tra la Francia metropolitana e la Francia d’oltremare. Mi rifiuto di scegliere tra i pensionati e i lavoratori. Mi rifiuto di scegliere tra i ricordi di ieri, i problemi di oggi e le sfide di domani. Nella mia visione della politica, quando si è presidente dei francesi, si è presidente di tutta la Francia e di tutti i francesi. La nostra campagna è ora lanciata: sarà la più bella di tutte!

Vorrei ora rendere omaggio a tutti coloro che, da mesi, credono in me, facendo campagna, facendo propaganda, facendo opera di convincimento dei sindaci, per rendere possibile questa grande lotta. Grazie agli “Amici di Éric Zemmour“, grazie alla “Génération Z“. Voglio che li applaudiamo. Siete spesso voi che, con il vostro entusiasmo, mi avete dato il desiderio di condurre questa battaglia. “Impossibile non è francese” scriveva l’Imperatore [Napoleone, NdR]: voi avete dimostrato ancora una volta quanto avesse ragione.

Sì, la vostra lotta è nobile, perché non state combattendo per voi stessi, per i vostri piccoli privilegi, per le vostre piccole vite. Vi impegnate per qualcosa di molto più grande: vi impegnate per la Francia. Come i costruttori di cattedrali, lavoriamo per domani, lavoriamo per dopodomani. Ci impegniamo per i nostri figli e per i figli dei nostri figli.

Sappiamo che la storia è implacabile e noi saremo all’altezza, affinché tra un secolo la Francia torni ad essere un faro che illumina il mondo e il nostro popolo torni ad essere ammirato, invidiato e rispettato. Perché il potere e la sovranità riconquistati in patria ci permetteranno di esprimere potere e influenza all’estero, sulla scena di un mondo che è molto cambiato e che dobbiamo affrontare senza paura.

Per raggiungere questo obiettivo, partiamo alla conquista del potere: domani al Palazzo dell’Eliseo, dopodomani all’Assemblea! Poi sarà il turno delle regioni, dei dipartimenti, dei comuni… Uno per uno, sloggeremo tutti questi eletti di sinistra, tutti questi socialisti che sono diventati macronisti, tutti questi macronisti che sono diventati ecologisti, tutti questi ecologisti che sono diventati islamo-goscisti [di sinistra islamica o islamizzante, NdR]. Per sloggiarli tutti dovremo convincere ogni francese. Questa è la nostra missione, questa è la vostra missione!

Abbiamo un percorso chiaro, basato su fatti innegabili, e d’ora in poi presenteremo proposte solide. Come ho detto spesso, una delle cose che mi ha spinto a diventare candidato è stato quando mio figlio mi ha detto: “Papà, osservare e constatare lo fai da 30 anni. Ora è il momento di passare all’azione”. A 63 anni, sto passando dalle dichiarazioni all’azione. Sono pronto a prendere le redini del nostro Paese. Siamo pronti a soddisfare le aspettative dei francesi.

Il Grande Declino e la Grande Sostituzione

Per mesi ho attraversato la Francia, incontrando i francesi. Due paure li tormentano. Una è quella del grande declino, con l’impoverimento dei francesi, il declino della nostra potenza e il crollo della nostra scuola. L’altra è quella della grande sostituzione, con l’islamizzazione della Francia, l’immigrazione di massa e l’insicurezza permanente.

Sappiamo che la Francia è diventata più povera negli ultimi anni. Sentiamo le difficoltà di tanti francesi a sbarcare il lunario. Comprendiamo il dolore che i dirigenti d’azienda provano in mezzo a tasse, leggi e regolamenti. Soffriamo per il declino del nostro potere nel mondo. Voglio affrontare queste paure. Per evitare che i nostri dipendenti diventino più poveri, voglio vedere una retribuzione più alta. Non è normale avere un tale divario tra i salari netti e lordi. Non è normale che lo stipendio lordo sia così alto per i capi e lo stipendio netto così basso per gli impiegati. Voglio ridare potere d’acquisto ai dipendenti più umili: ridurrò quindi i contributi che pagano, per restituire ogni anno una tredicesima ai dipendenti che guadagnano il salario minimo. Ogni mese riceveranno 100 euro in più. Ciò è giusto: si tratta del frutto del loro lavoro.

