di Daniele Scalea

Ha fatto scalpore l’ultima assunzione decisa dal Moore Center for Prevention of Child Sexual Abuse, un centro di ricerca che si occupa d’abuso sui minori, appartenente a una delle principali università del mondo, l’americana Johns Hopkins University. Il Centro Moore ha infatti deciso d’assumere Allyn Walker. Il nome non dirà granché a molti lettori e dunque bisogna aprire una parentesi per spiegare perché la scelta stia facendo scalpore.

Chi è Allyn Walker

Allyn Walker è una donna “transgenere”, ossia che si identifica in un uomo, ma “non binario” (e che perciò parla di sé stessa come di “loro”, they). Con un dottorato di ricerca in giustizia penale, si occupa in particolare del legame tra attività criminale e stigma sociale. Nel 2021 pubblicò un libro intitolato: A long dark shadow. Minor-attracted people and their pursuit of dignity [“Una lunga ombra oscura. Le persone attratte dai minori e la loro ricerca di dignità”].

L’opera in questione distingue tra i pedofili che compiono abusi sui minori e quelli che, frenando i propri impulsi, se ne astengono. Tesi dell’autrice è che questi ultimi non meritino di essere stigmatizzati come pedofili, termine che ha un’accezione ovviamente molto negativa, ma che debbano essere raccontati e compresi. I medesimi argomenti furono da lei espressi in un’intervista pubblicata online, cui seguì un’ondata di polemiche e le sue dimissioni dall’università in cui lavorava.

Dopo alcuni mesi di “purgatorio”, ecco il rientro della dott.ssa Walker nel mondo accademico, con una posizione ancor più prestigiosa e relativa proprio al tema della pedofilia.

Pedofilia e finestra di Overton

Il tema sollevato da Allyn Walker non è nuovo e sta anzi acquisendo vigore negli ultimi anni. Articoli dedicati ai pedofili “non praticanti”, a come si dovrebbe rispettarli e apprezzarli, a perché la pedofilia non andrebbe criminalizzata di per sé, si possono ritrovare nel sito della BBC, sul “New York Times” o su “Salon“, solo per citarne alcuni. Neppure nel mondo accademico la Walker è una mosca bianca: si moltiplicano invece gli studi secondo cui bisognerebbe evitare di “stigmatizzare” i pedofili in quanto tali.

Cosa sta succedendo? Succede che ci troviamo di fronte a un classico caso di “finestra di Overton”. Secondo il politologo americano Joseph Overton, esiste una finestra entro cui si situano le idee considerate “accettabili” dalla società, tollerate dunque anche da chi non le condivide. Le idee che stanno al di fuori di questa finestra sono considerate “estremiste” e non accettate nel dibattito pubblico.

Da quest’idea della finestra di Overton si è proceduto a teorizzare come un’idea al momento radicale possa riuscire a farsi accettare dalla società, o addirittura a divenire maggioritaria. Si tratta di una scala di percezioni, per cui si passa dal considerare un’idea impensabile a vederla come radicale, poi accettabile, quindi popolare e, a quel punto, tradotta in pratica dalla politica.

Come si sta normalizzando la pedofilia

L’affermazione che si voglia normalizzare la pedofilia sarà presa da molti come mero “complottismo”. L’etichetta è ben meno schiacciante di un tempo, se non altro perché sono anni che previsioni apparentemente complottiste finiscono col realizzarsi nel giro di poco, a un ritmo tale che ci ha portati in due anni dalla società del “vietato vietare” ai decreti governativi che stabiliscono arbitrariamente chi possa lavorare o mangiare al ristorante.

Già nel recente passato abbiamo visto comportamenti sessuali minoritari passare dallo status di (a malapena) tollerati ad ampiamente pubblicizzati. Poco più di sessant’anni fa veniva presentata in Parlamento una proposta di legge per punire gli atti omosessuali. Fino almeno agli anni ’80 nel cinema italiano spopolava la macchietta del gay, anzi del “frocio”, oggetto di dileggio nel migliore dei casi, di esecrazione nel peggiore. Oggi un litigio in cui si sottolineino spregiativamente le preferenze omosessuali del contendente diviene immediato oggetto di cronaca nera. Dal 2006 sono in vigore delle unioni civili omosessuali e sempre più forte si fa la spinta per addivenire a un matrimonio gay pienamente equiparato a quello tradizionale. L’utero in affitto è proibito sul suolo nazionale ma gli apparati amministrativi e giudiziari hanno già provveduto a legalizzarlo de facto se il bambino viene acquistato all’estero.

