La leggenda della K-1000 e l’idea delle corazzate lanciamissili
Le corazzate erano passate di moda, anche se alla fine degli anni ‘40 si diffuse la leggenda delle supercorazzate sovietiche K-1000. Una “bufala” ripresa dalla stampa specializzata occidentale e alimentata dai servizi sovietici. Doveva trattarsi di navi da quasi 80.000 tonnellate con cannoni da almeno 410 mm e un avanzato sistema lanciamissili in due strutture a cupola (le Iowa non arrivavano a 60.000 tonnellate e disponevano di nove pezzi da 406 mm).
Pura dezinformatsiya sovietica. Anche perché l’URSS non era nemmeno riuscita a finire le quattro corazzate Sovetsky Soyuz impostate tra il 1938 e il 1940, preferendo impiegare le proprie risorse in altro.
Anche se l’idea di una nave da battaglia lanciamissili (come le K-1000 e la futura classe Trump) in quel periodo aveva solleticato anche il Pentagono. La US Navy valutò il completamento la sesta unità classe Iowa, la Kentucky (BB-66) come nave da battaglia lanciamissili integrando nella struttura della corazzata due lanciatori per otto missili da crociera SSM-N-9 Regulus II. Progetto autorizzato nel 1954, per essere subito bloccato.
Come unità lanciamissili erano preferibili gli incrociatori, per costi e velocità all’interno dei carrier group. Della proposta conversione della Kentucky in nave da battaglia lanciamissili rimane la designazione prevista, BBG-1, guided-missile battleship, che in futuro spetterà alla prima unità classe Trump, la USS Defiant.
La guerra del Vietnam e la riattivazione della New Jersey
Allo scoppio della guerra del Vietnam le Iowa sono tutte in riserva dal 1958. Ma Robert McNamara nel 1967 autorizza di rimettere in servizio la sola New Jersey (BB-62) per utilizzarla come supporto d’artiglieria là dove i bombardamenti aerei erano considerati rischiosi (i cannoni da 406 della nave avevano una gittata di oltre 30 km). In questo ruolo di batteria galleggiante la New Jersey rimane in servizio poco più di un anno tra il 1968 e il 1969 per poi tornare in riserva.
Arriva Reagan…
Dopo un altro decennio “in naftalina”, le quattro Iowa sono tutte riattivate su impulso di Reagan tra il 1982 e il 1988, dopo un significativo riammodernamento. Vengono mantenuti i cannoni da 406 mm, ma viene integrata una componente missilistica con 8 lanciatori per quattro BGM-109 Tomahawk ciascuno e 4 lanciatori per quattro missili antinave RGM-84 Harpoon. La New Jersey partecipa alle operazioni in Libano, mentre alla Iowa capita un disastroso incidente durante le esercitazioni coi pezzi principali: il 19 aprile 1989 un’esplosione squarcia la torre n. 2, uccidendo 47 marinai. L’indagine iniziale della Marina aveva puntato il dito contro un possibile suicidio di un membro dell’equipaggio coinvolto in una storia d’amore omosessuale, mentre una seconda indagine del Congresso ha aperto alla possibilità dell’incidente.
Le Iowa saranno poi definitivamente pensionate tra il 1990 e il 1992, anche se Missouri e Wisconsin vennero un’ultima volta impiegate durante l’operazione Desert Storm contro l’Iraq di Saddam Hussein.
…e la classe Kirov con i VLS
A favorire il rientro in servizio delle Iowa c’era stato anche lo zampino dei sovietici che nel 1980 mettevano in linea l’incrociatore da battaglia lanciamissili Kirov, prima unità della sua classe. Dotati di propulsione nucleare con le 28.000 tonnellate a pieno carico e i 252 metri di lunghezza i Kirov rappresentavano la più grande surface combatant,unità da combattimento di superficie, in servizio nel loro tempo (definizione che non include portaerei, portaelicotteri e navi da sbarco, considerate navi-madre, non navi da combattimento).
Ma più che le dimensioni, a rendere innovativi i classe Kirov rispetto alle altre unità di superficie dell’epoca era il primo utilizzo su larga scala di sistemi VLS, lanciatori verticali.
Un cambio di filosofia paragonabile a quello che aveva rappresentato la corazzata monocalibro all’inizio del secolo. Il vantaggio è uno spazio più compatto per i missili, con in potenziale un sistema standard per le diverse tipologie di missile. Infine l’eliminazione della ricarica con tutte le celle virtualmente pronte al lancio. All’entrata in servizio i Kirov disponevano come armamento principali di VLS per 20 missili antinave e 96 missili antiaerei.
