di Silvio Pittori

Ha destato la mia curiosità in questi ultimi giorni il contenuto di alcune relazioni lette nel corso della inaugurazione dell’anno giudiziario. Di queste, una mi ha particolarmente interessato, quella del vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, trovando nella stessa interessanti spunti di riflessione e di preoccupazione.

Il vice presidente, in relazione alla delicata situazione venutasi a determinare a seguito del cosiddetto scandalo “Palamara”, l’innominato, ha posto in evidenza come “l’anno appena terminato è stato caratterizzato, come tutti sanno, dalle vicende, dolorosissime per il Consiglio Superiore, venute alla luce nel corso di una indagine giudiziaria” che ha “disvelato un agire prepotente, arrogante e occulto tendente ad orientare inchieste, influenzare le decisioni del CSM e screditare altri magistrati” (agire che all’evidenza era presumibilmente ma anche inspiegabilmente ignoto al predetto vice presidente), richiamando altresì i concetti di trasparenza nella elezione dei magistrati destinati ai ruoli apicali della Magistratura. Il predetto è persino andato oltre, sostenendo la necessità che la condotta di ogni singolo consigliere, sia togato sia laico, “non sia inquinata, anche solo sul piano dell’apparenza, da pressioni o ingerenze correntizie o partitiche”.

Concetti ineccepibili, difficilmente non condivisibili, che sembrano tracciare una strada sicura verso una riforma sostanziale dell’Ordine Giudiziario, seguiti poi da un forte richiamo al principio di meritocrazia, applicato, secondo il medesimo, anche in relazione alle nomine risalenti all’anno 2019 nell’ambito della Scuola Superiore della Magistratura.

Sempre in questi giorni ho iniziato  a leggere il  libro-intervista di Alessandro Sallusti con il dott. Luca Palamara – (Il sistema), con le puntuali rivelazioni del consigliere del CSM, per anni punto di riferimento dell’associazionismo giudiziario, che dedica le prime pagine del libro proprio alla nomina del predetto vice presidente del CSM, ponendo in risalto come lo stesso sia stato nominato mediante “una vera carambola” (il riferimento è ad una carambola politica e giudiziaria) nonostante la “sua debolezza di curriculum”. Aggiunge ironicamente Palamara: “Non stiamo parlando di Vittorio Bachelet”.

Ora, non so se le ricostruzioni, peraltro puntuali, del dott. Palamara in relazione agli incontri, alle telefonate ed alle cene finalizzate alla nomina dell’attuale vice presidente del CSM siano veritiere o lo siano soltanto parzialmente – vorrei che non lo fossero, per il rispetto che nutro nei confronti della Giustizia, nella quale credo come cittadino e come avvocato – ma certo è che anche soltanto il sospetto che la nomina del vice presidente del CSM non sia riconducibile al “curriculum” del medesimo e, quindi, a quel principio meritocratico richiamato dallo stesso, avrebbe dovuto indurre quest’ultimo nella migliore delle ipotesi alle dimissioni, a tutela del ruolo istituzionale ricoperto che lo pone a stretto contatto con la Presidenza della Repubblica; o, comunque, nella peggiore delle ipotesi, ad astenersi dal dare lezioni di trasparenza e di meritocrazia quantomeno sino a quando non fosse intervenuto e non intervenga  appunto un chiarimento da parte della stessa Magistratura chiamata, si spera, a rendere quanto prima conto ai cittadini dell’affaire Palamara, e dei protagonisti e delle comparse di detto “sistema”.

D’altronde, a conferma della sussistenza di quel sistema descritto in maniera puntuale da Luca Palamara, la recentissima decisione del Consiglio di Stato che, nel bocciare le nomine ai ruoli apicali della Scuola Superiore della Magistratura perché avulse da qualunque criterio meritocratico (al contrario di quanto sostenuto dal vice presidente del CSM che sulle stesse aveva fondato il proprio richiamo alla meritocrazia), ha posto in evidenza come il CSM all’atto di procedere con dette nomine avrebbe dovuto attenersi a principi diversi da quelli che caratterizzano l’azione meramente politica (torna inesorabilmente il concetto della “carambola”).

Fortunatamente, al cospetto di tutto ciò e di tanti, troppi silenzi, si leva incessante da ampi settori di quella parte della Magistratura che, nel silenzio delle proprie stanze, rende ancora degna di fiducia la Giustizia la richiesta, cui prima o poi anche il vice presidente del CSM dovrà finalmente fornire una chiara risposta, di fare immediata chiarezza sul “sistema” Palamara, temendo che la frettolosa radiazione del capro espiatorio, nell’ambito di una plateale riduzione delle garanzie difensive, abbia rappresentato e costituisca lo strumento scelto per dare apparente soluzione all’intreccio tra Politica e Magistratura. Ed allora, ci sia consentito fare un ironico seppur rispettoso confronto, restando ai “personaggi” principali della storia del cristianesimo, tra Luca Palamara e Giuda Iscariota: se, come affermato da Jorge Luis Borges, non è possibile ammettere un fatto casuale nel più importante avvenimento della storia mondiale di cui alle Sacre Scritture, con l’effetto che “il tradimento di Giuda non fu casuale” bensì un qualcosa di prestabilito in funzione della redenzione, così non è possibile ammettere che il dott. Palamara e la rivelazione del “Sistema”, di cui anch’esso è stato protagonista, rappresentino un qualcosa di casuale nella storia del nostro Paese, trattandosi al contrario di un qualcosa di prestabilito in funzione di una riforma definitiva e profonda dell’intero sistema Giustizia.

In sintesi, l’avvilente dramma interno alla Magistratura, cui stiamo assistendo, offre prova certa della necessità di addivenire ad una riforma della stessa che dia una risposta definitiva alle esigenze che promanano oramai dagli stessi cittadini, sottraendo altresì le nomine dei magistrati destinati ai ruoli apicali a compromessi e conventicole varie, ristabilendo all’interno della Magistratura quei principi di meritocrazia e di trasparenza che taluni amano evocare ma soltanto nei confronti degli altri.

Silvio Pittori

Avvocato cassazionista con sede a Firenze, esperto in diritto civile societario e in diritto penale di impresa e contrattualistica. Laureato in Giurisprudenza all'Università degli Studi di Firenze.