Il sistema elettorale del governo federale degli Stati Uniti prevede elezioni presidenziali ogni 4 anni e, ogni 2 anni, elezioni per l’intera Camera dei deputati e per un terzo dei senatori. Quindi i deputati stanno in carica solo 2 anni e i senatori 6 anni. Le elezioni di medio termine sono quelle che si svolgono a metà del mandato presidenziale. Le prossime si terranno a inizio novembre.
Elezioni di Mid-Term
Queste elezioni di metà mandato sono sempre state un grattacapo per il presidente in carica. Infatti, dal 1946 in poi, ci sono state 20 elezioni di medio termine e in 18 di esse, il partito del presidente ha perso seggi alla Camera. I dati si possono esaminare qui:
Le batoste più forti furono subite da Obama nel 2010 quando perse 63 seggi alla Camera, Clinton nel 1994 (52 seggi), Eisenhower e Ford (48 seggi). Come ogni regola, ci sono le eccezioni: per esempio, nel 1998, dopo la forte sconfitta alle mid-term del 1994, Clinton smise di ascoltare i suggerimenti radicali di sua moglie Hillary e riuscì a guadagnare qualche seggio grazie a triangolazioni centriste e beneficiando anche dell’ottimo stato dell’economia nazionale. Erano gli anni in cui l’opinione pubblica era ottimista e gli intellettuali parlavano addirittura di “fine della Storia”, e cioè di un mondo caratterizzato dal successo del capitalismo liberale sui propri nemici e dalla convinzione che la globalizzazione e il progresso tecnologico avrebbero aperto a tutti le porte della democrazia e del benessere.
Furono abbagli, miraggi. L’attentato alle torri di New York nel 2001 spazzò via queste illusioni e il XXI secolo si rivela oggi come un pericoloso laboratorio di crisi economiche, crescite insostenibili del debito pubblico, isterici allarmismi ambientali e sanitari, migrazioni incontrollate, perdite di identità nazionali e civili, pericolose fratture nelle democrazie liberali e – soprattutto – azzardate e rischiose islamizzazioni di quartieri, città e regioni.
Il controllo della Camera
Storicamente, le perdite elettorali a metà mandato del partito del presidente hanno spesso comportato la perdita della maggioranza alla Camera o al Senato (o in entrambi). Oggi i repubblicani hanno una minuscola maggioranza alla Camera (218 contro 212) per cui, a novembre, basteranno pochi seggi per rovesciarne il controllo.
Una Camera controllata dai democratici, nel clima teso di oggi, creerà un pericoloso stallo legislativo e perfino la possibilità di nuove azioni di impeachment contro il presidente Trump – azioni prive di sostanza, perché è quasi impossibile ottenere i due terzi necessari al Senato per rimuovere il presidente. Comunque operazioni ad alto contenuto propagandistico.
Il potere più importante della Camera è il controllo delle spese e la supervisione delle agenzie governative che gestiscono i programmi federali e spendono i fondi pubblici. Una Camera a maggioranza democratica potrà rendere la vita molto difficile al presidente Trump nei suoi ultimi due anni di mandato.
Il controllo del Senato
Il Senato oggi ha una maggioranza repubblicana di 53 seggi contro 45 democratici e 2 indipendenti (che però votano in linea con i democratici). Solo 35 seggi, tuttavia, vanno in lizza nelle elezioni di novembre (un terzo del totale). Dovrebbe essere molto difficile per i democratici ribaltare il Senato. In particolare, per farlo, dovrebbero riuscire a vincere seggi in due stati chiave, Texas e Alaska, tradizionalmente repubblicani.
Va ricordato che, mentre i seggi della Camera sono abbastanza proporzionali alla densità di popolazione, quelli del Senato sono solo 2 per ciascun stato. La ragione storica di questa apparente mancanza di proporzionalità sta nel fatto che, fin dalla nascita degli USA, gli Stati più piccoli hanno temuto di essere fagocitati dagli Stati più popolati e, pertanto, hanno richiesto ed ottenuto un Senato numericamente capace di tutelare i loro interessi.