Non posso pensare che i nostri lavoratori, soprattutto i più poveri, debbano finanziare a spese loro un modello sociale che è diventato obeso perché aperto a tutto il mondo. La solidarietà deve ridiventare nazionale e, nel corso di questa campagna, non smetterò di ripeterlo, affinché i francesi possano uscire dalla spirale negativa.

Affinché le nostre imprese smettano di essere impoverite, fin dalle prime settimane del mio mandato, ridurrò massicciamente le imposte di produzione per tutte le imprese, perché non è normale tassare un’impresa prima ancora che abbia potuto realizzare un profitto. Voglio che le piccole imprese beneficino di una riduzione sull’imposta sulle società: perché le grandi imprese, con i loro eserciti di esperti fiscali, riescono a pagare meno rispetto alle nostre piccole e medie imprese? Voglio che riacquistino un margine di manovra per avere la capacità di investire e assumere!

Reindustrializzare

Affinché il nostro Paese non diventi più povero, scelgo di reindustrializzare. Lo dico da anni, in un momento in cui i cosiddetti economisti seri ci prendevano in giro. Voglio che la Francia torni ad essere una potenza industriale mondiale. Sì, per tornare potente, la Francia deve ridiventare un Paese industriale. Perché l’industria crea posti di lavoro, genera innovazione, è una fonte di ricchezza e garantisce la nostra indipendenza. Il Generale de Gaulle e Georges Pompidou lo capirono bene. Poiché è sinonimo di progresso sociale, vogliamo ritrovare questa Francia industriale di lavoratori, ingegneri, piccole e medie imprese e grandi gruppi!

E, per aiutare i nostri industriali, proponiamo meno tasse, meno regole e più comande: oltre ad abbassare le imposte di produzione, costringeremo le comande pubbliche a favorire le imprese francesi. Non c’è ragione per cui, mentre tutti i Paesi del mondo riservano i loro appalti pubblici alle imprese nazionali, la Francia scelga di andare all’estero, solo per dogmatismo di bilancio ed europeo.

Per attuare questa politica, creerò un potente ministero dell’industria responsabile del commercio estero, dell’energia, della ricerca e sviluppo e delle materie prime. Avvieremo un processo di semplificazione amministrativa sotto l’egida diretta dell’Eliseo. Perché il nostro Stato, così impotente contro i criminali, è così spietato contro le persone oneste? Voglio tagliare la foresta di regolamenti che sta rovinando la vita dei nostri imprenditori. Per fare ciò, potrò contare sui nostri attori economici, sulle migliaia di corpi intermedi disprezzati dai governi passati. Stiamo scegliendo l’industria e una tassazione leggera, di creare ricchezza per ridistribuirla, di anteporre le commesse pubbliche alle sovvenzioni! La nostra concezione dell’economia è coerente: favorisce l’imprenditorialità al servizio di tutti e il radicamento.

Sì, radicamento. Per questo incoraggeremo il trasferimento delle imprese da una generazione all’altra, come avviene in Italia, in Germania e in molti altri Paesi. Ecco perché voglio abolire le tasse di successione e di donazione per il trasferimento delle imprese familiari. Non è normale che un uomo d’affari francese preferisca vendere la sua azienda a un industriale cinese o a un fondo pensione americano piuttosto che trasmettere i frutti del proprio lavoro ai suoi figli, per paura di essere truffato dal fisco.

Ripristinare la potenza della Francia

Ma il grande declino non è solo quello dei nostri lavoratori meno abbienti, non è solo quello delle nostre imprese, è anche quello della potenza francese.

Se la Francia vuole uscire dalla spirale negativa in cui le nostre élite l’hanno intrappolata, deve rinnovare la sua tradizione di indipendenza. Ecco perché voglio che la Francia lasci il comando militare integrato della NATO. Ecco perché dobbiamo proteggere gelosamente i nostri territori d’oltremare. Ecco perché la Nuova Caledonia deve rimanere francese. Io dico no alle rinunce di questo governo. Voglio che la Francia ritrovi una posizione di equilibrio nel mondo: noi siamo la Francia! Non siamo vassalli degli Stati Uniti, non siamo vassalli della NATO o dell’Unione Europea. Dobbiamo parlare con tutti i Paesi! Gli Stati Uniti, la Cina, la Russia. Ma dobbiamo anche diffidare di tutti loro, perché la geopolitica non è mai una passeggiata. Dobbiamo riconquistare la nostra posizione, riconquistare la nostra potenza.

