di Davide Lanfranco

La paura è un mezzo che, spesso, nella storia è stato utilizzato dalla politica per indirizzare, controllare o sviare l’attenzione dell’opinione pubblica, quando ce ne è stato bisogno. Nulla di strano e nemmeno di eccessivamente scandaloso. In verità nemmeno è da censurare l’utilizzo politico della paura, se finalizzato al raggiungimento del bene comune. Sicuramente non può esecrare il mezzo in questione un appassionato lettore di Messer Niccolò Machiavelli.

La politica segue regole sue, diverse da quelle che si è soliti applicare nei rapporti umani, di amicizia e parentela, o nei rapporti di lavoro. Nella πολιτιϰά non sono esecrabili, per partito preso, i concetti di tradimento, inganno o sopraffazione, perché ci si muove su un piano diverso da quello delle relazioni umane private.

Quindi nessuno può indignarsi se il governo italiano, come molti altri governi al mondo, ha utilizzato la paura per spingere i cittadini a rispettare le norme anti-covid nella prima fase dell’emergenza pandemica. Del resto la nostra nazione, per fortuna, è ancora una democrazia, e non si potevano utilizzare i metodi violenti dei regimi autocratici, come quello di Pechino, per imporre a milioni di persone di rimanere chiuse in casa per settimane.

Certo, da noi, sono stati fatti controlli ed elevate sanzioni (in alcuni casi discutibili e oggettivamente esagerate) ma la realtà è che la stragrande maggioranza della cittadinanza è rimasta estranea a qualsivoglia verifica ed avrebbe, tranquillamente, potuto esimersi dal rispettare le prescrizioni. Nemmeno era pensabile che un popolo un po’ refrattario alle regole come il nostro potesse, per puro senso civico, condannarsi per due mesi a non vedere la luce del sole e relegare i rapporti affettivi al solo medium audiovisivo.

L’effetto della comunicazione, basata sul numero quotidiano di contagi e morti, e le immagini delle bare trasportate dai blindati dell’Esercito a Bergamo hanno avuto un sicuro effetto nell’evitare comportamenti che avrebbero potuto moltiplicare la diffusione del contagio. Così come ha avuto effetto la “terrorizzazione permanente” operata da virologi ed epidemiologi attraverso tutti i canali comunicativi. Senza prova contraria (che al momento dell’esplodere della pandemia non era, comunque, disponibile), la strategia della paura può essere considerata giustificabile e vincente.

Onestamente non si può nemmeno recriminare, in modo eccessivo, sull’utilizzo della legislazione emergenziale. Sappiamo bene che qualche volta, per difendersi, pure una democrazia può e deve permettersi di derogare alle sue regole fondanti, senza bisogno di scomodare il parere di illustri costituzionalisti, invero in questo caso quasi totalmente silenti; ma si sa, in Italia i paladini della Costituzione più bella del mondo si materializzano sempre e solo quando non è in pericolo davvero la Costituzione, ma quando c’è da fare ottime comparsate nei salotti televisivi e vendere qualche copia di libri in più.

Nemmeno ci si può troppo indignare perché nelle more dei provvedimenti straordinari ci si infilano norme che poco c’entrano con l’emergenza (è stato sempre fatto, pure nella gloriosa “Prima Repubblica”).

Quello che non può essere giustificato è tutto quello che sta avvenendo dai primi di maggio ad oggi. Ossia dal momento in cui la quasi totalità di medici e virologici impiegati “sul campo”, nei reparti di terapia intensiva degli ospedali nel Nord Italia, ha confermato un’inversione di tendenza significativa nella diffusione del virus; facilmente dimostrabile guardando ai numeri più importanti , cioè deceduti e ricoverati ( soprattutto in terapia intensiva), che sono in calo costante da diverse settimane. Il virus, come detto dall’ingiustamente vituperato Professor Zangrillo, in Italia non ha più lo stesso impatto che ha avuto tra marzo ed aprile. Per motivi al momento sconosciuti, il virus è “clinicamente morto” in Italia, cioè esiste e circola ma non è più cosi violento come nella prima fase. In pratica non manda più persone, o meglio solo in via residuale, al camposanto ed in terapia intensiva. Battaglia vinta? No di certo. Lo sarà verosimilmente solo col vaccino ma l’emergenza, che si presentò a marzo, non c’è più.

Eppure le autorità italiane (sostenute da gran parte dei mass media) sembrano voler continuare ad imperare per timorem, ad iniziare dal Primo Ministro che vorrebbe prorogare, senza coinvolgere le Camere, lo stato d’emergenza fino al 31 dicembre.

Il sospetto di molti è che, adesso, l’emergenza Covid-19 c’entri poco con i DPCM, mentre i motivi per la proroga dello stato d’emergenza siano, invece, legati al desiderio di chi ha le leve del comando di aumentare e consolidare il proprio potere in assenza di opposizione.

In pratica, qualcuno ha capito che governare con la paura è più semplice ed efficace e ci ha preso gusto. Però attenzione perché, come insegna la psicologia sociale, la paura, anzi le paure possono penetrare molto a fondo nella psiche delle persone e manifestare effetti anche a distanza di tempo. Effetti non sempre controllabili e prevedibili.

Davide Lanfranco

Laureato in Sociologia (Università La Sapienza di Roma) con Master in Economia e Finanza degli Intermediari Finanziari (Università LUISS). Da vent’anni lavora per lo Stato Italiano nel settore delle Forze di Polizia.