Il cambiamento di paradigma nella minaccia terroristica

La minaccia terroristica ha subìto una trasformazione strutturale nel corso degli ultimi venti anni: dalla centralità delle organizzazioni con gerarchie ben stabilite si è passati a un modello caratterizzato da individui che agiscono in autonomia, non inseriti o connessi in linea diretta con un gruppo o con un assetto articolato.

La letteratura strategica e gli studi più recenti sul terrorismo evidenziano come la violenza contemporanea non richieda più necessariamente l’inquadramento all’interno di un gruppo strutturato: sono sufficienti un’idea radicalizzante, un contesto ideologico di riferimento e l’opportunità operativa affinché l’individuo diventi il centro decisionale dell’azione violenta. In questo scenario, l’appartenenza organizzativa lascia spazio a una forma di adesione ideologica fluida, che può mantenere un riferimento religioso o politico senza tradursi in un legame operativo diretto.

Il concetto di lone actor terrorism affonda le sue radici nella dottrina della leaderless resistance, elaborata negli anni Ottanta da Louis Beam e inizialmente associata ad ambienti dell’estrema destra. Tale modello, incentrato sull’azione individuale autonoma per ridurre la vulnerabilità delle reti clandestine, è stato successivamente ripreso e adattato in altri contesti ideologici, trovando una particolare espressione nell’evoluzione del jihadismo contemporaneo e nella diffusione di attacchi isolati, soprattutto in Europa.

L’aumento della pressione investigativa sulle reti strutturate unita a un’evoluzione del contrasto e della prevenzione potrebbe costituire uno dei maggiori fattori che hanno condotto la strategia del terrorismo a privilegiare attacchi a bassa complessità, facili da eseguire, difficili da intercettare e con un potenziale alto impatto emotivo e mediatico.

Numerosi rapporti europei, in particolare i Terrorism Situation and Trend Report (TE-SAT) di Europol e le analisi prodotte nell’ambito del EU Knowledge Hub on Prevention of Radicalisation, identificano il terrorismo di matrice individuale come una delle principali minacce interne alla sicurezza europea. La portata del fenomeno è confermata da diversi episodi che hanno segnato l’opinione pubblica: emblematico è il caso di Nizza nel 2016, dove un attacco condotto con un mezzo rudimentale, successivamente rivendicato da ISIS e coerente con la sua propaganda operativa, ha prodotto un numero elevato di vittime e un forte senso di insicurezza collettiva.

Nel corso del 2025, diversi episodi registrati in Europa confermano la persistenza e l’adattabilità del modello del lone actor nel panorama della minaccia terroristica.

In questo contesto, la prevenzione risulta particolarmente complessa. I segnali pre-attacco sono spesso frammentati e disarticolati, distribuiti su piani diversi: psicologico, digitale e comportamentale, rendendo difficile una loro individuazione tempestiva. Come sottolineato da studi dell’International Centre for Counter-Terrorism (ICCT), il cosiddetto “lupo solitario” non è mai completamente isolato: opera all’interno di un ecosistema ideologico e comunicativo che alimenta le sue convinzioni e contribuisce a giustificare l’azione violenta.

L’obiettivo dell’odio: come costruire un nemico

La costruzione del nemico è rintracciabile in tutte le forme di estremismo e di radicalizzazione, si tratta di identificare l’obiettivo in un gruppo etnico, religioso, politico, sociale e attuare un percorso di deumanizzazione, trasformandolo in avversario, definendolo per caratteristiche scelte come simboliche del male intrinseco.

Questo processo può condurre a una progressiva esaltazione dell’uso della forza, fino a rendere, nella visione del soggetto radicalizzato, moralmente accettabili anche le forme più estreme di violenza, incluse le atrocità di massa.

Tali dinamiche sono riscontrabili tanto nella storia quanto nell’attualità, come dimostra il caso dell’antisemitismo, fenomeno trasversale a epoche e contesti ideologici differenti.

L’antisemitismo ha attraversato l’intero spettro politico, adattandosi a narrative diverse e rinnovando costantemente i propri strumenti comunicativi e propagandistici.

Come ricordato da Fiamma Nirenstein nel report Antisemitismo nell’Europa contemporanea, Bertrand Russell denunciò già nel 1968, in una lettera aperta al primo ministro polacco Władysław Gomułka, una nuova ondata antisemita fondata su un ragionamento distorto: gli ebrei venivano identificati come sionisti, i sionisti come fascisti, i fascisti come nazisti, fino a giungere all’assurda equiparazione delle vittime con i loro carnefici.

Il concetto di “nemico” si colloca da sempre al centro della riflessione politica e dei conflitti, Carl Schmitt ne individua il fondamento nella distinzione tra amico e nemico, dove quest’ultimo non è soltanto diverso o opposto, ma è percepito come una minaccia esistenziale all’ordine politico. Questa costruzione diventa funzionale alla delegittimazione dell’avversario, trasformandolo in un soggetto contro cui la violenza appare giustificata.

In prospettiva analitica, la progressiva spoliazione del nemico della sua dimensione umana e politica rappresenta una condizione necessaria affinché la violenza nei suoi confronti possa essere normalizzata e resa accettabile, come evidenziato nei contributi di Zygmunt Bauman (Modernità e Olocausto; Cecità morale) e Hannah Arendt (Le origini del totalitarismo).