Una scuola d’eccellenza

Durante questa campagna, continuerò a rivelare il mio progetto. Nel corso di questa campagna, continuerò a rendere pubbliche le misure che propongo per la Francia. Il nostro progetto politico è a lungo termine. Siamo impegnati per i prossimi decenni e per le prossime generazioni. E a lungo termine, potenza fa rima con educazione: per le scuole, saremo dalla parte dell’eccellenza. Il modello scolastico francese deve tornare ai suoi fondamenti, con un’attenzione particolare alla matematica e alle scienze umane. Dobbiamo riscoprire il modello che ci ha fatto avere successo in passato e che ha fatto avere successo ai Paesi asiatici che ci hanno imitato oggi: cultura classica, studi scientifici, valorizzazione della manualità, trasmissione del sapere e culto del merito e dell’eccellenza.

Dall’inizio del prossimo anno scolastico, faremo della scuola lo strumento dell’assimilazione alla francese e cacceremo la pedagogia, la Sinistra islamica e l’ideologia LGBT dalle aule dei nostri figli! Restituiremo agli insegnanti i mezzi per lavorare, ristabiliremo la loro autorità, vieteremo l’uso della scrittura inclusiva e vieteremo ogni forma di discriminazione positiva. Sì, lo prometto: le scuole non saranno più il laboratorio ideologico della Sinistra e i nostri figli non saranno più le loro cavie. La scuola della Repubblica deve tornare ad essere il santuario che era. E la scuola libera, alla quale dobbiamo così tanto, deve rimanere libera!

La scuola deve ritrovare il suo obiettivo primario: la trasmissione del sapere, che è l’unico modo per ridurre le disuguaglianze. Non deve più cercare di essere il più inclusiva possibile, ma ristabilire il culto del merito e dello sforzo. Ed è perché la conoscenza sarà trasmessa di nuovo, perché il culto dello sforzo e del merito sarà ristabilito, che lotteremo efficacemente contro le disuguaglianze sociali! Voglio porre fine a questa pedagogia, che per quarant’anni non ha avuto altro scopo che abbassare il livello dell’educazione. In nome dell’uguaglianza tra tutti gli alunni, li hanno privati della cultura, hanno impedito le valutazioni, hanno vietato le classifiche. Pensavano di fare un favore agli studenti: li privavano dell’eccellenza, impedendo loro di dimostrare il loro talento, la loro intelligenza e il loro lavoro.

Questa è stata la scuola della mia infanzia e, sono sicuro, quella di molti di voi qui: la scuola che ha permesso a una generazione di salire i gradini più alti della Repubblica. Ricordate Georges Pompidou: un laureato dell’Ecole Normale Supérieure, un professore associato di Lettere, un alto funzionario, un capo di Stato, i cui genitori erano insegnanti e i cui nonni erano umili agricoltori. Questo è il destino che voglio per le prossime generazioni di francesi, qualunque sia la loro estrazione sociale!

Questa Francia dimenticata ha il diritto di trovare una scuola di qualità! Questa Francia disprezzata ha il diritto di recuperare i servizi pubblici! Questa Francia abbandonata, che manca di stazioni di polizia, che manca di treni, che manca di medici, che manca di ospedali – viene anche privata di una scuola per i suoi figli che sia all’altezza dei loro sogni. Ciò è ingiusto e inaccettabile. Ma impossibile non è francese: lo Stato può partire alla riconquista di questa Francia abbandonata. Deve tornare in ogni villaggio, in ogni comune e in ogni dipartimento per proporre il suo modello basato sull’eccellenza. L’eccellenza industriale, l’eccellenza scientifica, l’eccellenza educativa, l’eccellenza dei nostri servizi pubblici. Sì: la nostra lotta è per l’eccellenza. Ma la nostra lotta è soprattutto per la Francia. Perché di fronte all’accelerazione del cambiamento delle persone, siamo gli unici che osano dire la verità, gli unici a dire le parole che fanno arrabbiare e a proporre le misure che sono necessarie.