L’omosessualità non è più semplicemente “tollerata”, ma è “normalizzata”, ossia vista come una opzione indistinguibile dalla pratica eterosessuale, né meno né più naturale, né meno né più normale. Se negli anni ’60 era scandaloso asserire che l’omosessualità fosse una cosa normale, oggi lo sarebbe affermare il contrario. Tant’è vero che la sbandierata legge contro “l’omofobia” che vorrebbe la Sinistra, in realtà, serve più a imporre l’ideologia gender che a tutelare un’omosessualità già pienamente accettata dall’opinione pubblica.

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Quanto detto – lo precisiamo a scanso di equivoci e strumentalizzazioni – non significa che equipariamo moralmente l’omosessualità e la pedofilia. La prima riguarda due adulti consenzienti, mentre la seconda non è possibile senza un atto di violenza di un adulto su un bambino. Eticamente non sono nemmeno paragonabili. Ma anche l’omosessualità, un secolo addietro, era malvista dall’opinione pubblica quasi quanto lo è oggi la pedofilia: per tale ragione, il suo percorso di normalizzazione può offrirci indizi su cosa stiano cercando di fare oggi i pedofili.

Un movimento che viene da lontano

Del resto, gli stessi pedofili cercarono in passato di infiltrare e cavalcare il movimento gay per legittimare il loro orientamento. Negli anni ’60 e ’70 i discorsi sulla liberalizzazione sessuale includevano, in taluni casi, anche la proposta di ammettere la pedofilia. Mario Mieli, una delle figure più rappresentative e influenti dell’attivismo gay in Italia (ancora oggi a lui è intitolato un influente “circolo di cultura omosessuale”), mise per iscritto che “noi checche rivoluzionarie […] possiamo fare l’amore [coi bambini]” per salvarli dalla “repressione sessuale”. In Germania ci fu un ampio dibattito interno alla Sinistra sessantottina sulla legittimità della pedofilia e una corrente pro-pedofilia fu attiva e influente dentro il partito dei Verdi (lo stesso oggi al governo) negli anni ’80. Nel 1977 i più influenti intellettuali francesi “postmoderni” – da Michel Foucault a Gilles Deleuze, da Jacques Derrida a Jean-Paul Sartre – indirizzarono una petizione al Parlamento francese chiedendo che fosse cancellata la legge sull’età del consenso. L’obiettivo dichiarato non era quello di legittimare la pedofilia, bensì di consentire rapporti omosessuali con adolescenti (allora l’età del consenso per questo tipo di rapporti era fissato a 18 anni). Fatto sta che nei due anni seguenti uscirono un paio lettere firmate da intellettuali progressisti, la prima a sostegno di arrestati che avevano avuto rapporti omosessuali con un tredicenne, la seconda di un pedofilo che praticava con bambini tra i 6 e i 12 anni.

Ancora altri esempi si potrebbero fare, ma di certo c’è che quella spinta per legittimare la pedofilia sulla scia del Sessantotto fallì. Dagli anni ’90 almeno la pedofilia è vista dalla stragrande maggioranza delle persone come un abominio e pochi hanno osato sfidare questo giudizio.

Destigmatizzare i pedofili per legittimare la pedofilia

Oggi sembra che taluni stiano rifacendosi avanti, ma con una tattica più raffinata. Non c’è più l’aperto richiamo alla valenza “rivoluzionaria” e “anti-borghese” che sarebbe insita, secondo queste dottrine scellerate, nella pedofilia. Oggi si procede coerentemente col metodo della finestra di Overton. Si cerca di presentare la pedofilia come “innocua”. A uno sguardo superficiale, l’argomentazione non fa una grinza: nessuno sceglie di essere eccitato sessualmente dai bambini, è una condizione che non dipende dalla volontà dell’individuo, e dunque se tale soggetto volontariamente si astiene da qualsiasi prassi pedofila, perché biasimarlo?

Già. Ma rifletteteci un attimo. Noi non possiamo leggere nella mente: non possiamo conoscere le pulsioni sessuali di una persona se questa non le mette in pratica o non ce le comunica. La pedofilia è già riconosciuta come un disturbo mentale: un pedofilo può rivolgersi a uno psichiatra ottenendo aiuto medico, con la segretezza garantita dal riserbo professionale medico-paziente.

Nessun pedofilo che si astenga dall’esternare le proprie pulsioni dovrebbe dunque avere timore di essere stigmatizzato. Destigmatizzare la pedofilia a chi serve – se non a chi questa pedofilia vuole, al minimo, comunicarla all’esterno?

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Fondatore e Presidente del Centro Studi Machiavelli. Laureato in Scienze storiche (Università degli Studi di Milano) e Dottore di ricerca in Studi politici (Università Sapienza), è docente di "Storia e dottrina del jihadismo" e "Geopolitica del Medio Oriente" all'Università Cusano. Dal 2018 al 2019 è stato Consigliere speciale su immigrazione e terrorismo del Sottosegretario agli Affari Esteri Guglielmo Picchi. Il suo ultimo libro (come curatore) è L'attualità del sovranismo. Tra pandemia e guerra.