di Luca Marcolivio

La questione educativa, tema a più riprese trattato sul nostro blog, è una problematica estremamente ramificata. Ai disagi legati alla didattica a distanza e al rischio chiusura per le scuole paritarie, si affianca la situazione sempre più preoccupante in cui versano gli insegnanti precari di terza fascia, ovvero quelli senza né ruolo, né abilitazione, nonostante gli anni – in alcuni casi anche i decenni – di esperienza professionale alle spalle. Dietro ogni insegnante precario, c’è spesso una famiglia, vi sono sacrifici e stipendi inadeguati, chilometri e chilometri percorsi ogni giorno, anche molto lontano da casa, per fare punteggio.

Lo scadimento del sistema educativo passa per molte vie impervie, che sembrano davvero non portare a nulla. Per aspera ad aspera, verrebbe voglia di parafrasare… Alla discutibile qualità dei programmi ministeriali, si affianca l’emergenza logistica, con plessi scolastici sempre più fatiscenti, in cui spesso sono gli insegnanti stessi o le famiglie degli studenti a dover fare la colletta di tasca propria per la carta igienica o per i gessetti alle lavagne. Un ulteriore risvolto di tale degrado è l’umiliazione umana e professionale della figura del docente, sia sul piano morale che della retribuzione. Da questo punto di vista, l’assunzione di 60mila precari rappresenterebbe una boccata d’ossigeno per la nostra economia, attanagliata da incubi che prendono il nome di MES, di Troika e di patrimoniale.

Un punto di svolta si è avuto nel 2015, con la nascita dell’Associazione Nazionale Docenti per i Diritti dei Lavoratori (ANDDL), sorta in opposizione al ddl Buona Scuola dell’allora ministro Stefania Giannini. “Noi docenti di terza fascia non venivamo nemmeno considerati precari – spiega al Centro Studi Machiavelli Pasquale Vespa, presidente di ANDDL – L’allora presidente del Consiglio, Matteo Renzi, nemmeno sapeva che noi, a fare lezione, non ci andavamo un giorno o una settimana all’anno, ma quotidianamente, reggendo l’intero sistema scolastico, da settembre a giugno. Alcuni sono precari non avendo potuto accedere, anche per motivi economici, al corso abilitante del 2013. Dopo di allora non abbiamo avuto alcuna possibilità di essere abilitati”.

La battaglia dei precari di terza fascia non è peregrina, né eversiva, tutt’altro. L’obiettivo è la piena applicazione del decreto legislativo 368/2001, che recepisce la direttiva europea 70/1999, per la prevenzione degli abusi derivanti da rapporti di lavoro a tempo determinato. Dopo 36 mesi di servizio, un insegnante andrebbe stabilizzato ma, nella realtà, per molti, il precariato è ormai pluridecennale.

Di seguito, nel 2017, è stato approvato il FIT 2018, un concorso non selettivo, comprensivo della sola prova orale per gli abilitati, quindi, ancora una volta con l’esclusione dei docenti di terza fascia. Pur avendo dalla sua parte tutte le sigle sindacali – CGIL, CISL, UIL, GILDA e SNALS – l’ANDDL non è riuscito nel suo intento di abilitare e stabilizzare i precari di terza fascia, con una procedura per titoli e servizi, attraverso una formazione iniziale in itinere, durante l’anno scolastico. “Non si è voluto farlo – commenta Vespa – tanto è vero che non è passato l’emendamento Verducci, bocciato dalla maggioranza in Commissione Cultura alla Camera, che sarebbe andato incontro almeno in parte a questa necessità di stabilizzazione”.

Quello dei docenti precari è un dramma ‘trasversale’, che coinvolge sia le scuole statali che le paritarie. L’emergenza Covid potrebbe avere, tra le sue probabili conseguenze, la chiusura di quasi un terzo degli istituti paritari, cosicché, a settembre, circa 90mila studenti si riverserebbero nelle statali, già pressate dalle logistiche sul distanziamento, che implicheranno ulteriori risorse pubbliche, assieme alla ridefinizione degli spazi didattici. Una situazione esplosiva, in cui gli insegnanti precari – che, con i loro sacrifici, sorreggono l’intero sistema scolastico non meno dei loro colleghi abilitati o di ruolo – rischiano di rimanere l’anello debole dell’intera catena.

Luca Marcolivio

Saggista e giornalista professionista, è accreditato alla Sala Stampa della Santa Sede dal 2011. Direttore del webmagazine di informazione religiosa "Cristiani Today", collabora con "La Nuova Bussola Quotidiana" e "Pro Vita & Famiglia". Dal 2011 al 2017 è stato caporedattore dell’edizione italiana di "Zenit".