Una nuova politica sull’immigrazione

Nel 2019, la Francia ha permesso a 350.000-400.000 stranieri di entrare legalmente nel suo territorio: il che è molto più della città di Nizza, ossia della quinta città più grande della Francia! Proiettati su un periodo di cinque anni, rappresentano quasi 2 milioni di ingressi: l’equivalente della città di Parigi. La questione in campo nelle prossime elezioni presidenziali sarà questa: vogliamo far entrare altre 2 milioni di persone nei prossimi cinque anni?

Secondo l’INSEE [corrispondente francese dell’ISTAT, NdR], mentre meno dell’1% dei neonati aveva un nome musulmano negli anni ’60, oggi lo ha il 22%. Oggi il ventidue percento; quale percentuale avremo domani? Immaginate la grandezza del cambiamento culturale, demografico e umano senza precedenti che stiamo vivendo. Ieri il sistema dei media lo negava. Oggi lo celebra. Domani ci diranno che non avevamo scelta. Stanno mentendo. Abbiamo una scelta. Abbiamo il potere di scegliere il destino civilizzazionale del nostro Paese.

La nostra politica di migrazione e identità ha tre pilastri.

Il primo: fermare immediatamente i flussi. Dalle prime settimane del mio mandato, l’immigrazione zero diventerà un obiettivo chiaro della nostra politica. Prima della prossima estate, voglio:

  • limitare il diritto d’asilo a una manciata di individui ogni anno, per ripristinare il significato autentico di questo diritto ormai abusato;
  • richiedere che le domande di asilo siano fatte nei nostri consolati, per evitare l’insediamento di richiedenti respinti che non se ne vanno mai via;
  • abolire il diritto al ricongiungimento familiare e ridurre drasticamente l’immigrazione familiare;
  • effettuare una migliore selezione degli studenti stranieri e stabilire il principio del loro ritorno alla fine degli studi
  • smantellare i canali di immigrazione illegale;
  • mettere fuori gioco le associazioni che riportano questi migranti in Europa.

Il secondo pilastro della mia politica migratoria è semplice: voglio porre fine al drenaggio di risorse che fa della Francia un “El Dorado” per il terzo mondo. La Francia deve diventare generosa con il suo popolo e smettere di aprire il proprio modello sociale ai quattro venti! Voglio:

  • abolire l’assistenza sociale per gli stranieri non europei;
  • abolire l’aiuto medico statale [un programma destinato espressamente agli immigrati irregolari e che garantisce loro copertura totale delle spese mediche, NdR]: perché siamo gli unici al mondo ad essere così generosi?;
  • abolire lo ius soli;
  • inasprire drasticamente le condizioni per la naturalizzazione.

Il terzo pilastro di questo piano si concentra sugli stranieri che si sono già stabiliti in Francia. Voglio:

  • espellere sistematicamente tutti gli immigrati illegali che sono presenti illegalmente sul nostro suolo;
  • espellere immediatamente i delinquenti stranieri che ingombrano le prigioni francesi;
  • privare i criminali con doppia nazionalità di quella francese;
  • espellere gli stranieri disoccupati dopo sei mesi di ricerca infruttuosa di lavoro. Tanti Paesi democratici lo fanno: perché noi no?

Tutte queste misure saranno sottoposte all’approvazione del popolo francese tramite referendum. Così, sacralizzate dal suffragio universale, saranno imposte a tutti, compreso il consiglio costituzionale, i giudici europei e i tecnocrati di Bruxelles. La nostra esistenza come popolo francese non è negoziabile. La nostra sopravvivenza come nazione francese non è soggetta alla buona volontà dei trattati o dei giudici europei. Riprendiamo il nostro destino nelle nostre mani!

Ora voglio parlare con quelli che sono francesi. Sì, faccio una distinzione tra chi è francese e chi non lo è. No, non espellerò alcuni francesi! Sì, sto tendendo la mano ai musulmani che vogliono diventare nostri fratelli! Molti lo sono già. Per tutti coloro che vogliono essere francesi e che mostrano ogni giorno il loro attaccamento alla Francia; per tutti coloro che non sono venuti in Francia per la generosità del suo modello sociale, per abitudine o per dispetto; per tutti coloro i cui antenati, come me, sono venuti da altrove ma che vogliono che il futuro dei loro figli sia scritto qui: a tutte queste persone, propongo l’assimilazione. È il più bel regalo che la Francia possa offrirvi: far parte della sua immensa Storia.  È il più grande regalo che la Francia mi abbia fatto! Immaginate: diventare un compatriota di Montaigne e Pascal, di Chateaubriand e Balzac!

