di Nathan Greppi

Far Cry 6, videogioco d’azione uscito nell’ottobre di quest’anno e ultimo titolo di una fortunata saga iniziata nel 2004, presentava diversi elementi che avrebbero dovuto attirargli le simpatie dei progressisti: a) in uno dei primi scontri il ribelle Julio viene sentito cantare Bella Ciao (sulla scia del successo che questa canzone ha ottenuto dopo essere stata sdoganata fuori dall’Italia dalla serie Netflix “La casa di carta”); b) per la prima volta hanno incluso personaggi transessuali. Tuttavia, ciò non ha impedito alla PETA (People for the Ethical Treatment of Animals) di attaccare il gioco poiché si possono fare combattimenti di galli. Per quanto sia una pratica crudele, essa serviva a rendere più realistica l’ambientazione: la storia si svolge a Yara, isola fittizia dei Caraibi ispirata a Cuba, dove dei rivoluzionari cercano di rovesciare uno spietato dittatore.

Questo episodio è solo l’ultimo di una lunga lista che riguarda il rapporto conflittuale tra l’associazione animalista e l’industria dei videogiochi. La prima battaglia riguarda probabilmente i “Pokémon”, poiché a suo avviso la pratica di catturare creature selvatiche e farle combattere tra loro rappresenterebbe un’istigazione allo sfruttamento degli animali.

Tale questione rappresenta da diversi anni un cruccio per i creatori della serie, iniziata nel 1996 e ad oggi divenuta il franchise multimediale che vale di più al mondo (oltre 100 miliardi di dollari). In passato hanno cercato di affrontare il tema nei loro prodotti, dove chi vuole allenare i Pokémon si scontra con chi li vede come oppressi. È successo nella pellicola del 1998 Pokémon il film – Mewtwo colpisce ancora, così come nei titoli del 2010 Pokémon Nero e Bianco, dove un’organizzazione chiamata “Team Plasma” attacca gli allenatori proprio per tale ragione. In genere i nemici vengono presentati come cinici che agiscono in buona fede.

Altre questioni riguardano ad esempio la saga di Super Mario, che nel 2011 è stata presa di mira dalla PETA perché nel titolo Super Mario 3D Land, uscito quell’anno, il celebre idraulico può indossare un costume da procione – il che gli è valso accuse di promuovere l’industria delle pellicce. Due anni dopo, nel 2013, è venuto il turno di Assassin’s Creed IV: Black Flag (che con Far Cry 6 ha in comune, oltre all’ambientazione caraibica, il fatto di essere stato sviluppato dall’azienda “Ubisoft”), attaccato poiché c’erano scene di caccia alle balene. In questo caso l’azienda si difese così: Assassin’s Creed è un franchise che fa riferimento alla storia. Assassin’s Creed IV: Black Flag, nello specifico, è un’opera di fantasia basata però sugli eventi realmente accaduti durante l’epoca d’oro dei pirati. Non siamo a favore della caccia alle balene, esattamente come non siamo a favore dello stile di vita piratesco, che prevede scarsa igiene, saccheggi, dirottamento di navi e assunzione di alcol oltre il consentito”.

Nel 2020 è toccato ad Animal Crossing: New Horizons difendersi dagli animalisti. In questo titolo, quinto di una saga iniziata nel 2001, il giocatore si trova su un’isola deserta che deve rendere vivibile, facendo costruire abitazioni e portandoci degli animali per popolarla. La polemica era dovuta al fatto che nel gioco vi è un museo dove vengono tenuti pesci delle vasche, e secondo gli attivisti andavano liberati.

Queste polemiche potrebbero sembrare futili, ma i giochi presi in esame hanno avuto un impatto sociale e politico che va oltre quello, già di per sé consistente, di natura economica. New Horizons è stato utilizzato durante le proteste per la libertà di Hong Kong per manifestazioni virtuali, dove gli attivisti piazzavano sulle proprie isole bandiere, murales e dipinti raffiguranti i loro slogan. Ciò ha spinto le piattaforme di e-commerce cinesi a censurare il gioco. Nel novembre 2013, mentre usciva Black Flag, la “Ubisoft” finanziò un gruppo di archeologi dell’Università Autonoma di Madrid che riportò alla luce i resti di un vero corsaro, lo spagnolo Amaro Pargo (1678 – 1747). La “Ubisoft” lo fece al fine di utilizzarne i resti per ricostruirne il volto al computer e creare un personaggio che ne riportasse la fisionomia il più fedelmente possibile.

Nathan Greppi

Giornalista pubblicista, ha scritto per le testate Mosaico, Cultweek e Il Giornale Off. È stato caporedattore di HaTikwa e addetto alle comunicazioni dello US-Italy Global Affairs Forum.