Perché la BCE ha fatto inversione a U (c’entra la Francia) | VOGLINO


Il 19 marzo la Banca Centrale Europea – al termine di una lunga conference call dei governatori in seduta notturna – ha lanciato un vero e proprio piano “di guerra” di acquisti d’emergenza per 750 miliardi di euro per fronteggiare la crisi provocata dal Coronavirus.

In tutto questo non ci sarebbe niente di strano data l’emergenza in corso e le sue ricadute sull’economia se, esattamente una settimana prima e vale a dire il 12 marzo, nella conferenza stampa che ha fatto seguito a una riunione dell’Esecutivo, la Direttrice della stessa BCE, Christine Lagarde, non si fosse lasciata andare alla dichiarazione che “gli spread non sono compito della Bce” (in perfetta coerenza con la posizione da sempre sostenuta dal Presidente della Bundesbank, Jens Weidman), preannunciando quindi una posizione della stessa BCE diametralmente opposta a quella assunta una settimana più tardi. Le irresponsabili dichiarazioni della Lagarde, come ricordiamo, provocarono in un solo giorno crolli di borsa che sono costati all’Eurozona la distruzione di un capitale equivalente a più del 7% del suo PIL.

Quindi in soli 7 giorni – con una capriola degna di un tuffatore olimpico – la BCE si è detta pronta a rivedere i limiti che si era data agli acquisti di bond “nella misura necessaria a rendere la sua azione proporzionata ai rischi”. Per capirci, come ha precisato Da Rold su “Business Insider“, “rimuovere questi limiti consentirebbe di superare il 33% di acquisti su ciascuna emissione e la clausola che prevede acquisti per ciascun Paese proporzionati alla quota nel capitale della Banca Centrale“.

Ma che cosa è successo per giustificare un così repentino voltafaccia?

Comprenderlo ci è facilitato dal fatto che a spingere per la riunione d’emergenza che ha poi portato a un completo cambio di rotta, è stato il Governo Francese, con il ministro delle Finanze Bruno Le Maire che ha appunto chiesto un intervento “veloce e massiccio”, affiancato dal governatore della Banca di Francia, Francois Villeroy che, a sua volta, aveva anticipato un’azione “assolutamente determinata” visto che anche gli Oat (i Buoni del Tesoro) francesi erano stati colpiti, tornando a pagare un rendimento positivo a causa della frase infelice della Lagarde.

E perché la BCE ha reagito in realtà soprattutto a QUESTO spread e non certo a quello italiano, che fino a tutto il 12 marzo la aveva lasciata completamente indifferente? Perché le attese negative legate alla crisi da Coronavirus hanno sparato il differenziale fra i Buoni del Tesoro francesi e quelli tedeschi a livelli che non si vedevano dal 2017. E fino alla repentina decisione del 19 marzo non si parlava più di QE nella misura garantita fino all’estate da Draghi.

Andamento dello spread dei buoni decennali francesi rispetto a quelli tedeschi

Ma perché l’impennata del differenziale terrorizza il Governo Francese e la Banque de France? Perché l’annosa polemica sull’Italia e il suo debito pubblico serve anche ad occultare il fatto che il vero rischio sistemico per il sistema bancario dell’Eurozona sono le Banche francesi.

A chi vuole approfondire nel dettaglio la situazione e i rischi connessi consiglio di leggere a fondo La bomba autocallables sotto il sistema bancario europeo. Il detonatore? Le banche francesi di Mauro Bottarelli su “Business Insider”, ma la morale è che, in modo enormemente maggiore rispetto alle banche di qualsiasi altro paese europeo, quelle francesi sono piene di derivati illiquidi che a fronte di un probabile netto calo dell’EuroStoxx 50, rischiano di andare letteralmente a gambe all’aria.

A questo, come definitiva spiegazione del radicale cambio di rotta della BCE in soli sette giorni, si aggiunge il fatto che le Banche francesi non sono l’unica bomba a orologeria che può devastare il sistema bancario europeo. Per citare direttamente Bottarelli, il grosso dell’esplosivo è “il titolo di Deutsche Bank che, ad oggi, già opera in trading sotto quota di 4,5 euro per azione. Visto il controvalore di derivati di cui è ancora sottoscrittore e la capitalizzazione della sua bad bank rispetto alla casamadre (un’abbondante 6x di ratio), esso è semplicemente insostenibile. C’è … una inquietante analogia tra la traiettoria di DB e quella di Lehman nel 2008 … La conferma? Ce la offre l’andamento del Dax di Francoforte rispetto al Vix, il misuratore della paura e della volatilità, salito nell’ultima sessione sopra quota 90, ovvero più in alto di quanto sia mai salito durante il crash del 2008, quello di Lehman Brothers”.

D’altronde, una assunzione eccessiva di rischi sui mercati finanziari e una politica delle Banche Centrali finalizzata a comprimere in modo artificiale la intrinseca precarietà di questi ultimi hanno seminato per 10 anni i presupposti di una instabilità prima o poi inevitabilmente ingovernabile, in nome della globalizzazione finanziaria.

Come ha acutamente sottolineato Mohamed A. El-Erian nel suo articolo del 17 marzo su “Foreign Affairs”, la crisi generata dall’epidemia globale di Coronavirus vanifica sia gli appena menzionati metodi tradizionali di sostegno alle bolle finanziarie posti in campo dalle Banche Centrali, sia i pochi meccanismi di autocorrezione dei mercati finanziari, perché destabilizza contemporaneamente l’economia mondiale sul fronte della domanda e su quello dell’offerta, generando un “effetto moltiplicatore negativo”. La corsa degli investitori, istituzionali e non, a cercare di minimizzare gli effetti del trovarsi esposti a rischi assolutamente sproporzionati rispetto alle loro capacità di assorbirne gli esiti negativi, sconvolgerà valori e prezzi dei tanti strumenti creati dalla speculazione finanziaria, generando un terremoto che non potrà non investire l’economia reale in un tipico esempio di “contaminazione inversa”, come la chiamano gli economisti.

È tempo di prenderne atto, affinché il futuro, quando ci sarà, sia profondamente diverso dal presente e dal recente passato.


Alessandro Voglino è un dirigente della Pubblica Amministrazione e ha collaborato per anni con la cattedra di Geografia Politica dell’Università La Sapienza.