di Nicola De Felice

Boom di sbarchi in autunno

Non era mai successo, negli ultimi anni, un tale incremento esponenziale, in pieno autunno, di sbarchi di clandestini in Italia.

Dopo lo sbarco a Trapani di 847 migranti illegali dalla nave ONG tedesca “Sea Eye 4”, ieri è toccato alla nave ONG norvegese “Ocean Viking” che ha sbarcato ad Augusta 306 clandestini. Secondo i dati del Ministero dell’Interno, gli sbarchi nel 2021 sono raddoppiati rispetto al 2020 e sestuplicati rispetto al 2019, quando c’era il Sen. Salvini a capo di quel Ministero.

Le percentuali delle nazionalità sbarcate parlano chiaro: non ci sono né profughi né naufraghi, ma solo gente che, per la maggior parte, intende clandestinamente emigrare in Italia per puri motivi economici, pagando un lauto pizzo ai mercanti di esseri umani, smanianti di far arrivare i barconi zeppi di disgraziati sottobordo alle navi ONG, in “pendolamento premeditato” davanti alle coste libiche. Ad oggi, nel 2021 il 26% sono tunisini, al secondo posto con l’11% ci sono a pari merito i bengalesi e gli egiziani, a seguire gli iraniani con il 6%, inseguiti dalle altre nazionalità prevalentemente subsahariane, con percentuali minori.

Anche un cieco vedrebbe dietro questa operazione di flusso continuo un business ben organizzato di criminali mercanti di etnie africane ed asiatiche che entrano in Italia, riconosciuto ventre molle dell’Europa a causa di una scellerata politica di apertura porti, estremamente deleteria anche in concomitanza di una pandemia che non vuole farci tornare in libera circolazione, ma che, per contro, permette ai clandestini di sbarcare impuniti in Italia, senza particolari controlli.

Tocca a Draghi prendere in mano la situazione

Dopo le ultime dichiarazioni del Ministro Lamorgese in merito alla sua carriera ed al suo stipendio, è evidente che non possiamo basarci più di tanto sulle sue competenze, ma che si debba portare all’attenzione del Presidente del Consiglio Draghi la problematica in parola. Ciò, anche perché il flusso clandestino è praticamente supportato a livello europeo da Germania, Norvegia e Spagna, spinte evidentemente da motivi di politica interna, tesa ad accontentare quella parte di elettorato radical-chic di sinistra che insiste inopinatamente sulle teorie del “globalismo a tutti i costi”. Queste nazioni continuano ad infrangere le regole internazionali del diritto marittimo e della convivenza solidale nell’Unione Europea (la Norvegia, pur non facendo parte dell’Ue, ha ratificato il Trattato di Dublino).

Mentre l’Ue si agita per pochi illegali che la Bielorussia sta spingendo in Polonia, anche con dichiarazioni da parte di alti rappresentanti sull’esigenza di costruzioni di muri alla frontiera est, continua il menefreghismo assoluto verso la vera emergenza delle tratte organizzate in Africa ed in Asia da parte dei faccendieri di esseri umani in Italia. Se in autunno, con mare grosso, abbiamo queste percentuali di arrivi, figuriamoci cosa succederà la prossima primavera.

Cosa si può fare diplomaticamente

La tematica non coinvolge solo l’Interno, ma soprattutto gli Esteri e la cabina di regia affidata al Presidente Draghi che non può più delegare al povero Ministro Lamorgese (perché la responsabilità è sua e non si può delegare), premendo sugli Stati europei affinché sia risolto la problematica in parola, in punta di diritto internazionale.

La moral suasion deve indirizzarsi in particolare su quelle nazioni che mantengono la bandiera sulle navi ONG, rendendosi così colpevoli di “sostegno indiretto” all’immigrazione clandestina. Contemporaneamente, il Presidente Draghi deve attivarsi sul piano non solo diplomatico, ma anche economico e militare verso gli Stati di transito della sponda sud del Mediterraneo affinché cessi questa emorragia incontrollata.

Questo vuol dire saper governare e tutelare gli interessi nazionali e del popolo italiano, obiettivo principe di un Governo che si vuol ritenere serio e pragmatico.

Nicola De Felice

Senior Fellow del Centro Studi Machiavelli. Ammiraglio di divisione (ris.), già comandante di cacciatorpediniere e fregate, ha svolto importanti incarichi diplomatici, finanziari, tecnici e strategici per gli Stati Maggiori della Difesa e della Marina Militare, sia in Patria sia all’estero, in mare e a terra, perseguendo l'applicazione di capacità tese a rendere efficace la politica di difesa e di sicurezza italiana.