di Nathan Greppi

Spesso girano in rete articoli su episodi dei “Simpsons” che avrebbero profetizzato fatti in seguito accaduti realmente – dei generi più disparati: dall’elezione di Trump nel 2016 ad un particolare show di Lady Gaga, dallo scandalo sulla vendita illegale di carne di cavallo all’invenzione dei correttori automatici per cellulari. Ma c’è un fenomeno che sicuramente hanno saputo intercettare in tempi non sospetti, quando ancora suscitava poca attenzione, e che oggi è un argomento molto discusso: l’ideologia woke nelle università americane (e non solo).

Marge e il professore radical chic

La profezia in questione appare nell’11° episodio della 19° stagione, intitolato Lo show degli anni ’90. Uscito negli Stati Uniti nel 2008 e in Italia nel 2009, inizia con la famiglia riunita attorno al camino durante un gelido inverno. Homer inizia a raccontare ai figli un episodio del suo passato assieme alla moglie Marge, prima che i bambini nascessero. Quando erano giovani, negli anni ’90, lei era stata ammessa all’Università di Springfield, mentre lui lavorava duramente per pagarle la retta.

Una volta all’università, Marge si ritrova tra i docenti l’eccentrico professore Stefane August, che fin dalla prima lezione scandalizza per il modo di pensare vicino alla sinistra radicale. Esponendo un quadro dei Padri Fondatori dell’America, li “incolpa” per il fatto di essere maschi, bianchi e proprietari di schiavi; con lo spray scrive la parola “Evil” (“malvagio”) sul dipinto. Agli studenti, in un primo momento spaesati, inizia a inculcare l’idea che la fondazione del loro Paese non abbia niente di valoroso, che “la storia la scrivono i vincitori”. Non a caso Marge, attratta dal suo modo di fare, a un certo punto viene vista leggere A People’s History of the United States, libro del 1980 dello storico Howard Zinn, il quale sosteneva di voler smontare la narrazione delle elite raccontando la storia americana sulla base delle discriminazioni verso neri e indiani.

Altre prese di posizione del Professor August, che hanno descritto anzitempo l’affermarsi di determinate ideologie nel mondo accademico anglosassone, riguardano gli studi di genere, in cui egli si inserisce cercando di ripensare i generi sessuali. A un certo punto spinge Marge a lasciare Homer, asserendo che il fatto che lui le pagasse la retta non sarebbe un gesto d’amore, bensì un atto dell’uomo per sottomettere la donna. Inoltre, ad un certo punto lo si vede guardare con rabbia una partita di rugby dei “Washington Redskins”, indignato per il fatto che il loro nome richiamasse i pellerossa. Proprio i Redskins hanno ricevuto crescenti pressioni per cambiare nome e, a febbraio di quest’anno, si sono ribattezzati “Washington Commanders”.

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Spinto dalla rabbia per essere stato abbandonato, Homer mise insieme un gruppo musicale (chiaramente ispirato ai “Nirvana”) e, ad un concerto, lo si sente cantare una canzone intitolata Politically Incorrect (sulle note di Heart Shaped Box, successo appunto dei Nirvana). Alla fine, Marge si rimette con lui dopo che Stefane le dice di essere contro l’istituzione del matrimonio, che considera una forma di “schiavitù” nei confronti delle donne, mentre lei vorrebbe sposarsi.

Conclusioni

Il personaggio di August incarna pienamente l’archetipo dell’attivista woke americano: maschio bianco etero che odia gli altri maschi bianchi etero, più femminista delle femministe donne e più multiculturalista delle stesse minoranze. Al punto che viene lasciato da Marge quando si rivela troppo radicale anche per lei.

Se nel 2008 un personaggio del genere poteva sembrare solo un matto tutto sommato divertente, oggi rappresenta una deriva sempre più diffusa e preoccupante. Chi, come lui, predicava questi insegnamenti negli anni ’90, col passare del tempo ha raccolto intorno a sé numerosi seguaci, e questi ultimi stanno rendendo sempre più difficile la vita nelle università (americane, ma non solo) per chi la pensa diversamente. Nell’Occidente di oggi, August e i suoi allievi stanno prendendo il sopravvento.

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Giornalista pubblicista, ha scritto per le testate Mosaico, Cultweek e Il Giornale Off. Membro del Consiglio dell'UGEI (Unione Giovani Ebrei d'Italia). È stato caporedattore di HaTikwa e addetto alle comunicazioni dello US-Italy Global Affairs Forum.