BOCCHI | Cosa si pensa a Hong Kong della Nuova Via della Seta


Le manifestazioni a Hong Kong contro il Partito Comunista Cinese stanno degenerando. Il primo ottobre è il settantesimo anniversario della Repubblica Popolare Cinese. Invece dei festeggiamenti, sulle strade di Hong Kong c’è il sangue dei manifestanti con i graffiti “ChiNazi” sui muri.

Gli Hongkongesi vogliono preservare l’autonomia della loro regione contro l’influenza sempre più grande che percepiscono da parte del governo cinese. Da quando Hong Kong è stata consegnata alla Cina dalla sua ex-madrepatria britannica nel 1997, è stato difficile per il popolo hongkongese adattarsi a vivere sotto un regime autoritario comunista, dopo avere costruito un sistema politico basato sui diritti individuali e il libero commercio.

Durante le manifestazioni, quando alcuni cittadini di Hong Kong hanno scoperto che ero una giornalista italiana, mi hanno chiesto perché l’Italia avesse deciso di firmare l’accordo della Nuova Via della Seta con il governo cinese. Per questo motivo, mi ha incuriosita capire dal loro punto di vista che cosa comporta fare accordi con la Cina.

La prospettiva di Hong Kong è unica, perché si trova al centro di un conflitto di valori tra Stati Uniti e Cina. Hong Kong è costretta a vivere sotto il governo cinese, pur avendo un sistema legale basato su principi anglosassoni come la libertà di espressione e il suffragio universale che non esistono nella Cina del mainland.

Ho intervistato Wilson Leung, un avvocato e membro del gruppo pro-democrazia di Hong Kong. «Penso che bisogna essere molto cauti quando si fanno affari con la Cina, specialmente affari così importanti come quelli della Nuova Via della Seta». Ha aggiunto: «Il governo cinese non si fa scrupoli: spesso usa gli accordi economici come arma politica».

Infatti, il governo cinese è intervenuto più volte nelle economie dei Paesi confinanti negli ultimi anni per ricattarli politicamente. Nel luglio del 2019, la Cina ha sospeso i permessi turistici cinesi per viaggiare a Taiwan. La mossa è avvenuta quando dei politici taiwanesi hanno appoggiato le manifestazioni di Hong Kong. La Cina ha usato quest’arma per mettere pressione su Taiwan prima delle elezioni che avverranno nel gennaio 2020. Le elezioni si terranno tra l’attuale presidente che lotta per l’indipendenza della piccola nazione, Tsai Ing-wen, e il candidato pro-Beijing, Han Kuo-yu.

Un altro esempio è quello della Corea del Sud. Nel 2017 la Cina ha boicottato l’industria del turismo sudcoreana per avere installato un sistema antimissili prodotto negli Stati Uniti. È costato 6.8 miliardi di dollari all’economia della Sud Corea, secondo la Corte dei Conti del Paese. Le relazioni tra i due Paesi si sono normalizzate solo quando Seoul ha annunciato che avrebbe interrotto l’instaurazione del sistema antimissili statunitense.

Infine, c’è il problema del nuovo network 5G dell’impresa cinese Huawei. Il manager del dipartimento di una delle banche più grandi di Hong Kong, che ha chiesto l’anonimato per il rischio di perdere il lavoro, ha detto: «I Paesi in cui si formerà la Via della Seta si dovrebbero preoccupare del fatto che le informazioni che verranno raccolte saranno probabilmente consegnate al Partito Comunista Cinese». Tuttavia, questo è avvenuto anche negli Stati Uniti: il whistleblower Edward Snowden ha rivelato che le compagnie private come Facebook e Google lavoravano con l’Agenzia di sicurezza nazionale (NSA) americana. Il manager dice: «La domanda allora diventa: quale dei due Paesi è più attendibile? In quale dei due c’è più libertà di espressione?».

La differenza più grande tra Occidente e Cina in questo periodo storico, da un punto di vista commerciale, è questa: il privato in Cina non esiste – o meglio, viene direttamente controllato dal Partito Comunista Cinese. Questo lascia meno spazio alla libertà di impresa, ma soprattutto di parola. Il governo cinese, avendo totale controllo sulle attività commerciali del proprio Paese, è libero di usarlo come arma contro i Paesi che non aderiscono alla sua visione politica.


Alessandra Bocchi, giornalista free lance, segue il Nordafrica, gli Stati Uniti d’America e ora anche la Cina con i reportage da Hong Kong.