I recenti disordini negli Stati Uniti hanno evidenziato l’esistenza di una fetta notevole della popolazione negli USA che, per varie ragioni, si oppone, anche violentemente, all’applicazione delle leggi sull’immigrazione. Va subito notato che un anno fa il presidente Trump è stato eletto con una chiara maggioranza, presentando agli elettori una piattaforma politica in cui primeggiava la promessa di fermare l’immigrazione illegale e di far rientrare in patria gli illegali, in particolare quelli che si erano macchiati di crimini. Questo mandato elettorale rimane chiaro e sostenuto dalla maggioranza (silenziosa e non) dei votanti.

Le due fasi

La prima fase – il blocco degli illegali alle frontiere – è andata abbastanza liscia. Tanti dicevano che fermare i passaggi illegali di persone, soprattutto alla frontiera con il Messico, fosse impossibile. Ed invece, in soli 100 giorni il problema fu risolto. I dati ed i dettagli si trovano qui e, per chi non si fida dei numeri dell’Homeland Security di Trump, il grafico sotto della BBC dovrebbe cancellare ogni dubbio su questo enorme successo. La seconda fase – quella di identificare, arrestare e remigrare gli illegali presenti nel territorio statunitense – ha invece creato una mezza rivoluzione. L’amministrazione Trump ha cercato in molti modi di presentare questa fase come necessaria, evidenziando i crimini, spesso molto gravi, commessi dalle persone arrestate: omicidi, stupri di minori, aggressioni, tratta di esseri umani e incendi dolosi.

I disastri di Biden

La situazione ereditata da Trump nel gennaio 2025 era molto seria. C’erano 15-20 milioni di immigrati illegali nel paese, di cui 7 milioni entrati illegalmente durante i 4 anni della presidenza Biden. I dati ufficiali mostravano la presenza di più di 660 mila non cittadini con precedenti penali (condanne o accuse pendenti), tra cui 13 mila per omicidio, 62 mila per aggressione, 15 mila per reati sessuali, e 56 mila per reati di spaccio di droga. Nonostante questi numeri, si formò subito una coalizione per fermare, anche con la forza, le azioni del governo federale. Questa coalizione comprende molti moderati – che concentrano la loro attenzione sui casi compassionevoli di tanti illegali, incensurati, che finiscono per essere arrestati – ma anche molti estremisti violenti, pilotati da associazioni comuniste ed anarchiche, che approfittano delle tensioni per operare rivolte urbane ben organizzate e ben finanziate anche dall’estero. Infatti, uno dei finanziatori di questi agitatori è Neville Roy Singham, un ricco cittadino americano sostenitore del Partito Comunista Cinese, che è stato indagato per decenni dalle autorità federali e che ora si è trasferito in Cina dove viene protetto.

