Mentre i carri armati restano fermi, la vera battaglia si gioca su cyber, disinformazione e erosione della fiducia. Russia e altri attori colpiscono la continuità operativa degli Stati (si veda l’Estonia nel 2007 e 2017) e seminano dubbi nelle società, soprattutto nel dominio cognitivo. I Paesi baltici e nordici ci insegnano la lezione: resilienza si costruisce con alfabetizzazione mediatica, coordinamento tra pubblico e privato, coinvolgimento della popolazione e preparazione di lungo periodo. L’Italia non è immune. Distanza geografica non significa sicurezza. La nostra debolezza principale? Frammentazione istituzionale e scarsa cultura della sicurezza. Il DPCM dell’8 gennaio 2026 è un primo passo, ma serve di più: una strategia nazionale di resilienza ispirata ai modelli nordici e baltici, con continuità istituzionale e coinvolgimento di tutta la società civile. La guerra del futuro è già qui. E non fa rumore.

SOMMARIO ESECUTIVO

  • Il report analizza la guerra ibrida nell’area euro-atlantica, con particolare attenzione ai casi baltici e nordici, evidenziando come la competizione contemporanea si sviluppi stabilmente al di sotto della soglia del conflitto aperto attraverso l’integrazione di strumenti militari e non militari.
  • In questo contesto, la guerra ibrida non mira alla distruzione fisica, ma alla paralisi decisionale e all’erosione della fiducia collettiva. Gli attacchi cyber all’Estonia nel 2007, la crisi del sistema eID nel 2017 e le recenti vulnerabilità nel Mar Baltico riflettono una logica ricorrente: colpire la continuità operativa dello Stato.
  • Gli effetti più duraturi si manifestano nel dominio cognitivo, dove le operazioni di influenza compromettono la fiducia nelle istituzioni e la coerenza narrativa delle società. I modelli nordici mostrano come la resilienza in questo ambito derivi da politiche di lungo periodo, fondate su alfabetizzazione mediatica e coordinamento tra attori pubblici e privati.
  • L’esperienza estone evidenzia il nesso tra digitalizzazione e sovranità: l’innovazione rafforza lo Stato, ma introduce vulnerabilità che richiedono preparazione anticipata e continuità operativa. Nei Paesi baltici, la resilienza si costruisce sull’integrazione tra difesa territoriale, resistenza non convenzionale e coinvolgimento della popolazione, aumentando i costi di un’aggressione senza eliminarne la possibilità.
  • Parallelamente, la cooperazione nordica mostra come l’allineamento strategico possa precedere l’adesione formale ad alleanze militari, attraverso una pianificazione operativa già consolidata prima del 2022.
  • Per l’Italia, la distanza geografica dalla Russia non equivale a immunità. Le principali criticità riguardano il dominio cognitivo, la frammentazione della risposta istituzionale e la limitata diffusione di una cultura della sicurezza. In questo quadro, il DPCM dell’8 gennaio 2026 rappresenta un passaggio rilevante nel rafforzamento del coordinamento informativo.
  • Nel complesso, il confronto con i modelli nordici e baltici evidenzia la necessità di sviluppare anche in Italia una strategia di resilienza di lungo periodo, fondata su continuità istituzionale, integrazione interagenzia e coinvolgimento della società civile.

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Guerra ibrida e resilienza in Europa
minniti
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Fabrizio Minniti è un esperto di sicurezza internazionale. Come ricercatore presso il Centro Militare di Studi Strategici, ha redatto rapporti nei settori dell’intelligence, del terrorismo internazionale, della dottrina nucleare, della sicurezza europea e della politica di difesa. È stato nominato consulente esterno per EUBAM-Rafah in Israele e ha lavorato come consigliere politico del DCOM della missione NATO Resolute Support in Afghanistan.