Alla data dell’entrata in servizio del Kirov le unità di superficie principali per gli Stati Uniti erano gli incrociatori nucleari classe Virginia, in servizio dal 1976 al 1988, da poco meno di 12.000 tonnellate. Ai Virginia a partire dal 1983 sarebbero seguiti i Ticonderoga, propulsione convenzionale, da 10.000 tonnellate, tutt’oggi spina dorsale della difesa antiaerea dei carrier group statunitensi.
I Mark 26, tempo di ricarica 9 secondi
I Virginia e i primi sei Ticonderoga disponevano lanciatori a orientabili binati Mark 26 capaci di lanciare 2 missili alla volta con un tempo di ricarica di 9 secondi. Un’eternità rispetto ai sistemi VLS sovietici dei Kirov.
Per la US Navy i VLS diventeranno uno standard solo a partire dalla sesta unità classe Ticonderoga l’USS Bunker Hill (CG-52) entrata in servizio nel 1986 e dotata di 122 celle: oltre all’eliminazione della ricarica un incremento rispetto ai 96 missili totali delle prime cinque unità.
Delle cinque unità classe Kirov previste ne furono completate solo quattro. Oggi resta in servizio solo il Pyotr Velikiy, con l’Admiral Nakhimov che starebbe completando una lunghissima serie di lavori di ammodernamento. In questa configurazione dovrebbe arrivare a 176 celle VLS: 80 aria-superficie e 96 antiaeree e la nave dovrebbe essere equipaggiata anche con missili ipersonici Zircon.
Le proposte per le navi arsenale
Le marine occidentali recuperarono rapidamente il gap sui VLS e nell’US Navy a metà degli anni ’90 si diffuse il concetto di “nave arsenale”. Unità da integrare nei gruppi navali e dotata di 500 celle VLS in uno scafo relativamente compatto e con equipaggio ridotto all’osso, stimato in 50 persone, in quanto l’attribuzione dei bersagli e la difesa sarebbe stato gestito in maniera distribuita dal resto del gruppo navale.
Nonostante i finanziamenti ricevuti per il programma non si arrivò mai a un dimostratore della nave arsenale. Una necessità venuta meno per le mutate esigenze della fine della Guerra Fredda, che aveva portato anche alla conversione di quattro battelli della classe Ohio, originariamente sottomarini lanciamissili balistici, in sottomarini lanciamissili da crociera con una capacità di 154 Tomahawk ciascuno. Uno di questi battelli è stato impiegato per l’attacco contro i siti nucleari iraniani nel giugno 2025.
L’ipotesi della nave arsenale tornerà sulla breccia nel 2013 quando la Huntington Ingalls Industries, principale gruppo della cantieristica militare statunitense, propose di trasformare un’unità da trasporto anfibio classe Sant’Antonio da 25.000 tonnellate per 208 metri di lunghezza, in una nave arsenale da 288 celle VLS.
Un numero di celle paragonabile alle 256 celle considerate per il programma CG(X) per i nuovi incrociatori da 20.000/25.000 tonnellate che avrebbero dovuto rimpiazzare i Ticonderoga. I CG(X) dovevano essere una versione ampliata dei cacciatorpediniere stealth classe Zumwalt da 16.000 tonnellate (ma dotati di soli 80 celle VLS) e che attualmente rappresentano i più grandi surface combatant della US Navy.
Il programma CG(X) fu però abbandonato dopo il sostanziale fallimento degli Zumwalt di cui sono state completate solo tre unità delle 32 inizialmente previste. Il rimpiazzo dei Ticonderoga ancora in servizio (gli ultimi saranno ritirati entro il 2030) è stato affidato all’ultima versione, Flight III, dei cacciatorpediniere classe Arleigh Burke: 10.000 tonnellate con 96 celle VLS.
DDG(X) contro classe Trump
Nel giugno del 2021 la US Navy ha avviato il programma DDG(X) destinato a rimpiazzare sia i Ticonderoga che gli Arleigh Burke delle prime serie (Flight I e II). I DDG(X), con linee molto più classiche degli Zumwalt, prevedrebbero 138 celle complessive su unità da 13.000 tonnellate. Un programma già finanziato e autorizzato, a differenza della classe Trump che è ancora lontana anche dalla progettazione preliminare. Tuttavia il DDG(X) potrebbe essere abbandonato per dirottare risorse e capacità industriali in favore della classe Trump nonostante siano navi completamente diverse. [2 – continua. La prima puntata è stata pubblicata QUI]
Foto: Phan J. Alan Elliott, governo degli USA, pubblico dominio
Saggista e divulgatore, tra le sue pubblicazioni Alessandro Blasetti. Il padre dimenticato del cinema italiano(Idrovolante, 2023). E con Emanuele Mastrangelo Wikipedia. L’Enciclopedia libera e l’egemonia dell’informazione (Bietti, 2013) e Iconoclastia. La pazzia contagiosa della cancel culture che sta distruggendo la nostra storia(Eclettica, 2020).





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