Il lucchetto del Cremlino alle VPN
Dopo l’inizio della guerra ucraina, le autorità russe hanno avviato una campagna mirata a limitare l’uso dei servizi VPN e degli strumenti che permettono di eluderne i blocchi. In totale, queste misure hanno coinvolto circa venti VPN: Proton VPN, ExpressVPN, NordVPN, Hola!VPN, Speedify, IPVanish, Lantern, Cloudflare WARP etc.
Roskomnadzor (Il Servizio federale russo per la supervisione delle comunicazioni, della tecnologia dell’informazione e dei mass media) ha confermato ufficialmente che il CMU SSOP (Centro di Monitoraggio e Gestione della Rete di Comunicazioni di Uso Pubblico) utilizza tecnologie DPI per limitare il funzionamento dei servizi VPN sul territorio russo, in particolare quelli che forniscono accesso a risorse “vietate” o “estremiste” (a settembre inoltre entrerà in vigore una legge che rende punibile non solo la diffusione, ma anche la ricerca intenzionale o la semplice visione di materiali ritenuti estremisti).
Nel novembre 2024 sono state varate alcune modifiche alla legge sull’“Internet sovrano” (legge n. 406‑FZ), che consentono a Roskomnadzor di inserire nel “Registro Unificato delle Informazioni Vietate” non solo i siti che offrono accesso alle VPN, ma anche le pagine che descrivono o pubblicizzano metodi per aggirare i blocchi comprese, in accordo al divieto del 1° marzo 2024 di promozione dei servizi VPN, le istruzioni o i link per scaricare applicazioni VPN: il loro impiego ora può essere menzionato solo nel caso di articoli o contributi scientifici o statistici in cui non sia precisata alcuna istruzione pratica. Il mancato rispetto di questi divieti è punito con multe salatissime. Nel mese scorso la Duma di Stato ha approvato definitivamente una legge che prevede multe per la pubblicità dei servizi VPN: da 50 a 80.000 rubli per i privati cittadini, fino a 500.000 rubli per le entità giuridiche. L’impiego delle VPN, se non finalizzato alla ricerca di “materiali estremisti”, in sé rimane legale, anche se per la prima volta esso è considerato circostanza aggravante in caso di reato. Questa legge contiene altresì una parziale regolamentazione dell’uso, ineludibile, di tali servizi da parte delle strutture statali che, infatti, hanno ricevuto istruzioni di comunicare a Roskomnadzor gli indirizzi IP delle VPN utilizzate, affinché vengano incluse nelle “liste bianche” per evitarne il blocco. Ciò è applicato anche nel caso di scuole, università, e istituti scientifici.
Oltre a ciò, Roskomnadzor ha raccomandato ai gestori di VPN di evitare l’uso di protocolli di crittografia stranieri quali OpenVPN, WireGuard o IKEv2, preferendo invece soluzioni crittografiche russe. In caso contrario, gli indirizzi IP dei servizi possono essere inseriti nella “lista nera”. La naturale conseguenza di questa politica si è concretizzata di recente con il blocco definitivo dei principali protocolli VPN (OpenVPN, WireGuard, Shadowsocks) attraverso l’applicazione di tecnologie DPI. Al momento, restano operativi solo protocolli meno diffusi come VLESS, Trojan e Hysteria2.
Meta sotto attacco
Le autorità russe hanno rivolto la stessa attenzione anche alle piattaforme Meta – Facebook, Instagram e WhatsApp – rafforzando progressivamente le misure di regolamentazione e restrizione. Già il 21 marzo 2022, il Tribunale del distretto Tver‘ di Mosca aveva riconosciuto Meta come organizzazione estremista, decisione che ha comportato il blocco automatico di Facebook e Instagram su tutto il territorio della Federazione Russa. WhatsApp è stato escluso dal divieto in quanto considerato uno strumento di comunicazione prevalentemente personale.
Nonostante lo status ufficiale di organizzazione estremista, Meta ha continuato a esercitare una certa influenza attraverso WhatsApp: il servizio di messaggistica rimane tecnicamente accessibile e, al momento, non è soggetto a un divieto diretto. Tuttavia, le autorità russe hanno avviato un processo graduale di riduzione della sua operatività. Nel dicembre 2024, il deputato della Duma Artёm Šejkin ha dichiarato che WhatsApp potrebbe essere bloccato già nel 2025, qualora la piattaforma non cominci a rispettare la legislazione russa, in particolare per quanto riguarda la conservazione dei dati degli utenti all’interno del paese e la loro trasmissione ai servizi di sicurezza su richiesta. WhatsApp era già stato inserito nel registro degli “operatori di diffusione di informazioni”, il che lo obbliga a conservare i dati sul territorio russo. In precedenza, nel settembre 2023, Meta aveva deciso di non lanciare in Russia la nuova funzione “Channels” dopo che Roskomnadzor aveva minacciato il blocco di WhatsApp qualora la piattaforma avesse iniziato a diffondere pubblicamente contenuti ritenuti proibiti dall’ente regolatore.