Il ruolo del Partito Democratico

Il Partito Democratico, e in genere la sinistra USA, si sono trasformati da partito compassionevole ma attento alla legalità delle istituzioni (almeno a parole) a partito di aperta rivolta contro il governo federale e le sue leggi. C’è una situazione particolarmente significativa che descrive l’assurdità attuale: il governo chiede a vari Stati controllati dal Partito Democratico (per esempio la California) di informare  le autorità federali ogni volta che un immigrato illegale viene rilasciato dopo aver commesso un crimine ed aver scontato la pena carceraria. Anche questa ragionevole richiesta viene spesso negata. Gli illegali vengono fatti uscire dalle prigioni di nascosto per evitare che vengano arrestati e deportati. Certi giudici addirittura aiutano gli illegali per evitare che vengano arrestati, nonostante siano colpevoli di gravi reati. La California, nel suo sforzo di aiutare in ogni modo gli illegali, ha permesso a molti di loro (in particolare gli indiani) di ottenere patenti di guida di mezzi pesanti. Parliamo di molte persone che non conoscono nemmeno l’inglese, non sanno leggere le segnalazioni stradali e guidano giganteschi camion per gli Stati Uniti. Come c’era da aspettarsi, si sono registrati spettacolari incidenti stradali con la perdita di numerose vite umane. Ora la California – sotto pressione dell’opinione pubblica – ha revocato 17 mila patenti commerciali. In passato non era così. La sinistra USA ha una lunga storia di protezione delle classi lavoratrici più deboli, che oggi sono quelle più danneggiate dalla concorrenza economica dell’immigrazione illegale e dal degrado urbano che essa genera. Con molti illegali in giro, i salari degli addetti alle pulizie, dei giardinieri, dei meccanici e dei camerieri non crescono o addirittura si abbassano; per non parlare poi del deterioramento e del sovraffollamento dei servizi pubblici: scuole, pronto soccorso ed assistenza sociale. Uno degli idoli storici della sinistra USA – il sindacalista César Chávez (1927-1993) – fu decisamente contrario all’immigrazione illegale, perché minava il potere contrattuale dei lavoratori agricoli (United Farm Workers, UFW) fornendo una fonte di manodopera a basso costo. A metà degli anni ’70, Chávez lanciò una campagna contro l’immigrazione illegale. Questo includeva l’organizzazione di “wet lines“—pattugliamenti lungo il confine tra Stati Uniti e Messico, guidati dal cugino Manuel Chávez, per scoraggiare l’immigrazione illegale. Solo pochi anni fa, i principali leader democratici parlavano chiaramente contro l’immigrazione illegale. Per esempio, il presidente Bill Clinton, nel suo discorso radiofonico del 1995 e in varie dichiarazioni politiche, sottolineava un approccio equilibrato all’immigrazione, affermando che, sebbene l’America sia una “nazione di immigrati”, deve anche essere una “nazione di leggi”. Clinton sostenne il rafforzamento del controllo delle frontiere, la riduzione dell’immigrazione illegale e l’applicazione delle norme sui luoghi di lavoro per proteggere i lavoratori legali. Anche il presidente Obama non fu tenero con l’immigrazione illegale. In un suo discorso nel 2006, disse che
Coloro che entrano illegalmente nel nostro paese, e quelli che li assumono, mancano di rispetto allo stato di diritto. E poiché viviamo in un’epoca in cui i terroristi sfidano i nostri confini, semplicemente non possiamo permettere che le persone entrino negli Stati Uniti senza essere rilevate, senza documenti e senza controllo. Gli americani hanno ragione a chiedere una maggiore sicurezza delle frontiere e una migliore applicazione delle leggi sull’immigrazione”.
Ed infatti, Barack Obama fu etichettato come “deporter in capo” dalle comunità in difesa dei diritti degli immigrati.

Il cambiamento repentino

Cos’è successo allora per giustificare un cambiamento così repentino nella sinistra USA e nel Partito Democratico? E’ successo che in alcuni Stati e molte contee, l’immigrazione illegale ha fatto perdere sì voti alla sinistra, specialmente i voti delle vittime del crimine e del degrado urbano, ma ne ha fatti guadagnare di più con il lento ma costante processo di acquisto della cittadinanza degli illegali attraverso i vari “perdoni” (incluso quello famoso di Ronald Reagan nel 1986), per non parlare poi del voto dei figli degli illegali che sono diventati automaticamente cittadini USA, approfittando di una legge costituzionale di dubbia legalità sullo ius soli. I leader democratici hanno visto, nell’immigrazione illegale e nella “sostituzione etnica”, una scorciatoia per vincere molte elezioni, per esempio in California, cosa che altre sinistre nel mondo hanno ammesso più volte, da lord Peter Mandelson (coinvolto ora nelle più torbide email di Epstein) alla “voce dal sen fuggita” della deputata spagnola di Podemos Irene Montero. Ma tale strategia è cinica, possibilmente controproducente e non sicura. Per esempio, nelle ultime elezioni del novembre 2024, Donald Trump nella sua vittoria presidenziale ha battuto il record di voto “latino” per un candidato repubblicano. Con il 42 per cento dei voti di questo blocco, Trump ha superato la performance di George W. Bush nel 2004 in questa fascia demografica, che oggi rappresenta circa il 15 per cento della popolazione elettorale totale degli Stati Uniti. È un numero (42%) che dovrebbe far riflettere chi pensa che le minoranze etniche vadano sempre a braccetto con la sinistra.

