di Marco Malaguti

In Germania è davvero “catastrofe” covid?

Nemmeno il tempo di insediarsi (la cerimonia ufficiale avverrà solo il 6 Dicembre prossimo) e già il Cancelliere designato Olaf Scholz ha davanti a sé la prima matassa da dipanare. Manco a dirlo, la prima sfida del nuovo governo si chiama Covid-19. I media italiani e tedeschi, ormai da diverse settimane, sottolineano come la situazione in Germania sia “catastrofica”, attribuendo, con poca fantasia, la colpa ai “no vax”. Ma è davvero questa la situazione? I numeri, che scorreremo rapidamente, suggeriscono qualcosa di diverso dalla narrazione più catastrofista.

Secondo l’aggiornato database tedesco “Statista.com”, in data 28 Novembre 2021 i letti occupati da pazienti Covid in Germania erano 4432, contro 14.764 occupati da pazienti “non covid”. I posti letto liberi nel Paese teutonico erano 2395, con una riserva di posti attivabili in caso di emergenza di quasi ulteriori novemila letti. I numeri appaiono piuttosto vuoti se non vengono comparati con quelli dello scorso anno, quando i pazienti Covid erano 3880, i non covid 16.294, i letti liberi 4573 e la riserva d’emergenza di 11.581.

I numeri, come si vede, raccontano una storia diversa, ossia un quadro tutto sommato molto simile a quello dello scorso anno, con appena mezzo migliaio di ricoveri in più, a fronte però, va ricordato, di una massiccia campagna vaccinale i cui frutti, se i risultati sono questi, non sembrano poi così esaltanti. Se, dopo due anni di chiusure a singhiozzo (pure più miti che nel nostro Paese) e una percentuale di vaccinati con doppia dose che balla attorno al 70%, i numeri sono peggiori degli altri anni, forse i no vax c’entrano poco con l’attuale “grave” situazione tedesca.

Le responsabilità di Angela Merkel

A latere degli oltre duemilacinquecento posti letto tagliati dalla Merkel in barba all’emergenza, è evidente come la situazione non sia assolutamente difforme da quella delle precedenti ondate, durante le quali però l’atteggiamento dei media tedeschi era stato ben diverso, così come ben diverso era il numero di decessi, con una media tedesca molto al di sotto di quella del Belpaese. La Germania, nella giornata del 28 Novembre, dichiarava lo stesso identico numero di contagi del Regno Unito (42.583), ma Berlino certificava come dovuti al covid 241 decessi, contro i soli 35 di Londra. In Germania, e più in generale in tutta l’Europa continentale, è quindi sempre più palese come gli errori della politica stiano avendo un ruolo più rilevante nell’andamento della pandemia. Angela Merkel e il suo ministro della Sanità, il compagno di partito Jens Spahn, hanno probabilmente molte responsabilità per quanto riguarda la debacle tedesca nella lotta al covid (che comunque rimane molto meno ampia di quella italiana).

La resistenza alle chiusure

Ora toccherà al nuovo governo trovare modo di uscire dall’impasse, anche se i media sembrano avere individuato, e non da oggi, il capro espiatorio proprio nella popolazione non vaccinata. Il nuovo governo per ora naviga a vista, e non è ben chiaro cosa Scholz vorrà (o potrà) fare in merito alle restrizioni concernenti la pandemia. Le vaccinazioni arrancano soprattutto nell’est del Paese, che si sta dimostrando refrattario ai provvedimenti autoritari di governatori e cancelleria, ed i media hanno avuto gioco facile ad accusare il populismo di destra e la galassia “no vax” (a cominciare dal Movimento Querdenker) dell’attuale “catastrofe” sanitaria, ma la situazione è più sfaccettata di quanto non si creda.

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Acerrimi nemici delle chiusure siedono e siederanno, infatti, tra i banchi della futura maggioranza. Il partito dei Liberali Democratici (FDP), che controllerà il pesante ministero dell’Economia con il suo leader Christian Lindner, non ha fatto mistero delle sue posizioni aperturiste. I Liberali hanno preteso l’inserimento, all’interno del programma di governo della cancelleria Scholz, della cosiddetta Infektionsschutzgesetz, ossia una legge, da approvare in tempi rapidi, che vieti al governo di disporre ulteriori lockdown, coprifuoco e chiusure, in particolare per quanto riguarda scuole ed esercizi pubblici.

Come questa posizione possa accordarsi con quella dei Verdi, che invece chiedono un sempre maggiore inasprimento delle misure di contenimento, non è ancora chiaro, e questa linea di faglia sarà solo la prima a cui Scholz dovrà dedicare tutto il suo talento di mediatore. Come già ricordato, i media, che in Germania sono vicinissimi alle posizioni della Sinistra radicale, soffiano sul fuoco delle chiusure, ma le voci discordanti sono molte. Il partito populista Alternative für Deutschland si oppone ad ogni chiusura, ma ormai anche dal centro e dalle categorie professionali (in particolare i piccoli esercenti) traspare una malcelata stanchezza verso una situazione di cui non si intravede la fine.

La mancanza, in Germania, di una figura del calibro di Draghi rende sicuramente la situazione più fluida rispetto all’Italia, che ormai appare sempre più accomodarsi nell’immobilismo e nella stabilità tipica delle democrature. Lo stesso Movimento Querdenker (finito a tempo di record sotto la lente dei servizi segreti), che sta dando una certa regia ed organizzazione alle proteste contro le chiusure, sembra nettamente più forte ed organizzato rispetto alla variopinta galassia dissidente italiana. Non è insomma casuale che provvedimenti come il vaccino obbligatorio, il coprifuoco alle 17 o il “super green pass” siano stati attuati da Paesi limitrofi come Austria, Paesi Bassi e Italia mentre a Berlino ancora si tergiversa.

Troppe differenze dentro la coalizione di governo?

La sensazione è che quella che sarà la prima coalizione con più di due partiti dal lontano 1957 sia intrinsecamente debole, nonostante un clima più che collaborativo in sede di stesura del programma. Ciò che è certo è che prima o poi Scholz ed il nuovo ministro della sanità (quasi certamente un Verde) dovranno prendere una decisione, ma che tale decisione troverà il potere di veto di una FDP totalmente indisposta a nuovi costi economici a carico dell’imprenditoria.

L’incertezza della Germania rischia di costare carissima all’intera Europa, data la natura trainante del gigante teutonico nel campo dell’economia (ma non solo). Non rimane che attendere, nella certezza che qualsiasi decisione il nuovo governo attuerà, essa avrà un forte peso anche sul resto dell’Unione.

Marco Malaguti

Si occupa di politica e articolistica culturale e d'opinione da oltre dieci anni. Co-fondatore e animatore del portale di informazione ed approfondimento Progetto Prometeo. Studente di filosofia, si occupa da anni del tema della rivalutazione del nichilismo e della grande filosofia romantica tedesca.