Pertanto, anche in assenza di un bando ufficiale, le novità del servizio sono oggetto di restrizioni. Nel luglio 2025, il deputato e primo vicepresidente della Commissione per la politica dell’informazione della Duma Anton Gorelkin ha affermato che WhatsApp “deve prepararsi a lasciare il mercato russo”, costituendo una minaccia alla sicurezza nazionale. A suo dire, considerando che Meta è già stata dichiarata organizzazione estremista, è probabile che WhatsApp venga inserito nella lista dei “software di paesi ostili”, il che comporterebbe il suo blocco ufficiale. In sintesi, data la sua specificità, il blocco delle reti sociali Meta non si è potuto applicare subito anche a WhatsApp il quale, però, è stato progressivamente limitato nelle sue funzionalità e in questo modo preparato al possibile blocco.
Telegram e Maks
Quanto considerato è sufficiente per comprendere l’importanza di Telegram, il servizio di messaggistica creato da Pavel Durov. Nonostante il divieto delle piattaforme social straniere, Telegram è rimasto operativo ed è tuttora ampiamente utilizzato sia da enti governativi sia da giornalisti indipendenti e blogger. La sua popolarità è dovuta in parte al fatto che non appartiene a compagnie occidentali e gode di una certa autonomia operativa, anche se le forze dell’ordine e i servizi di sicurezza russi (e non solo) continuano a richiederne l’accesso ai dati. Tra maggio 2021 e settembre 2024, Telegram ha ricevuto multe per un totale di circa 61 milioni di rubli per non aver rimosso contenuti vietati. Nell’agosto 2024, il presidente russo ha firmato una legge che impone una regolamentazione più severa per i servizi di messaggistica, in particolare per i canali Telegram con oltre 10.000 iscritti. I gestori di tali canali devono registrarsi presso Roskomnadzor, fornire informazioni sugli autori e gli amministratori, rispettando le limitazioni in materia di pubblicità e raccolta fondi. In caso di inadempienza, tali canali possono perdere l’accesso agli strumenti di promozione o essere rimossi dalla piattaforma. Il vicepresidente della Commissione per la politica dell’informazione della Duma Andrej Svincov ha dichiarato che i canali registratisi (ossia quelli con più di 10.000 iscritti) devono essere trattati come media ufficiali. Nondimeno, egli ha altresì ammesso che, allo stato attuale, non esiste una soluzione tecnica per bloccare singoli canali Telegram senza disattivare l’intera piattaforma.
Secondo il politico russo, solo quando questo scenario sarà seriamente preso in considerazione, sarà possibile procedere con una piena applicazione della legge. Nel frattempo, Pavel Durov ha avviato ufficialmente la procedura per registrare una sede rappresentativa di Telegram in Russia, con l’obiettivo di conformarsi alla normativa sulla localizzazione obbligatoria dei dati delle aziende IT. Secondo le informazioni disponibili, la domanda è in fase di approvazione, a conferma dell’intenzione del servizio di adeguarsi alle leggi locali, sebbene Telegram non abbia ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali al riguardo. Tuttavia, Gorelkin ha dichiarato che Telegram, se rispetta la normativa russa, non sarà incluso nella lista dei “software di paesi ostili”, contrariamente a quanto potrebbe accadere per WhatsApp. La specificità del social network di Durov è riconosciuta anche in Occidente; infatti, esso conferisce maggiori spazi di libertà, tanto è vero che è utilizzato, considerando la crisi ucraina, da blogger, esperti, soldati e civili che si propongono di completare o correggere l’informazione ufficiale dei rispettivi governi. Proprio per questo, l’attenzione nei confronti di Telegram non può che aumentare, dato che esso resta uno dei principali strumenti di diffusione rapida di opinioni e contenuti informativi all’interno di ogni paese.
Parallelamente, nel luglio 2025 la Federazione Russa ha ufficialmente lanciato Maks, un nuovo servizio nazionale di messaggistica istantanea, promosso come strumento per rafforzare la “sovranità digitale” del paese e ridurre la dipendenza da piattaforme straniere come WhatsApp e Telegram, che a partire da settembre sarà preinstallato su tutti i nuovi dispositivi prodotti in Russia. Il progetto, sviluppato sotto l’egida del Ministero per lo Sviluppo Digitale con il sostegno diretto del Cremlino, si inserisce in una più ampia strategia volta a centralizzare l’infrastruttura digitale russa, controllare i flussi informativi e garantire, secondo le autorità, una maggiore “sicurezza informatica” e “protezione dei dati personali”. Maks è stato presentato come una piattaforma di messaggistica moderna, veloce e sicura, progettata specificamente per l’ecosistema russo. A differenza dei servizi occidentali, considerati vulnerabili all’influenza di potenze straniere, Maks è interamente ospitato su server localizzati all’interno del territorio della Federazione e integrato con i servizi digitali statali. Gli utenti possono accedere a Maks attraverso l’autenticazione tramite Gosuslugi, il portale ufficiale per i servizi pubblici, oppure utilizzando SPID locali, cioè strumenti già in uso per accedere a banche, sanità e pubblica amministrazione.
