di Nicola De Felice

La sicurezza, intesa nella sua forma più estesa1, costituisce il prerequisito essenziale per la stabilità di uno Stato. Tale semplice principio è applicabile anche al macrosistema internazionale, l’equilibrio del quale si fonda sull’assunto che ciascun suo elemento, statuale e non, sia in grado di provvedere autonomamente alla porzione di sicurezza di propria responsabilità.

Negli ultimi anni, anche per effetto del cosiddetto fenomeno della “globalizzazione delle insicurezze”, si è assistito in Italia all’espansione irrefrenabile di una serie di rischi e minacce multiformi e multidimensionali, la gestione dei quali tende a sfuggire a ogni logica di contenimento e del buon senso. Tagli dissennati alla spesa pubblica, particolarmente alla Sanità ed alla Difesa, governi tecnici lontani dal consenso popolare, politiche economiche e sociali atrofizzanti del sistema Italia, politica estera inesistente, politica migratoria suicida delle identità di un popolo con 28 secoli di storia sulle spalle e fondatore della civiltà occidentale, accettazione passiva di una politica demografica contronatura, dissacrazione della famiglia e della Tradizione, erosione della sovranità a favore dell’Unione Europea sono solo alcuni degli elementi che scaturiscono dall’analisi dello scenario che inquadra la fragilità dello Stato italiano. E per metterci il carico da novanta rappresentanti del mondo episcopale italiano, con la malcelata giustificazione di combattere discriminazioni e repressioni, tentano di limitare la libertà dei cittadini a favore di un “nuovo ordine mondiale”, spalleggiando una visione monolitica fatta di economie capitalistiche, libertà di costume e orientamento sessuale, con tanto di globalizzante benedizione papale, manifestando un’ipocrita tolleranza per speculatori “alla Soros”, favorevoli all’uso dell’arma di migrazione di massa, alla legalizzazione delle droghe e dell’eutanasia.

Una ridotta capacità di governance interna dello Stato può offrire l’opportunità a cellule o reti estremistiche, terroristiche o criminali – nazionali o transnazionali – di destabilizzare ed assumere il controllo delle istituzioni. Una corretta analisi e comprensione del grado di fragilità del sistema Italia, unitamente ad una ponderata definizione delle condizioni di stabilità desiderate, costituiscono la chiave di lettura del progetto da perseguire per riportare l’Italia tra gli Stati stabili.

Gli elementi costitutivi di uno Stato stabile possono essere identificati in sicurezza, sviluppo economico e infrastrutturale, governance e legalità, nonché nella qualità dei meccanismi di interazione di detti elementi all’interno del sistema sociale. Con una direzione politica unitaria, democraticamente eletta dal popolo e rappresentativa delle scelte fondamentali dei cittadini, gli stessi elementi si sostengono reciprocamente, riducendo al minimo le fisiologiche tensioni interne e conferendo resilienza al sistema. Il degradarsi dei tre elementi (collasso economico, disgregazione dello Stato sociale e frammentazione politica) sta compromettendo la capacità di direzione politica dello Stato e spinge verso un clima di instabilità generale, tale da alimentare il conflitto sociale interno e da esacerbare gli scontri fra le parti, a rischio di fallimento istituzionale. Senza voler richiamare il complesso degli indicatori economici, sociali e politici forniti dagli organismi di valutazione specializzati del sistema internazionale quale il Failed States Index, basti dire che il livello di fragilità è legato a doppio filo alla percezione che i cittadini hanno dello Stato nonché della fiducia riposta nella direzione politica. Lasciando quindi al lettore di ricercare dentro se stesso la percezione sopraindicata, mi limiterò ad indicare le condizioni di stabilità e la qualità delle interazioni reciproche che l’Italia dovrebbe raggiungere per “uscire dal tunnel”.

Sicurezza dell’ambiente – essa è raggiunta quando è garantita la possibilità per i cittadini di vivere la vita quotidiana senza il timore di subire atti di violenza, quando l’ordine pubblico è assicurato da parte delle autorità legittime e quando sono tutelate la sicurezza territoriale, l’integrità dei confini e la protezione delle risorse primarie.

Legalità – è assicurata a tutti i cittadini la possibilità di avere accesso ad un sistema legale e giudiziario equo ed affidabile, garante dei diritti civili di tutta la popolazione. Deve essere, inoltre, prevista la responsabilità individuale per tutti di fronte alla legge.

Governo democratico – è garantita la possibilità di essere governati da un governo democraticamente eletto e sono garantite la gestione delle risorse statali per il bene comune e la fornitura dei servizi essenziali da parte dello Stato.

Economia sostenibile – è assicurata la creazione di un sistema economico sostenibile che garantisca ai cittadini la possibilità di avere pari opportunità di sostentamento, in un sistema produttivo che risponde alle norme di legge, in un quadro generale di stabilità macroeconomica.

Benessere sociale – prevede la possibilità, per ogni cittadino, di essere svincolato dal soddisfacimento delle proprie esigenze primarie e fondamentali – che vengono garantite dallo Stato – e di coesistere pacificamente in una comunità dove ognuno abbia eguali opportunità di miglioramento del proprio stato di benessere.

1 La sicurezza è definita nella Carta delle Nazioni Unite come Human Security in base alla quale è necessario un approccio di tipo antropocentrico e multidimensionale. In particolare, il concetto di sicurezza nazionale e globale deve essere esteso a campi come: sicurezza economica, sicurezza ambientale, sicurezza personale, stabilità sociale, stabilità politica, sicurezza alimentare e garanzia della salute.

Nicola De Felice

Senior Fellow del Centro Studi Machiavelli. Ammiraglio di divisione (ris.), già comandante di cacciatorpediniere e fregate, ha svolto importanti incarichi diplomatici, finanziari, tecnici e strategici per gli Stati Maggiori della Difesa e della Marina Militare, sia in Patria sia all’estero, in mare e a terra, perseguendo l'applicazione di capacità tese a rendere efficace la politica di difesa e di sicurezza italiana.