La scelta dell’assimilazione è impegnativa, perché obbliga a dire “noi” quando parliamo di un passato in cui i nostri antenati non erano presenti. Questo è lo sforzo che hanno fatto i miei nonni e i miei genitori. Sì, l’assimilazione è esigente, ma è l’unico modo per trovare la pace e la fratellanza. Sì, l’assimilazione è impegnativa. Ma perché esonerare algerini, maliani o turchi dagli sforzi fatti in passato da spagnoli, polacchi o italiani? Perché i musulmani dovrebbero essere incapaci di fare il lavoro di separazione dello spirituale dal temporale che gli ebrei e i cristiani hanno fatto prima di loro?

Stiamo tendendo la mano ai francesi di fede musulmana che vogliono diventare nostri fratelli. Ce ne sono! E la nostra mano è ferma e intransigente: se fate della Francia vostra madre e di ogni francese vostro fratello, siete nostri compatrioti. Sì, nella nostra riconquista, poniamo la barra molto in alto e siamo esigenti perché la Francia non è un menu à la carte. La Francia richiede un’adesione totale. E per coloro che si rifiutano, e per tutti quelli con doppia cittadinanza e gli stranieri che violano le nostre leggi, l’uscita è spalancata. Queste sono le soluzioni che i francesi chiedono da decenni! Grandi mali richiedono grandi rimedi: la Francia non può più procrastinare.

Per una Destra vincente e intransigente

Non posso combattere questa battaglia senza di voi. Ho bisogno di voi! Una lotta formidabile ci aspetta per salvare la nostra patria e ognuno di noi partecipa a questa immensa battaglia. Mi rivolgo a tutti i patrioti francesi, a tutti coloro che hanno i piedi ben piantati nella loro terra. A tutti coloro che non hanno abbandonato la Francia. Faccio appello a quei militanti, a quei quadri, a quegli elettori del Fronte Nazionale, che hanno visto le loro idee vegetare in una sterile opposizione per decenni. Faccio appello a quegli attivisti ed elettori dei repubblicani che sono stanchi di vedere i loro rappresentanti eletti piegarsi alle ingiunzioni della Sinistra e del politicamente corretto. Questa Destra, che ama la Francia, è in maggioranza nel nostro Paese. Ci sono categorie agiate che non hanno sciolto i legami con la loro patria. Queste sono le persone che non hanno ceduto allo sradicamento. Queste sono le classi medie che si rifiutano di essere sostituite.

Mi rivolgo agli elettori, ai dirigenti, ai sostenitori dei repubblicani, molti dei quali erano rappresentati dal mio amico Éric Ciotti [giunto secondo alle primarie dei Repubblicani, NdR]. Il vostro posto è con noi, tra noi, al nostro fianco in questa lotta per la Francia. Voglio parlare agli orfani del RPR [il partito gollista esistito fino al 2002, NdR]. A tutti coloro che ricordano che qui, a Villepinte, esattamente 31 anni fa, tutta la Destra si è riunita per organizzare gli “Stati generali sull’immigrazione”. Avevo appena 30 anni. Io c’ero. Ho osservato e preso nota. Ma soprattutto c’erano Chirac, Giscard, Juppé, Bayrou, Sarkozy, Madelin. E tanti altri. Promisero che l’immigrazione sarebbe stata ridotta a zero, che la solidarietà nazionale sarebbe stata riservata ai francesi e che il diritto di cittadinanza sarebbe stato abolito. Si affermava con forza che le leggi islamiche erano incompatibili con le leggi della Repubblica francese.

È una maliziosa coincidenza che, 31 anni dopo, ci troviamo qui a Villepinte per dire di nuovo esattamente la stessa cosa. E la Sinistra, e i media, e il governo macronista, e il Centro, e persino gli attuali leader dei Repubblicani, stanno imbrattando me e noi con l’infame etichetta di “estrema destra”. Faccio una semplice domanda: Jacques Chirac era di estrema destra? Valéry Giscard d’Estaing era di estrema destra? Anche Alain Juppé e François Bayrou erano di estrema destra?

