GAIANI | Sugli sbarchi Salvini meglio di Minniti: lo dicono le cifre


La propaganda politica e mediatica filo-governativa insiste in questi giorni nel ribadire che sono gli sbarchi autonomi (da non confondere con gli “sbarchi fantasma” che riguardano persone che dopo aver preso terra in Italia riescono a far perdere le loro tracce) e non quelli che avvengono grazie alle Ong il vero problema anche in termini numerici. Altro leit-motiv propagandistico è rappresentato dalla considerazione che Salvini non avrebbe fermato o fortemente rallentato gli sbarchi, opera invece attuata da Marco Minniti.

Circa il primo punto è evidente che le piccole imbarcazioni sono gestite dalla malavita e il fenomeno è stato combattuto chiedendo a Libia, Algeria e Tunisia di controllare meglio chi salpa dalle loro coste e fornendo loro mezzi per farlo meglio (nel caso di Libia e Tunisia). Le Ong sono invece finanziate da enti pubblici, religiosi e soggetti privati di paesi Ue che pretendono di sbarcare in Italia (e solo in Italia) migranti illegali soccorsi in mare sfidando le motovedette libiche che li avrebbero riportati indietro.  Per questo con le Ong la questione è politica e investe direttamente i rapporti tra Italia e partner Ue.

Quanto al secondo punto con Salvini al Viminale si è registrato il record minimo di sbarchi degli ultimi 20 anni con esclusione del 2010, l’anno prima del conflitto libico, quando sbarcarono in Italia poco più di 4mila clandestini). Dall’inizio del 2019 al 5 settembre, giorno in cui Salvini ha lasciato il Viminale, erano sbarcati in Italia 5.624 clandestini (alla stessa data nel 2018 erano 20.228) con una media di 22 al giorno. Un incremento negli sbarchi era già emerso nella seconda metà di agosto, in seguito all’apertura della crisi nel governo giallo-verde, a conferma che il mercato degli immigrati illegali è ampiamente influenzato dalle tendenze della politica italiana.

Basti pensare che i clandestini giunti in Italia da inizio anno al 9 agosto, giorno successivo all’apertura della crisi nel governo, erano appena 4.042, aumentati quindi in meno di un mese di 1.582 unità! Al 30 settembre, dopo appena tre settimane dall’uscita di Salvini dal Viminale, gli sbarchi sono saliti a 7521. Dal 6 al 29 settembre sono sbarcati 1.897 clandestini in appena 24 giorni, in media 82,47 al giorno. Sbarchi quasi quadruplicati!

Marco Minniti fece un lavoro importante per ridurre gli sbarchi imponendo regole alle Ong, equipaggiando la Guardia Costiera libica e sviluppando intese con Tripoli. Ma queste politiche vennero varate solo nel luglio 2017 (quell’anno sbarcarono in Italia in quasi 120.000), cioè dopo la batosta che il PD subì alle elezioni amministrative parziali di giugno, attribuite in buona parte alla politica immigrazionista della Sinistra.

Se si confrontano i dati degli sbarchi al 30 giugno 2017 (ben 83.360) si nota chiaramente che rappresentavano il 18,7% in più rispetto ai 70.222 sbarcati alla stessa data del 2016, che per inciso rappresenta l’anno record per gli sbarchi di immigrati illegali, ben 181.436. L’inversione di tendenza cominciò a concretizzarsi già a fine luglio quando gli sbarcati dall’inizio dell’anno erano 94.802 contro 93.774 della fine di luglio 2016 (appena 1,1% in più) mentre già a fine agosto 2017 il numero di clandestini giunti in Italia (99.919) erano il 13,86% in meno dei 115.068 sbarcati l’anno prima alla stessa data. Il 2017, che sembrava inizialmente destinato a veder superato il record dell’anno precedente portando in Italia oltre 200 mila clandestini, si concluse con 119.369 sbarcati. 

Minniti ottenne quindi un risultato importante specie se si tiene conto che venne ostacolato e apertamente contestato da molti esponenti del suo stesso partito e della stessa maggioranza. Nei primi 5 mesi del 2018, con il centro-sinistra al governo, sbarcarono in 13.430, il 77,7% in meno rispetto al 2017 e il 71,95% in meno rispetto al 2016. L’operato di Minniti dimostrò che fermare o comunque rallentare sensibilmente l’immigrazione illegale era possibile ma dipendeva puramente dalla volontà politica. Volontà che è stata rafforzata nei sette mesi successivi da Matteo Salvini: nonostante la stagione estiva più favorevole agli sbarchi, gli arrivi si ridussero ulteriormente per un totale a fine anno di 23.370, cioè l’80,42% in meno rispetto al 2017 e l’87,1% in meno rispetto al 2016.    

Con Salvini al Viminale il contrasto dell’immigrazione illecita ha raggiunto la più alta intensità con i Decreti Sicurezza, gli aiuti alla Libia e le pressioni costanti sulla Tunisia, pur con i limiti imposti da un’alleanza in cui la Lega era forza di minoranza, con i ministri M5S che in molti casi hanno palesemente “remato contro” (la titolare della Difesa, Elisabetta Trenta, ha rivendicato con orgoglio di aver “lottato contro Salvini”) e in cui il premier Giuseppe Conte era palesemente e culturalmente vicino alle forze sociali e politiche immigrazioniste.

Quest’anno, fino alla caduta del governo giallo-verde, gli sbarchi in Italia si sono ridotti del 72,2% rispetto al 2018 e del 94,4% rispetto al 2017 (dati al 5/9/19). Tra agosto 2018 e luglio 2019 (periodo Salvini) sono sbarcati complessivamente 8.691 clandestini, meno 79,6% rispetto ai 42.700 dei 12 mesi precedenti con Minniti al Viminale. Nello stesso periodo i costi per l’accoglienza sono calati da 2,205 miliardi di euro a 501,4 milioni.

Salvini ha quindi “fatto la differenza” e del resto, se così non fosse, non si comprenderebbe perché a Sinistra oggi tutti chiedano all’attuale governo netta discontinuità rispetto a quanto attuato dal leader leghista. Una discontinuità che in tre settimane ha già visto un incremento del 35% degli sbarchi illegali sulle coste italiane.


Gianandrea Gaiani è il direttore di “Analisi Difesa”. Dall’agosto 2018 al settembre 2019 ha ricoperto l’incarico di Consigliere per le politiche di sicurezza del Ministro dell’Interno.