di Enrico Petrucci

Dal Regno Unito iniziano ad arrivare diverse notizie che segnano un cambio di rotta su quelle politiche di inclusività e di assolutismo gender che miravano ad annullare il principio stesso dell’esistenza del sesso biologico come elemento caratterizzante dell’individuo. Inversioni di rotta che arrivando dalla politica, sia dai conservatori che dai laburisti, che dal mondo accademico, segnando un deciso cambio di passo rispetto agli anni scorsi dove i principi dell’assolutismo gender erano diventati sorta di verità rivelata intoccabile.

Basta bagni neutri

Ad aprile era stato il premier Sunak ad avviare questo cambio di rotta, con quella che sembrava solo una battuta. In un’intervista Sunak aveva affermato concordato con l’intervistatore che “il 100 % delle donne non ha il pene”. Dopo questa battuta ad agosto è arrivata la posizione di Kemi Badenoch, ministro Commercio e delle Pari Opportunità, che ha avviato un’azione dell’esecutivo contro i bagni neutri, (quelli non separati per sesso dell’utenza). L’idea dell’esecutivo britannico è quella di imporre per legge l’esistenza di bagni divisi per sesso biologico, in modo da garantire la tutela al “diritto fondamentale” per la “riservatezza e la dignità” di donne e ragazze.

Insomma per i conservatori britannici la lotta contro il wokeismo riparte proprio da quei “bagni neutri” che iniziano a diventare un panorama comune anche nelle scuole superiori e nelle università italiane. E mentre i conservatori vanno alla guerra culturale su un elemento simbolico e concreto al tempo stesso, anche i laburisti iniziano a rettificare la loro narrazione in vista delle prossime elezioni. A fine luglio sul The Guardian il ministro ombra alle Pari Opportunità, la laburista Anneliese Dodds, ha pubblicato una lunga precisazione su come il partito affronterà le riforme per i diritti transgender. La scusa è far sì che i temi divisivi non diventino scuse per la propaganda tory avversaria. Ma per far questo i laburisti rinunciano a proporre una legge sulla autocertificazione di genere sul modello di quella scozzese!

La legge in questione a fine 2022 in Scozia era diventata il nucleo di un dibattito al calor bianco in quanto per dichiararsi donna (e accedere alle tutele per le stesse) sarebbe bastata una semplice autocertificazione amministrativa. L’entrata in vigore delle legge scozzese per l’autocertificazione del “genere” era stata bloccata dal governo di Londra di Rishi Sunak, annullando di fatto l’autonomia della Scozia su questi temi. E le stesse posizioni radicali sul gender dell’allora premier scozzese Nicholas Sturgeon, inclusa la scelta di mettere in una prigione femminile un maschio biologico condannato per stupro in quanto questi si identificava come donna, erano state tra le cause delle sue dimissioni a marzo 2023. Con l’articolo sul The Guardian i laburisti rinunciano all’autocertificazione e tornano alla richiesta di «ottenere una diagnosi medica di disforia di genere» come prerequisito per accedere «a un certificato di riconoscimento di genere».

Anche a livello legale le cause contro la clinica Tavistock, già al centro di cause e polemiche per le transizioni di genere frettolose, e costretta alla chiusura, hanno raggiunto un nuovo livello. Con la notizia che ad aprile un gruppo di genitori di bambini e ragazzi transizionati al Tavistock ha fatto causa direttamente al Department of Education, il ministero dell’Istruzione britannico per omessa vigilanza. [1]

Un gruppo di genitori i cui figli hanno cambiato sesso intende fare causa al Ministero dell’Istruzione per non averli protetti dall’ideologia trans nelle scuole.

I genitori accusano i ministri di non aver fornito indicazioni agli insegnanti e di aver lasciato che un’ideologia di genere “dannosa”, spinta dai gruppi di pressione LGBT, prendesse piede in migliaia di scuole.

Alcuni insegnanti non hanno informato i genitori quando i loro figli cambiano sesso. Altri sono stati accusati di aver incoraggiato gli alunni alla transizione anche dopo che gli psicologi del Servizio Sanitario Nazionale li avevano messi in guardia.

 Anche nelle università smettono di fare gli “svegli”

Infine anche dall’accademia iniziano le puntualizzazioni sulla preminenza del sesso biologico rispetto al genere. A maggio il caso di Oxford con una lettera firmata da oltre 40 accademici e intellettuali contro l’assolutismo woke che pretende di silenziare qualunque voce critica nei confronti della volontà della gender theory di negare il sesso biologico. La lettera, pubblicata dal Telegraph[2], prende le difese di Kathleen Stock, filosofa femminista (nonché lesbica dichiarata) già in passato vittima di forme di deplatforming e cancel culture. I 40 professori di Oxford stavolta si sono mossi contro la scelta di impedire la partecipazione di Kathleen Stock a un evento organizzato dalla Oxford Union, una delle più prestigiose associazioni studentesche dell’università britannica. Kathleen Stock è una femminista radicale che esprime posizioni gender-critical: si pone contro quelle letture che negano come il sesso biologico sia un elemento reale, preminente e fondamentale dell’essere umano. Ed è apertamente contraria alle nuove legislazioni che trasformano il “cambio di sesso” in una semplice autocertificazione amministrativa come quella scozzese.

