MASTRANGELO | Zemmour a processo: in Francia proibito criticare l’immigrazione


«Incitamento all’odio». È questo in sostanza il “reato” con il quale è stato aperto un fascicolo d’inchiesta contro lo scrittore e giornalista francese Eric Zemmour, colpevole, secondo la procura di Parigi, di aver pronunciato in un discorso lo scorso 28 settembre «insulti pubblici a causa dell’origine o dell’appartenenza o della non appartenenza a una determinata etnia, nazione, razza o religione» e «provocazione pubblica alla discriminazione, all’odio o violenza». Le indagini sono affidate alla BRDP (Brigade de Répression de la Délinquance faites aux Personnes), organo francese che si occupa della lotta all’«odio», ovvero dei reati ideologici.

Quale sarebbe nella fattispecie il “reato” commesso da Zemmour? Nel suo discorso – pronunciato all’evento Convenzione della Destra – del 28 settembre scorso – Zemmour aveva denunciato l’islamizzazione strisciante della Francia e la sostituzione etnica dei francesi da parte degli immigrati africani e mussulmani. Nonostante in Francia siano proibite da molti anni le rilevazioni statistiche su base etnica, razziale o religiosa, da rilevazioni non ufficiali la fetta di popolazione dell’Esagono di origine africana nera o magrebina assomma (fra prime, seconde e terze generazioni) a più di un quinto del totale dei cittadini. Nelle periferie parigine, oltre la metà dei registrati all’anagrafe avrebbe un nome islamico. Tuttavia, in Francia esporre pubblicamente (e polemicamente) questi dati è considerato un «reato d’odio». Ovvero, delle mutazioni antropologiche della popolazione francese non si può parlare, ma se se ne parla, se ne deve parlare solo in termini positivi.

Ora l’intellettuale è iscritto nel registro degli indagati di Parigi. Inoltre il sindacato dei giornalisti del “Le Figaro” (SDJ), quotidiano con cui Zemmour collabora dal 1996, ha chiesto pubblicamente che il suo contratto venga rescisso, raccogliendo oltre 400 firme contro il collega, perché «i giornalisti del “Figaro” nella loro stragrande maggioranza non vogliono essere associati a queste provocazioni», spiega il comunicato del SDJ.

In Italia questo genere di posizioni ideologiche attualmente non è ancora proibito dalla legge. Tuttavia la direzione intrapresa negli ultimi tempi, in particolare con la commissione d’inchiesta sui “discorsi d’odio” chiesta dalla senatrice Liliana Segre e avallata dal premier Giuseppe Conte e i regolamenti e documenti d’intento recentemente emanati da AGCom e Ordine dei Giornalisti, corre rapidamente verso l’importazione del modello francese per un’estensione del numero e della natura dei reati di pensiero e un inasprimento delle pene per quelli già previsti dal codice penale.


Emanuele Mastrangelo è redattore capo di “Storia in Rete”