di Giovanni Giacalone

Il leader di “Italia Viva”, Matteo Renzi, si reca a Riyadh per una conferenza ed immediatamente dalla Farnesina bloccano l’export di armi ad Arabia Saudita ed Emirati. Una misura presa in maniera palesemente affrettata che sottolinea non soltanto come la politica estera ed industriale italiana venga influenzata in maniera controproducente da beghe politiche interne, ma anche come i Ministeri non sembrino in grado di perseguire gli interessi economici dell’Italia.

Parliamoci chiaro: nessuno in Arabia Saudita o negli Emirati si strapperà i capelli perché Roma non gli vende più armi; anzi, probabilmente ne acquisteranno di migliori altrove, magari da quei Paesi con cui spartiscono il comune interesse nella lotta all’islamismo e al jihadismo, come Francia, Israele o Russia.

La sospensione agli armamenti verso Riyadh era arrivata nel 2019, in seguito all’omicidio Kashoggi, quando Roma aveva seguito le misure prese da Berlino (uno dei principali partner della Turchia); il provvedimento era valido fino al gennaio del 2021. Come sottolineato da “InsideOver“, a dicembre 2020 una risoluzione volta a prolungare questa sospensione era stata presentata da Yana Chiara Ehm e Lia Quartapelle, rispettivamente del M5S e del Pd; la Quartapelle è già nota per aver a suo tempo pubblicato un post col quale annunciava il sostegno all’ex governo islamista egiziano di Morsy, arrivando a scrivere: “Siamo tutti Fratelli Musulmani”. Il 28 gennaio è poi arrivata l’improvvisa decisione del governo italiano sullo stop alla vendita delle armi. Curiosamente, però, non vi è alcuno stop alla vendita di armi nei confronti di Paesi filo-islamisti come Qatar e Turchia che, guarda caso, sono contrapposti proprio ad Arabia Saudita, Emirati, Egitto e Bahrein.

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Intanto anche la nuova Amministrazione Biden sta rivendendo le vendite di armi nei confronti di sauditi ed emiratini, stravolgendo così le politiche di Trump che avevano aperto alla coalizione in chiave anti-islamista ed anti-iraniana. Anche questo non deve sorprendere, considerato che l’Amministrazione Obama (di cui Biden era vice) si era chiaramente schierata a favore dei Fratelli Musulmani e aveva anche aperto all’Iran.

Sarebbe interessante sapere per quale motivo il blocco alla vendita di armi non coinvolga anche Qatar e Turchia, Paese quest’ultimo che perseguita i dissidenti, bombarda sistematicamente i curdi, esporta jihadisti e arma milizie di ogni tipo in sostegno al Gna in Libia. Del resto è già noto come l’intelligence italiana continui a fornire supporto al Gna, assieme alla Turchia: non c’è dunque da stupirsi neanche se certe popolazioni bombardate (tipo i curdi) contino meno degli Houthi filo-iraniani, ovviamente in base a chi è il “bombardante”. Certo è che stare dalla parte di chi sostiene jihadisti e islamisti quali Hamas non fa certo del bene all’Italia.

Ricercatore del Centro Studi Politici e Strategici Machiavelli. Laureato in Sociologia (Università di Bologna), Master in “Islamic Studies” (Trinity Saint David University of Wales), specializzazione in “Terrorism and Counter-Terrorism” (International Counter-Terrorism Institute di Herzliya, Israele). È analista senior per il britannico Islamic Theology of Counter Terrorism-ITCT, l’Italian Team for Security, Terroristic Issues and Managing Emergencies (Università Cattolica di Milano) e il Kedisa-Center for International Strategic Analysis. Docente in ambito sicurezza per security manager, forze dell’ordine e corsi post-laurea, è stato coordinatore per l’Italia del progetto europeo Globsec “From criminals to terrorists and back” ed è co-fondatore di Sec-Ter- Security and Terrorism Observation and Analysis Group.

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