CENCI| Asilo nido obbligatorio? Perché la Sinistra punta ai nostri bambini


Tra pochi giorni, il 9 novembre, il mondo libero celebrerà i trent’anni dalla caduta del Muro di Berlino. Previsto per l’occasione un profluvio di frasi di circostanza da parte di molti politici. Eppure, proprio tra coloro che rivendicano nel nome e nel simbolo del partito una matrice democratica, sembra nutrirsi una certa nostalgia di pratiche in voga nei Paesi al di là della cortina di ferro. Nella Germania dell’Est erano i kinderkrippe, nell’Urss gli jasli: nomi diversi, ma comune il fine di fare degli asili nido ciò che auspicava Lenin, ossia i “germogli del comunismo”. Fin dalla più tenera età, i bambini venivano obbligati a frequentare le scuole, affinché l’indottrinamento dello Stato iniziasse presto e senza “ingerenze” familiari.

Ciò dovrebbe apparire a tutti, oggi, una violazione del diritto dei genitori a scegliere come crescere i figli nella primissima infanzia. Dovrebbe, appunto. Perché a sinistra qualcuno dimostra di pensarla in modo diverso. Dapprima è stato Matteo Renzi, nel confronto tv con Matteo Salvini, ad affermare che i bimbi devono andare all’asilo nido, anche se i genitori non lavorano, perché si tratterebbe di “un fatto educativo” caldeggiato da non meglio precisati “pedagogisti”. Poi, a rincarare la dose ci ha pensato il governatore dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, il quale, nel corso di un intervento a un convegno della Fism (Federazione italiana scuole materne) ha affermato: “Confido che il servizio educativo 0-3 anni possa diventare scuola dell’obbligo”. Il motivo? I test Invalsi – ha aggiunto – dimostrerebbero che gli studenti che hanno frequentato l’asilo nido sarebbero più preparati.

Quali che siano le spiegazioni addotte, da questa idea del sistema scolastico si evince la propensione per uno Stato egemone che fagocita il nucleo familiare e stralcia il principio di sussidiarietà. A costoro occorre ricordare che in uno Stato di diritto sono i genitori ad avere la priorità educativa dei figli. Genitori – nota a margine – intesi come madre e padre, e non come “genitore 1” e “genitore 2”.


Federico Cenci, giornalista, scrive, tra gli altri, per “Cultura Identità” e il “Quotidiano del Sud”