Kathleen Stock era già stata vittima di campagne di cancellazione già negli anni passati: nel 2020 quando era stata nominata ufficiale dell’Ordine dell’Impero britannico, nomina che le era costata una lettera con oltre 600 firmatari che la accusavano di posizioni transfobiche e si scagliavano contro la “transfobia in filosofia”. Poi l’anno successivo la Stock si era macchiata di nuove “colpe”. Prima aveva dato alle stampe il volume Material Girls: Why Reality Matters for Feminism, riflessione su femminismo che parte dall’assunto di fondo di come per gli assolutisti della gender theory (così come tutto il complesso ideologico del wokeismo) i “sentimenti siano più importanti dei fatti”, ovvero che il sentire dell’identità di genere, qualcosa di innato, sia più importante dell’elemento biologico. Arrivando all’inevitabile paradosso che se la realtà (il sesso biologico) si trovi in contraddizione con il sentimento (l’identità di genere), allora la realtà dovrà soccombere di fronte alle terapie basate sulla progressione affermazione estetica (pronomi), bloccanti della pubertà, ormoni e trattamenti chirurgici, in una progressione che sembra lo specchio delle vecchie terapie riparative per gli omosessuali. Perché secondo le ultime derive della gender theory esistono infiniti “generi”, ma per le chirurgia alla fine le opzioni sono sempre due. Infine Kathleen Stock era stata nominata membro del direttivo della LGB Alliance, l’ente benefico britannico per la tutela dei diritti di lesbiche, gay e bisessuali che si pone in aperto contrasto con le associazioni storiche dell’associazionismo omosessuale, come la famosa Stonewall che negli ultimi anni hanno concentrato i loro sforzi unicamente nei confronti della tutela delle persone trans. Dando vita a quella frattura che divide femminismo radicale e associazioni lesbiche con la promozione della gender theory a tutti i livelli. Vedasi il caso italiano dell’opposizione di Arcilesbica nei confronti del DDL Zan o del dibattito in Norvegia dove due femministe gender critical hanno rischiato il carcere per le loro posizioni.

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Nell’autunno 2021 la situazione all’università del Sussex era diventata invivibile per la docente, minacce incluse, con la polizia locale che si limitava a dirle di installare telecamere di sicurezza e procurarsi una scorta per andare in facoltà, come ricorda la stessa Stock in un’intervista a Il Foglio. Un esempio cristallino di cancel culture quello di cui fu vittima l’accademica a fine 2021, e un paio di lettere aperte in difesa di Kathleen Stock e della libertà di pensiero non ebbero molta visibilità. Ma oggi nel 2023 sembra che gli accademici di Oxford abbiano rialzato la testa, e l’ennesimo atto di cancel culture di cui è stata vittima la Stock ha visto la reazione di esponenti di primo piano delle diverse facoltà di Oxford compresi due pezzi da novanta dell’Università come  il biologo evoluzionista Richard Dawkins e il pastore anglicano e filosofo Nigel Biggar. La lettera pubblicata da Il Telegraph il 16 maggio in difesa di Kathleen Stock si concentra soprattutto sulla libertà di espressione. Si legge nella lettera:

«La professoressa Stock ritiene che il sesso biologico negli esseri umani sia reale e socialmente rilevante, un’opinione che fino a poco tempo fa sarebbe stata un’ovvietà tale da non meritare di essere affermata. Indipendentemente dal fatto che si sia d’accordo o meno con le opinioni della professoressa Stock, non esiste un ideale plausibile e attraente di libertà accademica, o di libertà di parola più in generale, che ne condanni l’espressione come al di fuori dei limiti del discorso ammissibile. Purtroppo, la posizione dei suoi oppositori sembra essere quella di ritenere che le opinioni della professoressa Stock siano così illecite da non poter essere discusse in sicurezza davanti a un pubblico di adulti consenzienti e intelligenti nella principale società di dibattito dell’Università di Oxford. Se così fosse, non è certo che possano essere espresse in modo sicuro in qualsiasi altro luogo – un risultato che, come i suoi oppositori sono senz’altro soddisfatti di constatare, equivarrebbe a una loro effettiva proibizione.

Le università devono rimanere luoghi in cui le opinioni controverse possono essere discusse apertamente. L’alternativa principale, apparentemente preferita da molti degli oppositori della professoressa Stock, è semplicemente inaccettabile: uno stato di cose in cui le istituzioni universitarie colludono per sopprimere l’espressione di punti di vista controversi, ma potenzialmente veri, nel tentativo di impedirne la diffusione.»

Oggi ciò che è normale non è più normale

Certo in merito alla realtà fattuale del sesso biologico e dell’esistenza di due sessi c’è solo un velato accenno: si fa notare come la questione del sesso biologico fosse un’ovvietà fino a poco tempo fa! Ed è proprio questo il nocciolo della questione del dibattito tra le posizioni della Stock e quelle dei genderisti.

Pure l’ennesimo segnale di come nel Regno Unito, dove il focolaio wokeista e genderista era divampato in maniera grave, inizi a rispondere con i primi anticorpi contro gli eccessi della gender theory. Tutto da vedere se oltre alla richiesta di smorzare i toni e a ripristinare i bagni per sesso ci sarà la volontà di mettersi contro organizzazioni come Stonewall insistendo sulla realtà fattuale del sesso biologico oltre la mera questione dei gabinetti.

 

[1] Sanchez Manning, Parents of trans pupils plan to sue the government after teachers ‘kept their children’s gender switches secret’, Daily Mail, 30 aprile 2023

[2] Louisa Clarence-Smith, Free speech in peril as trans row engulfs Oxford University, The Telegraph, 16 maggio 2023

 

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Saggista e divulgatore, tra le sue pubblicazioni Alessandro Blasetti. Il padre dimenticato del cinema italiano (Idrovolante, 2023). E con Emanuele Mastrangelo Wikipedia. L’Enciclopedia libera e l’egemonia dell’in­formazione (Bietti, 2013) e Iconoclastia. La pazzia contagiosa della cancel culture che sta distruggendo la nostra storia (Eclettica, 2020).