SCALEA: Miss Michigan, o di come la Sinistra ci ha di nuovo salvato dal fascismo


Sei una giuria progressista e devi scegliere Miss Michigan, Stati Uniti d’America. Come segnalare la tua fede nel multiculturalismo e magari nel contempo fare un dispetto a quei beceri operai e disoccupati che tre anni fa hanno fatto vincere Trump? Guarda un po’ quella giovane immigrata nata in Cina. Sì, è deciso: sarà lei la reginetta.

Da buon “antirazzista”, pensi che una persona si definisca in base alla sua razza: non è bianca, quindi dev’essere per forza progressista anche lei.
Ops! Doccia fredda: scopri in ritardo che è un’attivista conservatrice, vice-presidente dei repubblicani nella sua università, per giunta con decine di migliaia di seguaci in Internet dove espone le proprie idee politiche, posa col cappello “Make America Great Again” e sostiene il Presidente Trump.

Devi fare qualcosa. Calma e sangue freddo. Mentre, come s’addice a un sincero consesso democratico, schiumi sdegno e rabbia perché esiste qualcuno che osa pensarla diversamente, scorri i suoi tweet in cerca di qualcosa di compromettente. Oddio, non c’è molto. Però qua dice che l’hijab è uno strumento di oppressione. Sì, ok, lo dicevamo anche noi femminist* qualche anno fa, ma ora siamo tutti d’accordo nell’affermare che invece sia uno splendido simbolo di emancipazione e integrazione. E poi guarda quest’altro tweet. Afferma che la maggior parte delle morti violente di afroamericani sia causata da altri afroamericani. E’ fattualmente vero ma insensibile verso gli afroamericani, quindi razzista. Ok, fatto.

Sono trascorsi quattro giorni da quando tu, giuria progressista, hai eletto reginetta quella giovane sino-americana, fidandoti del suo aspetto esotico, ignara che potesse non rientrare nei tuoi stereotipi razziali di “anti-razzista”. Sono passati quattro giorni e il titolo le viene revocato.

Bel lavoro, giuria progressista. Anche questa volta la libertà e i diritti sono salvi.


Daniele Scalea è presidente del Centro Studi Machiavelli.