di Giuseppe Adamo

La Polonia rimane ancora oggi uno dei Paesi europei che fa ampio affidamento sui combustibili fossili per la propria autonomia energetica, generando elettricità da essi per circa il 74% dell’intero fabbisogno nazionale (2019). Le miniere di carbone rappresentano tutt’oggi un settore economico importante, presenti per lo più nella regione della Silesia, a sud-ovest del Paese. Nel settore minerario ed estrattivo, secondo i dati dell’Ufficio centrale di statistica del 2018, hanno lavorato in totale più di 130 mila persone, con un indotto stimato di diversi miliardi di euro.

Per anni il partito di governo di orientamento conservatore, Diritto e Giustizia, ha strenuamente difeso il settore, inteso come strategico ed essenziale per l’autonomia energetica dell’intero Paese, tutelando l’economia e l’occupazione delle aree storicamente dipendenti dall’industria fossile, diventata anche parte integrante del folklore locale. Ultimamente, però, le politiche di governo sembrano aver preso una strada totalmente opposta.

Le pressioni comunitarie, una diversa sensibilità sul tema dell’ecologia, i numerosi problemi derivati dalla qualità dell’aria e i margini di profitto ogni anno sempre più risicati per via della concorrenza di Russia e Cina, hanno portato il governo non solo a porre la parola fine sull’industria mineraria in Polonia ma ad inaugurare una serie enorme di inedite politiche di trasformazione energetica in salsa green. Da un punto di vista meramente politico è chiara l’intenzione di non lasciare all’opposizione il monopolio sulle politiche ambientali e dell’ecologia, inaugurando una nuova cultura ecologica trasversale a Destra e Sinistra.

Dopo aver ottenuto con successo l’esonero dal raggiungere la neutralità climatica nella prima bozza dello European Green Deal del 2019, il governo polacco ha portato avanti un piano ambizioso di totale chiusura delle miniere entro il 2049, in accordo con i sindacati e riuscendo a salvaguardare il lavoro di ogni singolo minatore fino al pensionamento. Secondo il vice-ministro per le politiche ambientali Adam Guibourgé-Czetwertyński, la trasformazione dall’industria fossile al mercato delle rinnovabili porterebbe più di 300 mila posti di lavoro.

La strategia PEP2040 prevede la costruzione di 6 nuovi impianti nucleari con l’aggiunta di nuove installazioni eoliche off-shore nel Mar Baltico, per un investimento di circa 30 miliardi di euro e un estensivo uso del fotovoltaico, settore già in forte espansione e che gode dal 2019 di benefici fiscali, grazie ai quali la Polonia è ora la quinta nazione europea per crescita del mercato fotovoltaico, con un aumento stimato del 157% dal 2019 al 2020. L’affidamento sui combustibili fossili scenderà già nel 2030 a quota 37%.

La novità della nuova politica ambientale passa soprattutto attraverso i giovani e la società civile, con l’inaugurazione del Consiglio ecologico giovanile, un’iniziativa sociale ed educativa a livello nazionale che opera sotto il patrocinio del Ministro dell’Ambiente, volta a migliorare le condizioni dell’ambiente naturale promuovendo l’idea di sviluppo sostenibile e aumentando la consapevolezza ecologica della società. Le competenze del Consiglio ecologico giovanile includono l’espressione di pareri su questioni trattate dai dipartimenti dell’amministrazione governativa in materia ambientale. La selezione nazionale è avvenuta reclutando 32 giovani tra i 13 e i 21 anni che si sono distinti scrivendo un tema riguardo proposte innovative ambientali.

Il Consiglio ecologico non è l’unico organo governativo che il governo polacco ha creato come forma di contatto con la parte più giovane della società civile. Ci sono anche il  recente “consiglio di dialogo per le giovani generazioni”, atto a stipulare un documento governativo sulla strategia delle politiche giovanili del 2021, o il più simbolico “Parlamento dei giovani e dei ragazzi”, istituito nel 1994, che nomina per un anno tramite una competizione nazionale 460 deputati tra le scuole primarie e secondarie, i quali dibattono e votano una risoluzione il 1° giugno, festa nazionale del bambino, usando l’aula plenaria del parlamento polacco.

Giuseppe Adamo

Giuseppe Adamo, studioso di Europa Centro-Orientale con base in Polonia, è membro della fondazione e scuola di formazione politica “Służba Niepodległej” e del programma governativo “Ambasciatori Digitali dell’Università Polacca nel Mondo”. Laureato in Studi Europei (Università di Lublino) e laureando in Relazioni Internazionali (Università di Varsavia).