Sì, il caso è malizioso. Ci troviamo insieme oggi, il 5 dicembre, anniversario della fondazione del RPR, nel 1976! Non dovevamo nemmeno essere qui, a Villepinte, ma siamo qui. Che coincidenze, che anniversari, che ricordi, che simboli! Ma la lezione di Villepinte non finisce qui. Tre anni dopo quella assemblea generale della Destra, il RPR e l’UDF [partito centrista, NdR] vinsero le elezioni legislative. Nel 1995 Jacques Chirac entrò nel Palazzo dell’Eliseo. Eppure, tutti quei bei proclami di Villepinte sono rimasti lettera morta. Tutte quelle belle promesse sono state dimenticate. La Destra, come al solito, si è sottomessa alle ingiunzioni della Sinistra, dei media e dei giudici. La Destra, come al solito, ha tradito i suoi elettori non appena questi ultimi l’hanno portata al potere. Trent’anni dopo, nulla è cambiato. Trent’anni dopo, il RPR e l’UDF sono diventati Les Républicains (LR), ma sono sempre le stesse promesse, ancora le stesse dichiarazioni marziali. Come potete credere che questi politici mantengano gli impegni che non hanno mantenuto per trent’anni?

Le stesse cause produrranno gli stessi effetti. Valérie Pécresse [candidata dei repubblicani, NdR] ci ricorda costantemente che il suo ingresso in politica è legato a Jacques Chirac. Si riferisce costantemente a lui. Prendiamola in parola: si comporterà come il suo mentore, prometterà tutto e mantenendo nulla. Chirac ha detto: “Vi sorprenderò con la mia demagogia”. Chirac ha detto: “Le promesse impegnano solo chi le ascolta”. Sì, crediamo a Valérie Pécresse quando ripete che è l’erede di Jacques Chirac.

Il Giuramento di Villepinte

Noi siamo l’esatto contrario di questi tradimenti politici. Promettiamo e manteniamo. Ci impegneremo e faremo. Diciamo, amici miei, che questo sarà il nostro giuramento di Villepinte! Il giuramento di Villepinte che cancellerà trent’anni di rinunce e viltà. Trent’anni durante i quali il popolo è stato diviso, separato, ostracizzato, con gli elettori del Fronte Nazionale trattati come paria e gli elettori dei LR intimiditi, terrorizzati, da una Sinistra che decideva sovranamente chi era repubblicano e chi no, chi era nel campo dei buoni e chi in quello dei cattivi.

Quei giorni sono finiti. Dobbiamo unirci, dobbiamo unirci, dobbiamo unirci. Voglio ridare il diritto di voto agli elettori del Fronte Nazionale e voglio ridare la destra agli elettori del LR [gioco di parole tra “droit”, diritto, e “droite”, destra, NdR]. Non è più il tempo delle liti e dei dibattiti bizantini: domani la Francia potrebbe scomparire. Il nostro dovere è quello di alzarci in piedi. Il nostro dovere è combattere. Il nostro dovere è quello di impegnarci! Un impegno molto particolare, perché non abbiamo intenzione di combattere le persone. A differenza dei nostri avversari che sono pieni di odio e di disprezzo, noi non stiamo combattendo individui. La nostra lotta è più dura, più difficile e più nobile: stiamo combattendo contro le idee.

Nel 2022, non è solo la persona di Emmanuel Macron che stiamo per sconfiggere, ma piuttosto la sua ideologia, quel sistema di cui lui è il portabandiera, il portavoce e l’esecutore. La “persona” Emmanuel Macron non ci interessa, perché è fondamentalmente non interessante! Trovatemi un solo francese nel Paese che possa spiegare il pensiero di Emmanuel Macron. Solo uno! Non c’è nessuno, nemmeno lui. Nessuno sa chi è, perché non è nessuno. Dietro la maschera della perfetta intelligenza tecnocratica, dietro la montagna di idee superficiali, dietro gli slogan contraddittori, dietro il “nel contempo” sinonimo di disordine e il “costi quel che costi” sinonimo di rovina, non c’è nessuno. Non c’è niente. Macron ha sventrato la nostra economia, la nostra identità, la nostra cultura, la nostra libertà, la nostra energia, le nostre speranze, le nostre esistenze. Ha svuotato tutto, perché lui è solo il grande vuoto, l’abisso. Nel 2017 la Francia ha eletto il nulla e ci è caduta dentro.