Nella lotta politica, tali meccanismi sono stati ampiamente utilizzati dai movimenti insurrezionali che negli anni Settanta hanno fatto ricorso al terrorismo come strumento rivoluzionario. Organizzazioni come le Brigate Rosse in Italia, la RAF in Germania, l’ETA in Spagna e l’IRA in Irlanda hanno costruito una figura del nemico coerente con la propria narrazione ideologica, individuandolo nelle istituzioni statali e nei loro apparati di sicurezza, rappresentati come strumenti di oppressione.

Nel terrorismo del lone actor, la disumanizzazione assume un ruolo centrale nel processo di radicalizzazione individuale. L’attore solitario, pur operando senza un comando diretto né un’appartenenza organizzata, interiorizza narrazioni estremiste diffuse attraverso ambienti digitali, nei quali il nemico viene costruito come entità inferiore, ostile o infedele, privata della propria umanità. Questo framing ideologico semplifica la percezione del mondo secondo la logica del “noi contro loro” e legittima l’uso della violenza, trasformando la vittima in un simbolo astratto da colpire.

L’importanza della prevenzione e del contrasto

Il terrorismo di matrice individuale richiede un approccio multistrutturato alla prevenzione e al contrasto, capace di integrare strumenti psicologici, sociali, digitali e operativi.

  • Prevenzione precoce ed early warning

La prevenzione precoce rappresenta una delle sfide più complesse e si fonda sulla costruzione di reti efficaci che includano:

  • sistemi di segnalazione basati su indicatori comportamentali e digitali;
  • cooperazione strutturata tra scuole, servizi di salute mentale, servizi sociali e forze dell’ordine;
  • formazione specifica per insegnanti ed educatori, al fine di riconoscere segnali deboli senza generare stigmatizzazione.

Modelli come i Multi-Agency Safeguarding Hubs (MASH) adottati nel Regno Unito costituiscono una best practice europea, consentendo un’analisi congiunta dei casi a rischio e riducendo i falsi positivi.

  • Contrasto nella dimensione digitale

Lo spazio digitale si configura oggi come il principale vettore di radicalizzazione per gli attori che operano in autonomia. Sono quindi necessari:

  • meccanismi di cooperazione strutturata tra forze dell’ordine e piattaforme digitali;
  • unità specializzate nel monitoraggio degli ambienti emergenti e decentralizzati;
  • strumenti per la rimozione coordinata dei contenuti, in grado di adattarsi alla rapida migrazione verso spazi criptati o self-hosted.

L’EU Internet Referral Unit (EU IRU) di Europol costituisce una best practice nell’individuazione e rimozione coordinata di contenuti terroristici.

  • Comunicazione pubblica e contro-narrativa

La lotta alla propaganda estremista richiede:

  • campagne istituzionali mirate alla decostruzione delle narrative radicali;
  • rafforzamento dell’ecosistema informativo affidabile.

Le iniziative del Radicalisation Awareness Network (RAN), basate su contenuti contro-narrativi co-sviluppati con educatori e psicologi, rappresentano un modello efficace.

  • Deradicalizzazione e reintegrazione

I programmi di uscita dall’estremismo devono essere individualizzati e multilivello, includendo:

  • interventi personalizzati;
  • reti di supporto integrate;
  • monitoraggi periodici dell’efficacia.

Paesi come Danimarca e Germania adottano programmi di exit support con tutor dedicati che coordinano interventi psicologici, formativi e sociali.

  • Cooperazione internazionale e protezione degli obiettivi

Il contrasto efficace richiede cooperazione transnazionale, attraverso strumenti come le Joint Investigation Teams (JIT) di Europol ed Eurojust, e una protezione mirata dei soft targets mediante misure proporzionate e formazione del personale civile.

  • Il ruolo della sicurezza privata

La sicurezza privata rappresenta un attore complementare sempre più rilevante, soprattutto in contesti ad alta affluenza. Programmi come Vigipirate in Francia e Project Griffin nel Regno Unito (oggi integrato nei programmi ACT Awareness) dimostrano l’importanza di una formazione avanzata e di protocolli condivisi.

rita angelini
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Laureata in Scienze politiche e relazioni internazionali presso l’Università Niccolò Cusano, frequenta attualmente il Master in Analista del Medio Oriente presso il medesimo ateneo. Ha frequentato vari corsi di approfondimento sull’Africa Subsahariana e sul terrorismo internazionale.

Laureato in Giurisprudenza (Universidad de Los Andes, Cile) con Master in Analisi, Prevenzione e Contrasto della Criminalità Organizzata (Università di Pisa) e Master in Antiterrorismo Internazionale (Università degli Studi Niccolò Cusano – Telematica Roma). Ha insegnato Diritto Costituzionale all’Accademia di Scienze di Polizia dei Carabinieri cileni. Nel corso della carriera come docente, presso la Scuola di Specializzazione dei Carabineros de Chile, dove, dal 2018 al 2024 ha ricoperto il ruolo di docente, tra cui:

Corso Interforze di Formazione del Personale nel Contrasto del Traffico di Stupefacenti.

Corso Interforze di Formazione del Personale nel Contrasto delle Organizzazioni Criminali.