Una delle caratteristiche più discusse di Maks è proprio questa integrazione obbligatoria con l’identità digitale dell’utente, che rende impossibile l’uso anonimo della piattaforma. Ogni profilo è associato a un numero di telefono russo e a un documento d’identità verificato. Le autorità difendono questa scelta come necessaria per evitare abusi, attività fraudolente e la diffusione di contenuti estremisti. Dal punto di vista tecnico, Maks offre le principali funzionalità dei moderni sistemi di messaggistica: chat individuali e di gruppo, messaggi vocali, invio di file, canali pubblici, stickers, bot personalizzati e, soprattutto, una piena compatibilità con l’infrastruttura della comunicazione interstatale. È infatti previsto che scuole, università, aziende statali, ospedali e perfino i tribunali adottino Maks come piattaforma preferenziale per la comunicazione interna ed esterna.
Una delle principali ambizioni del progetto è, ovviamente, quella di sostituire gradualmente Telegram. Con Maks, lo Stato avrebbe un controllo pieno e diretto su contenuti e comunicazioni, potendo intervenire in tempo reale in caso di violazioni: il Cremlino lo ha già definito “la colonna portante della sovranità digitale russa”, inserendolo nel piano strategico per l’autonomia tecnologica in vigore fino al 2030. Maks sarà distribuito gratuitamente tramite app store russi, preinstallato nei dispositivi mobili venduti sul territorio nazionale e integrato nei futuri sistemi operativi sviluppati in Russia. Per stimolarne l’adozione, il governo ha previsto una serie di agevolazioni per le aziende e le scuole che lo utilizzeranno come strumento di comunicazione ufficiale. Inoltre, alcune funzioni di pubblica utilità come l’invio di notifiche sanitarie, multe o documenti digitali saranno rese disponibili esclusivamente tramite Maks (e non più Gosuslugi) per incentivare ulteriormente i cittadini a scaricare e utilizzare la piattaforma. Ciononostante, l’obbligo di identificazione, la possibilità per le autorità di accedere ai dati degli utenti e la centralizzazione delle comunicazioni in un’unica piattaforma nazionale sollevano interrogativi sull’eventuale violazione del diritto alla privacy e sulla possibilità di censura preventiva.
Conclusioni
Spiegare il caso russo esclusivamente secondo la maldestra opposizione democrazie-autoritarismi/totalitarismi/dittature/teocrazie è problematico da diversi punti di vista. In generale, queste dinamiche caratterizzano tutti i paesi tecnologicamente avanzati, costituendo una delle principali sfide politiche e geopolitiche del futuro. Ad ogni modo, nei paesi ex sovietici la questione delle conseguenze dell’applicazione delle nuove tecnologie nella vita individuale, sociale e pubblica non è nemmeno posta: la rivoluzione bolscevica ha reso funzionalità pratica un criterio autosufficiente che di conseguenza è accettato con maggiore serenità rispetto alle società occidentali nelle quali, non a caso, gli stessi rischi emergono in forme meno dirette, evidenti.
Questi fenomeni permettono anche di evidenziare un altro aspetto: il secolare gioco degli specchi che caratterizza le relazioni tra i paesi europei occidentali e, per semplificare, la Russia, contraddistinte dall’applicazione reciproca dei propri meriti e/o difetti. In Europa, la diversità dei giudizi di valore spiega perché alcuni vedono nella Russia ciò che il Vecchio Continente non è e non dovrà mai essere o, al contrario, ciò che era e deve ritornare ad essere. Lo stesso, ovviamente, vale anche per Mosca. Le reazioni all’arresto del 24 agosto di Durov in Francia lo dimostra chiaramente: infatti, quando in Occidente si adottano misure (considerate) “illiberali”, la Russia si presenta come l’unico paese che difende realmente le libertà civili, essendo disposta a concedere asilo politico al soggetto in questione, nel caso di leggi fortemente liberiste e antisociali essa al contrario ricorda di essere l’erede dell’URSS e, infine, quando sono trattate misure troppo liberali, ossia libertarie e “progressiste”, la reazione insiste sui “valori tradizionali” e l’eredità classico-cristiana.
Sacha Cepparulo è nato nel 1996 a Magenta (MI). Ha studiato Filosofia e Letteratura russa a Milano e San Pietroburgo, dove risiede tuttora. Da anni collabora con diverse testate giornalistiche e riviste sia italiane sia russe tra cui Limes, Studi Evoliani, Il Borghese, Dimensione Cosmica, STOL. Ha tradotto dal russo il romanzo Ul‘tranornal‘nost‘ e ha pubblicato un libro, La Russia allo specchio.




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