Ius soli: diplomatici si schierano contro


È una fake news che lo ius soli sia necessario a tutelare i minori figli di stranieri in Italia. Ius soli e ius culturae servirebbero invece a distribuire automaticamente, indiscriminatamente, la cittadinanza a un gran numero di stranieri residenti: un espediente per alterare gli equilibri elettorali a favore di una parte politica che oggi è in crisi di consensi, ma che porterebbe a pericoli e tensioni in tutta Europa.

Ad affermarlo è un gruppo di diplomatici italiani in servizio che, sotto la firma collettiva “Ambassador”, ha affidato il proprio pensiero a un report pubblicato nella serie “Dossier del Machiavelli” dal Centro Studi Politici e Strategici Machiavelli.

Se nel 2000 l’Italia aveva concesso meno cittadinanze rispetto a Francia, Germania, Regno Unito, Spagna e Svezia, da allora le acquisizioni hanno subito un’impennata che ci ha visto superare tutti quei Paesi in questa speciale classifica. Inoltre, spiegano gli “Ambassador”, la legge italiana evita già le situazioni di apolidia e offre agli stranieri tutti i diritti e i servizi di cui godono i cittadini, configurando dunque una piena tutela dei minori stranieri.
«Sono dunque proprio i minori – si legge nel report – che vengono strumentalizzati dall’esecutivo per manipolare l’opinione pubblica e imporre all’Italia e al suo popolo una riforma della legge sulla cittadinanza», il cui scopo è concederla in maniera automatica e indiscriminata.
Per effetto dello ius soli diventerebbe immediatamente italiano un gruppo di stranieri pari agli abitanti di Palermo, e per quello dello ius culturae l’equivalente di una città come Cagliari. Inoltre, sempre secondo le stime presentate nel report, ius soli e ius culturae produrrebbero ogni anno 115-130.000 nuovi cittadini italiani.
La “cittadinanza facile”, concludono gli Autori del report, creerebbe pure nuove tensioni in Europa, poiché l’Italia produrrebbe in gran numero neo-cittadini liberi poi di spostarsi in altri Stati membri dell’Ue.

Il report può essere scaricato, in formato pdf, cliccando qui.