Immigrazione legale e illegale

C’è chi non crede che questo problema – l’immigrazione illegale – sia un fenomeno preoccupante. Molti guardano le statistiche storiche, riportate nel grafico qui sotto, e concludono che la percentuale di immigrati nella popolazione USA è oggi circa il 15%, un numero simile a quello della seconda metà dell’800.
(Fonte: Article: Frequently Requested Statistics on Immigr.. | migrationpolicy.org)
Costoro dimenticano che gli emigranti di allora (tedeschi, scandinavi, irlandesi) si integravano rapidamente, non rivendicavano territori (a differenza di molti messicani di oggi) e non avevano lealtà geopolitiche preoccupanti (a differenza di molti cinesi o somali di oggi). Inoltre, generazioni fa, gli immigrati negli USA trovavano un sistema educativo e un mondo dello spettacolo serio e formativo, mentre oggi insegnanti, attori e artisti fanno a gara per denigrare gli USA e la loro storia. In questo clima, integrazione ed assimilazione sono oggi state rese – intenzionalmente – difficili, con la conseguente tribalizzazione della società. Molti moderati vorrebbero limitare gli arresti e le deportazioni ai soli immigrati illegali che commettono crimini. Dimenticano però che l’attraversamento della frontiera senza documenti e visti d’ingresso è un crimine. Dimenticano che il lavoro in nero, senza pagare le tasse, è un crimine. E dimenticano che chi entra illegalmente salta la fila e danneggia chi rispetta le regole e le leggi. C’è un’enorme coda di milioni di persone che vogliono emigrare legalmente negli Stati Uniti. Ne vengono accettati circa un milione all’anno, come mostrato nel grafico sotto. Gli Stati Uniti attirano il maggior numero di immigrati al mondo, che si integrano nel tessuto della società statunitense attraverso strade come la cittadinanza, la possibilità di diventare residenti permanenti legali (LPR) o la ricerca di protezione umanitaria. Questo grafico monitora il numero di persone a cui viene annualmente rilasciata la residenza permanente legale (nota anche come green card). I titolari di green card possono vivere e lavorare nel paese a tempo indeterminato, arruolarsi nelle forze armate e presentare domanda di cittadinanza statunitense dopo cinque anni (tre se sposati con un cittadino statunitense).
Fonte: Legal Immigration to the United States, 1820-Present | migrationpolicy.org

La situazione odierna: Birth Turism e Invisible Coup

Al momento attuale la situazione è complessa e preoccupante. Ci sono disordini e caos, soprattutto a Minneapolis, in Minnesota, dove intere zone sono presidiate da minoranze violente che attaccano le forze federali e impediscono molti arresti, anche di conclamati criminali. Le autorità democratiche locali impediscono alla polizia di proteggere le forze federali. È una situazione che molti ritengono simile alla ribellione degli Stati confederali del 1861. Ci sono altri fattori che complicano la situazione. C’è il birth turism che continua imperterrito. Il “turismo della nascita” è la pratica di viaggiare in un paese come gli Stati Uniti o il Canada per partorire, principalmente per ottenere la cittadinanza del bambino in base allo ius soli, con motivazioni che includono l’accesso a migliori opportunità ed istruzione. E c’è anche l’invisible coup. E’ appena uscito un libro di Peter Schweizer che sottolinea la gravità della situazione. I correnti dibattiti sull’immigrazione ruotano attorno a ciò che accade agli immigrati una volta arrivati. Secondo Schweizer, dobbiamo invece iniziare a parlare di chi li invia e perché. Per decenni, le élite dell’establishment ci hanno venduto la storia dell’immigrazione come un rinnovamento compassionevole del sogno americano all’interno di un armonioso crogiolo. Ma sotto questa narrazione si cela una realtà diversa: la migrazione di massa si è trasformata nell’arma politica più potente mai rivolta contro gli Stati Uniti, orchestrata dalle élite interne e sostenuta da avversari all’estero. Ora Peter Schweizer sta svelando tutta questa serie di intrighi. Foto: By paul goyette – CC BY 4.0
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Ricercatore scientifico e consulente specializzato in studi sull'inquinamento atmosferico. Ha pubblicato centinaia di articoli scientifici e di rapporti tecnici. È spesso chiamato a testimoniare in casi giudiziari relativi ad incidenti ambientali. Collabora periodicamente a riviste online italiane.