Amici miei: è il momento. È ora di tirare il nostro Paese e il nostro popolo fuori da questo pozzo senza fondo. Lasciamo questo manichino di plastica nella sua vetrina, questo automa che vaga in un labirinto di specchi, questa maschera senza volto che sfigura il nostro. Lasciamo questo adolescente a cercare sé stesso in eterno. Lo lasciamo con la sua ossessione per sé stesso.

Riserviamo il nostro coraggio, la nostra intelligenza, la nostra forza e il nostro impegno contro il globalismo, contro la “convivenza”, contro l’immigrazione di massa, contro teoria gender, contro l’islamo-goscismo, contro tutte queste macchine infernali che hanno un solo obiettivo, una sola missione e un solo ideale: decostruire il nostro popolo. Per distruggerlo meglio. Ci libereremo instancabilmente di queste ideologie che vivono solo di denaro pubblico e di giornalisti militanti.

Sì, faremo del macronismo un brutto ricordo. Poi, quando questo fantasma avrà lasciato l’Eliseo e quando la Sinistra avrà perso il suo ultimo burattino, lo sostituiremo con la Francia. Sostituiremo il piccolo Macron con “la Grande Nazione”. Sostituiremo il vuoto con l’identità. Sostituiremo l’autocompiacimento con l’eccellenza. Sostituiremo il ridicolo con la storia. Ci aspetta un compito meraviglioso ed eccezionale, l’impegno di una vita. La Francia è a un bivio, e questo è il momento.

I francesi! Voglio entusiasmo, voglio canzoni, voglio gioia, voglio orgoglio! Siate forti, siate gioiosi, siate felici! Recupereremo la Francia, contro i cinici e i presuntuosi, contro coloro che hanno solo disprezzo e arroganza negli occhi. Contro tutti coloro che vogliono farci sparire, ci stiamo sollevando! In alto i vostri cuori! Per tutta la vita ho rifiutato con tutte le mie forze la malinconia che porta alla disperazione, la malinconia che priva di coraggio e paralizza l’azione. Bernanos ha scritto: “La speranza è una determinazione eroica dell’anima, e la sua forma più alta è la disperazione superata”.

Sì: dobbiamo superare la rabbia e i dubbi accumulati in tanti anni, per trasformare la nostra disperazione in speranza. Ci aspetta un compito colossale e magnifico: ricostruire la Francia, il nostro amato Paese. Abbiamo le truppe, abbiamo un piano, abbiamo la forza e il coraggio. Abbiamo le idee, abbiamo un progetto e abbiamo un movimento. Non possono fare nulla contro di voi, non possono fare nulla contro di noi.

Al mondo intero possiamo ora alzare gli occhi e gridare forte e chiaro: la Francia è tornata! Questo Paese di scienziati che hanno trasformato il mondo e questo Paese di scrittori che lo hanno fatto sognare! Questo Paese di lavoratori coraggiosi e innovatori ingegnosi! Questo Paese unico al mondo, questo equilibrio perfetto tra bellezza e forza, tra eleganza e vigore, tra istinto di sopravvivenza e generosità, tra libertà e uguaglianza, tra genio e leggerezza!

Sì: la Francia è tornata, perché il popolo francese è insorto! Il popolo francese si oppone a tutti coloro che vogliono farli sparire. A tutti coloro che vogliono privare i suoi figli della loro eredità e grandezza! Il popolo francese non abbasserà mai gli occhi di fronte a coloro che hanno giurato di distruggerlo! Sì, la Francia è tornata!

Viva la Repubblica e, soprattutto, viva la Francia!

Eric Zemmour

Giornalista, scrittore e conduttore radiofonico francese. Candidato alla Presidenza della Repubblica nel 2022. Tra i suoi libri più noti: Le Suicide français (2014) e La France n'a pas dit son dernier mot (2021).