di Giovanni Giacalone

Lo scorso 12 giugno il Segretario Generale della Grande Moschea di Roma/Centro Culturale Islamico d’Italia, il Dr. Abdellah Redouane, ha pubblicato sulla pagina Facebook dell’organizzazione un lungo comunicato col quale, senza giri di parole, prende di petto l’Ucoii (Unione delle Comunità e Organizzazioni Islamiche in Italia) accusandola di disseminare menzogne e di essere legata ai Fratelli Musulmani. Il titolo è del resto più che eloquente: Manifesto della Verità a confutare le calunnie in circolazione e sconfiggere la falsità con la verità.

Un brutto colpo per l’Ucoii, non soltanto per quanto espresso nel testo, ma anche per il fatto che le accuse arrivino dall’Islam delle Istituzioni; la Grande Moschea di Roma è infatti l’unica ufficialmente riconosciuta in virtù del Decreto del Presidente della Repubblica nr. 712/1974, ovvero 16 anni prima della nascita dell’Ucoii stessa, come esposto dallo stesso Dr. Redouane quando controbatte alle affermazioni dell’Ucoii di essere ufficialmente riconosciuta dallo Stato italiano, chiedendone prove e data del decreto di riconoscimento.

In seguito Redouane riprende un post del Presidente dell’Ucoii, Yassine Lafram, con tanto di foto assieme al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte e il Ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, dove indica un incontro col fine di ratificare un protocollo con lo Stato Italiano per regolare le procedure da seguire alla riapertura dei centri islamici in fase post-lockdown da Covid-19. Anche in questo caso Redouane smentisce l’Ucoii, puntualizzando come sia stato egli stesso il primo dei firmatari del sunnominato protocollo e aggiungendo: “Il presidente dell’UCOII ha la possibilità di pubblicare la foto di gruppo dei quattro firmatari musulmani?”. Resta da chiarire il motivo per il quale Conte e la Lamorgese abbiano deciso di incontrare singolarmente i rappresentanti dell’Ucoii.

Un altro punto di estremo interesse è quello legato alla rappresentatività, con l’Ucoii che ha più volte affermato di essere la principale realtà islamica organizzata in Italia; ma è realmente così? Non sembra proprio a giudicare dai dati del Dr. Redouane secondo cui la reale rappresentanza Ucoii all’interno della variegata comunità islamica in Italia oscilla tra il 5% e il 10%. L’Ucoii avrebbe inoltre indicato al Ministero degli Interni 160 “comunità” sotto il proprio ombrello; considerato che in Italia ci sono più di mille centri islamici, i numeri parlano chiaro.

Dopo alcune ulteriori confutazioni sulle dinamiche delle sepolture dei defunti e degli interventi nelle carceri, Redouane indica il fondatore dell’Ucoii (e presidente onorario), il medico siriano Mohammed Nour Dachan, come “fondatore dei Fratelli Musulmani in Italia” e accusa l’Ucoii di “aggredire le altre componenti islamiche, che non hanno altra colpa se non quella di voler uscire dallo stare sotto il dominio dei Fratelli Musulmani”.

Il Dr. Redouane rompe così un grande tabù, visto che l’Ucoii ha sempre negato, anche con querele, di essere legata ai Fratelli Musulmani, organizzazione islamista radicale messa al bando in diversi Paesi. Stavolta però le accuse non soltanto arrivano dall’interno della realtà islamica italiana, ma dall’Islam Istituzionale ed istituzionalmente riconosciuto. Forse a Roma (e non solo) farebbero bene a valutare attentamente i propri interlocutori.

Giovanni Giacalone

Laureato in Sociologia (Università di Bologna), Master in “Islamic Studies” (Trinity Saint David University of Wales), specializzazione in “Terrorism and Counter-Terrorism” (International Counter-Terrorism Institute di Herzliya, Israele). È analista senior presso l’Italian Team for Security, Terroristic Issues and Managing Emergencies (Università Cattolica di Milano) e il Kedisa-Center for International Strategic Analysis. Docente in ambito sicurezza per security manager, forze dell’ordine e corsi post-laurea.