Il potere più importante del Senato, dopo quello legislativo, è quello di approvare o respingere le nomine del presidente per incarichi quali giudici federali, segretari di gabinetto e ambasciatori. Il controllo del Senato è essenziale, anzi vitale, per il presidente in carica.
Lo scontro
Come si stanno preparando i due partiti allo scontro di novembre? I repubblicani, a differenza del passato, sembrano in grado di raccogliere più fondi dei democratici. Va però ricordato che le reti televisive, il mondo accademico, quello dello spettacolo e internet producono giornalmente messaggi politici, più o meno espliciti, che favoriscono pesantemente la propaganda dei democratici e della Sinistra in generale. È difficile valutare gli effetti di questa realtà, ma sono certamente massicci.
Lo scontro si sta sviluppando secondo i canoni tradizionali della politica americana, ma ci sono tre fatti relativamente nuovi: la revisione delle aree dei distretti elettorali, il boom politico del partito DSA (Socialisti Democratici d’America), e la limitazione del voto per posta.
Il Redestricting delle mappe congressuali
Ogni dieci anni, dopo la pubblicazione dei dati del censimento decennale, gli stati rivedono e ridisegnano i distretti elettorali per l’elezione sia dei membri della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, sia dei loro legislatori statali. Nel 2025, tuttavia, molti stati hanno avviato una revisione inusuale dei distretti a metà decennio. Dall’estate del 2025, 10 stati hanno modificato le loro mappe elettorali: Alabama, California, Florida, Louisiana, Missouri, North Carolina, Ohio, Tennessee, Texas e Utah.
Molte di queste azioni di redestricting sono state fatte per favorire il partito democratico (per esempio in California) o il partito repubblicano (per esempio in Texas). Il caso della California è il più lampante per la sua disonestà. La California aveva da tempo fissato, nel 2008, uno standard per una ridistribuzione equa dei distretti, dotato di una commissione indipendente istituita dagli elettori. Ma nel 2025, con un emendamento costituzionale, i democratici hanno tolto l’autorità alla commissione, concedendo temporaneamente ai legislatori il controllo sulla ridistribuzione dei distretti congressuali per le elezioni del 2026, 2028 e 2030.
Bisogna notare che in California la percentuale di persone che si registrano come appartenenti al partito democratico è del 45,3%. Ma grazie alle loro macchinazioni elettorali, si appropriano dell’84,3% dei deputati che mandano alla Camera del governo federale. Dovrebbe bastare, no? Invece hanno operato un nuovo redistricting per avere ancora più deputati’. Chi li conosce non è sorpreso da queste manovre sottobanco.
È difficile prevedere gli effetti di tutti questi giochi politici. Ma molti cittadini sono indignati per questi giochi di potere poco puliti.
Il DSA
Chi ha votato in America ricorda lunghissime liste elettorali in cui c’era di tutto – candidati deputati, senatori, capi di polizia, amministratori di scuole e biblioteche, giudici, ed altri. Si vota per tante cariche, politiche e no. Si vota essenzialmente per la persona, più che per il partito. Chi ha votato in America, specialmente nei grandi centri, ricorda liste con il candidato democratico, quello repubblicano, più una sfilza di candidati minori, tra cui numerosi candidati socialisti, comunisti, anarchici, che poi prendevano meno dell’1%, ma comunque accaparravano qualche migliaio di voti. Era una Sinistra divisa, sbiadita, egocentrica, incapace di fare compromessi unificatori. Ebbene, ora le cose sono cambiate. Il partito DSA (Socialisti Democratici d’America) è emerso tra i vari gruppuscoli ed è diventato un movimento di un certo peso, soprattutto nei grandi centri urbani.
Ma il lettore europeo va avvertito. “Socialisti Democratici” non vuol dire il nostro Saragat, né il cancelliere tedesco Helmut Schmidt, né François Maurice Adrien Marie Mitterrand. No, il DSA è composto da persone che dicono: niente prigioni, niente polizia, niente frontiere, spettacoli di travestiti ammessi e celebrati nelle scuole elementari, uomini nei bagni e negli sport delle donne, requisizione di case sfitte, abolizione del Senato, voto concesso a non-cittadini, e via wokando.
I rappresentanti del DSA di solito non si presentano come appartenenti al proprio partito, sapendo di non poter ottenere una maggioranza nei collegi uninominali, ma lottano per vincere le primarie del partito democratico. Spesso hanno successo, come con l’elezione recente del sindaco di New York, Zohran Mamdani, ma negli ultimi mesi hanno stravinto molte primarie e sembrano capaci di cambiare completamente il futuro del partito democratico. (Per inciso, il collegio uninominale è l’ancora di salvezza per gli USA. Con esso, si impedisce agli estremisti di avere rappresentanti. Casi come la nostra Cicciolina, eletta nel 1987 con pochi voti tramite i “resti” del voto proporzionale, in America non si possono attuare.)
Forse il popolo del DSA, che è riuscito a silurare molti candidati moderati nelle primarie del partito democratico, sarà proprio il fattore principale che potrà far vincere il partito repubblicano a novembre (o non perdere troppo). Perfino la pasionaria Alexandria Ocasio-Cortez, che era stata uno dei primi politici a portare avanti un’agenda woke, ora sta facendo marcia indietro. Non è stupida. Ha cavalcato la tigre woke per affermarsi, ma ora capisce il pericolo ed i possibili effetti controproducenti che possono regalare la vittoria agli avversari a novembre. È furba: ha etichettato il passato attivismo come “Woke 1.0”, definendolo “pazzesco” e proponendo un futuro “Woke 2.0” sempre di sinistra, ma più ragionevole e moderato. Pensa di candidarsi alla presidenza nel 2028 con questo trucchetto. Vedremo.
Il voto per posta
Parliamo di voto in corrispondenza (absentee voting) e voto per posta (vote-by-mail). Sebbene la maggior parte degli Stati preveda il voto in corrispondenza, le scadenze e le regole su chi può partecipare variano. Alcuni Stati richiedono una giustificazione da parte dell’elettore per poter votare per corrispondenza. Altri no. Nella maggior parte degli Stati, per poter votare è necessario richiedere, per ogni elezione, una scheda elettorale per corrispondenza. Ma in alcuni Stati ci si può qualificare per ricevere automaticamente le schede elettorali a ogni elezione.
Invece dei programmi di voto per corrispondenza, alcuni Stati offrono programmi di voto per posta. Questi Stati inviano automaticamente le schede a tutti gli elettori registrati nello stato prima del giorno delle elezioni. Questo secondo tipo di voto comporta la spedizione postale di milioni di buste a un elettorato che comprende una metà o più di cittadini che non sono interessati a votare, centinaia di migliaia di persone che si sono trasferite in altre città o Stati, migliaia di persone defunte, con duplicati, errori, e liste di distribuzione non sempre ben aggiornate.
Purtroppo, nella logica degli USA intesi come unione di Stati indipendenti, le elezioni sono gestite dai singoli Stati e la supervisione federale è limitata. Quindi ogni stato ha le sue regole.
È chiaro che il voto per posta è un incentivo al broglio elettorale. Ed è chiaro che favorisce il partito più attivo, più ideologico, con più attivisti e meno rigore morale.
Per due anni Trump ha lottato per impedire o ridurre il numero di voti per posta. È convinto di aver perso le elezioni del 2020 proprio per il voto per posta imposto con la scusa del COVID. È una lotta giuridica senza esclusione di colpi. I democratici stanno facendo di tutto per mantenerlo ed espanderlo. Proprio oggi Trump ha ottenuto una vittoria importante: la Corte Suprema ha concesso di far rispettare l’ordine esecutivo di “integrità elettorale” del presidente Trump, che limita il voto per posta prima delle elezioni di metà mandato di novembre. Il Servizio Postale degli Stati Uniti e il Dipartimento di Giustizia hanno dichiarato che avrebbero immediatamente implementato le restrizioni riviste sulla scheda elettorale per corrispondenza dopo la sentenza. Forse avremo a novembre elezioni più trasparenti del solito.
Ricercatore scientifico e consulente specializzato in studi sull'inquinamento atmosferico. Ha pubblicato centinaia di articoli scientifici e di rapporti tecnici. È spesso chiamato a testimoniare in casi giudiziari relativi ad incidenti ambientali. Collabora periodicamente a riviste online italiane.





